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AMANTE DEL VAMPIRO (L') - recensione

Titolo: AMANTE DEL VAMPIRO (L')
Titolo originale: Amante Del Vampiro (L')
Regia: Renato Polselli
Interpreti: Tina Gloriani, Maria Luisa Rolando, Hélène Rémy, Walter Brandi, Isarco Ravaioli, Gino Turini, Ombretta Ostenda, Lut Maryk
Anno: 1960

L'AMANTE DEL VAMPIRO non è certo un titolo memorabile, ma può valere la pena recuperarlo per farsi un'idea del percorso compiuto dal cinema fantastico italiano delle origini. Si distinguono fra gli interpreti una sensuale Helene Remy e Isarco Ravaioli, attore-feticcio di Polselli presente in tanti suoi film. Renato Polselli è un nome conosciuto da quanti, fra gli appassionati del cinema popolare italiano d'altri tempi, ne prediligono le produzioni più estreme e bizzarre.

 

Autore di deliri psichedelici in celluloide come Riti, Magie Nere E Segrete Orge Del Trecento (curiosa rivisitazione del genere gotico in chiave di saggio sulla superstizione popolare), Oscenità  (forse la prima pellicola italiana contenente sequenze hard-core) e Rivelazioni Di Uno Psichiatra Sul Mondo Perverso Del Sesso (grottesca dissertazione psicanalitica sulla falsariga dei mondo-movies di Jacopetti e Prosperi), Polselli è stato anche uno dei primi cineasti nostrani a misurarsi col genere horror.

L'AMANTE DEL VAMPIRO risale al 1960, lo stesso anno in cui fu distribuito nelle sale La Maschera Del Demonio di Mario Bava. E come avviene nel film di Bava, anche nell'opera di Polselli viene narrata una storia di vampiri. La sceneggiatura (fra le firme segnaliamo quella di Ernesto Gastaldi, che nel decennio succesivo sarebbe diventato un punto di riferimento per gli amanti del thriller tricolore) non rinnega il suo debito nei confronti dei classici del genere (molto elegante la citazione al Vampyr di Dreyer).

Se la forma è convenzionale, altrettanto non si può dire per i contenuti. Molto accentuati i risvolti erotici, certamente più di quanto avvenisse nella media dei gotici del periodo; e non poteva essere altrimenti, dato l'interesse che Polselli dimostrerà anche in seguito nell'affrontare il tema della sessualità.

L'abbandono estatico con cui le vittime si concedono al morso del vampiro è abbastanza esplicito, così come il compiacimento con cui la macchina da presa si sofferma sulle curve sinuose delle ballerine; in tal senso Polselli anticipa l'approfondimento sul legame carnale fra il vampiro e la vittima che caratterizzerà tante incursioni nel filone dagli anni 70 in poi (dai romanzi di Chelsea Quinn Yarbro e Anne Rice a pellicole come Miriam Si Sveglia A Mezzanotte, di Tony Scott ).

Del resto, una forte componente erotica la troviamo già nei classici della letteratura ottocentesca, per quanto castigati. Il Carmilla di Le Fanu è un'intrigante fiaba nera dagli evidenti rimandi saffici, e il languore con cui il protagonista maschile del Dracula di Stoker si prepara ad essere stuprato oralmente dalle concubine del malefico Conte lascia poco spazio all'immaginazione (o forse troppo, dipende dai punti di vista).

Un altro aspetto originale del film di Polselli è l'idea di un vampiro che per sopravvivere si nutre del sangue di un altro non morto anziché depredare i viventi (ne consegue che il volenteroso donatore dovrà cacciare non per sé, ma per procurare linfa vitale a un suo simile). Tale invenzione verrà successivamente ripresa dal romanziere Brian Lumley nel suo Necroscope e dalla regista Kathryn Bigelow in Near Dark. Anche la rappresentazione dei morti come creature selvagge e asociali che non esitano a sopprimere i propri simili per evitare la crescita demografica ha un certo fascino suggestivo, che contribuisce a rendere interessante una messinscena abbastanza povera e lontana dall'eleganza stilistica di un Freda o un Margheriti.



scritto da: Corrado Artale


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