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KRAA! IL MOSTRO MARINO - recensione

Titolo: KRAA! IL MOSTRO MARINO
Titolo originale: Kraa! The Sea Monster
Regia: Aaron Osborne, Dave Parker
Interpreti: Michael Guerin, Jon Simanton, R.L. McMurry, Teal Marchande, Robert Garcia, Robert J. Ferrelli
Anno: 1996

In una galassia lontana anni luce dalla Terra, un pianeta rischia di scomparire a causa dell'assenza di calore. Lord Doom è il padrone-tiranno di quel pianeta che, per correre ai ripari e trovare una soluzione, decide di inviare sulla terra Kraa, un mostruoso essere anfibio dotato di potenti poteri distruttivi, incaricato di annientare la razza umana per permettere al perfido dittatore intergalattico di servirsi delle forme di sostentamento terrestri.

 

I movimenti di Lord Doom sono però osservati dalla Polizia Intergalattica (con un apparecchietto simile alle vecchie televisioni di una volta), che studia un modo per mettere i bastoni fra le ruote al criminale. Il tempo stringe e Kraa (che non è un mostro marino come suggerisce il titolo, visto che si comporta esattamente come Godzilla distruggendo le città) semina morte e distruzione ovunque. Saranno un giovane hippie e una cameriera di una stazione di servizio notturna, insieme a una creatura inviata dallo spazio, a trovare una soluzione valida per distruggere il mostro, cercando materiale nucleare per costruire un'arma in grado di abbatterlo.

 

Un altro passo falso del produttore Charles Band, che costruisce una storiella inutile, tediosa e inconcludente, realizzata per il mercato video. Al solito, la definizione caratteriale dei personaggi non solo è tirata via, ma ricalca i più banali luoghi comuni a cui, da anni, siamo abituati a assistere.

 

Gli effetti speciali sono poca cosa, con modellini che non sempre rispettano le dimensioni e con un mostro che non presenta nulla di nuovo. Il divertimento e l'intrattenimento sono inesistenti e KRAA! IL MOSTRO MARINO ha tutta l'aria di essere commissionato solo per racimolare qualche spicciolo, raccattato grazie al noleggio e alll'acquisto del film da parte di chi, ingenuamente, aveva fiducia nelle produzioni realizzate da Charles Band.

 

Da evitare senza rimpianti.



scritto da: Federico Lazzeri


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