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FIDO - recensione

Titolo: FIDO
Titolo originale: Fido
Regia: Andrew Currie
Interpreti: Cary-Ann Moss, Dylan Baker, K'Sun Ray, Billy Connelly, Alexia Fast, Henry Czerny
Anno: 2007

Stanca di vedere la sua famiglia che viene sempre considerata fuori dalle convenzioni sociali, Helen compra uno “zombi” come factotum casalingo. Grazie a un congegno elaborato da uno scienziato, i morti, tornati a vivere dopo il misterioso propagarsi di un gas nell’atmosfera, possono essere resi docili e ubbidienti come un qualunque animale domestico.

 

Tuttavia, a causa di un’inattesa reazione contro un’anziana vicina, l’intero paese (nonché la vita del piccolo Timmy che si è profondamente affezionato alla creatura) ´╗┐viene messo in pericolo. Nel gradevole finale, gli equilibri familiari saranno invece sorprendentemente migliorati.

 

FIDO è un film intelligente che ha però il difetto di durare troppo, ma che grazie alla bontà tecnica (ottime musiche, una splendida fotografia di Jan Kiesser e delle attente ricostruzioni sceniche) regge comunque fino alla fine. Il cast artistico ci mette del suo, fornendo una prova generale convinta e briosa e illuminando non poco questa commedia horror dai toni un po’ acidi. Bravi K’Sun Ray nel ruolo del piccolo Timmy e Billy Connelly nella parte dello zombi Fido, in grado di strappare più di un sorriso e una riflessione allo spettatore.

 

Un’ottima confezione dunque che racchiude un’idea brillante, ma la regia di Andrew Currie (che aveva già affrontato queste tematiche con il notevole cortometraggio Night of the Living) non riesce del tutto a essere all'altezza della situazione, colpa forse dell'incapacità d’intraprendere una via più coraggiosa e cattiva che dia spessore alla lezioncina morale del’opera, senza lasciarla ristagnare in quel mare di ipocrita correttezza che è tipica delle produzioni destinate a un pubblico oramai già asservito alle regole del “politically-correct”.

 

Un limite che riduce alquanto il giudizio complessivo di questa ottima occasione, andata parzialmente sprecata. In ogni caso, merita una visione.



scritto da: Michael Wotruba


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