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WAMPYR - recensione

Titolo: WAMPYR
Titolo originale: Martin
Regia: George A. Romero
Interpreti: John Amples, Lincoln Maazel, Christine Forrest, Elyane Nadeau, Tom Savini, Sara Venable, Francine Middleton, George A. Romero
Anno: 1977

Nella versione originale, il personaggio di Martin rivela lo spessore interiore tipico del ragazzo difficile in un mondo alla deriva, che mancava nella versione rimontata. La splendida fotografia ritrae i paesaggi desolati della squallida realtà provinciale e la frenetica degradazione della metropoli, entrambi luoghi in cui Martin vive e uccide.  WAMPYR non è solo un film horror, è anche (e soprattutto) una tragedia shakespeariana.



All'epoca fu girato in totale assenza di budget, all'interno di un'abitazione neo vittoriana prestata alla troupe da un conoscente, con attori esordienti o sconosciuti e un certo “signor” Tom Savini, che era venuto per fare l'attore e invece si ritrovò a curare gli effetti speciali. Il film è uscito in Italia solo nel 1979 sull'onda del successo di Zombi, purtroppo letteralmente massacrato dai distributori nostrani, con un montaggio totalmente diverso (e a tratti incoerente) e con l'aggiunta della roboante musica dei Goblin che tanto andava di moda.

Ossessionato dallo zio transilvano Cuda (Lincoln Maazel), questo novello conte Dracula soddisfa la sua sete di sangue con siringhe e rasoi, passa le notti a telefonare ad una radio e cerca disperatamente di avere la sua prima esperienza sessuale con una donna.

Nel film compare in un breve cammeo ecclesiastico anche il regista stesso, che ci fornisce un'ironica ma attuale versione del giovane prete post hippie, molto più incline a alzare il bicchiere che alla cura della sua parrocchia. L'interpretazione di John Amplas è magnetica e sognante, la storia è frammentata da una serie di flashback in bianco e nero che rivelano la vampiresca natura del protagonista, splendida icona del disagio dei ragazzini ribelli di fronte alla persecuzione del perbenismo cattolico borghese.

 

Il film di Romero è un coraggioso tentativo di rifare il Nosferatu di Murnau con uno stile ed un'ambientazione moderna, partendo da un bagaglio di idee che sfida la povertà di mezzi e che non ha impedito a questo piccolo gioiello dell'horror indipendente anni '70 di mantenere intatto e inalterato il suo fascino.

La Director's cut propone oggi un film diverso, più profondo e melodrammatico, e ridà giustizia a un capolavoro a lungo martoriato. 



scritto da: Alberto Genovese


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