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CUSTODES BESTIAE - recensione

Titolo: CUSTODES BESTIAE
Titolo originale: Custodes Bestiae
Regia: Lorenzo Bianchini
Interpreti: Mara Carpi, Giorgio Merlino, Alex Nazzi, Massimiliano Prividore, Mauro Rijavec, Edo Basso, Michela Bianchini, Adriano De Martin
Anno: 2004

CUSTODES BESTIAE è, probabilmente, uno dei migliori horror italiani dai tempi di Demoni di Lamberto Bava.
Straordinario e quasi ipnotico, se la gioca bene con temi colti e terrori ancestrali. Pupi Avati in tempi recenti ci aveva provato senza lasciare traccia con quell'ibrido insapore che era L'arcano Incantatore. Bianchini invece, riesce dove il maestro emiliano aveva fallito, prendendo una leggenda popolare e trasformandola in una detective story dai toni lovecraftiani.

 

Lorenzo Bianchini è uno di quegli autori da tenere d'occhio: brillante, capace di straordinari virtuosismi pur disponendo di pochi mezzi, ottimo narratore di storie ammalianti. Si potrebbe scomodare il nome di Mario Bava che, nello stesso modo, sapeva creare dei capolavori con niente.

Bianchini è bravo, si rimane stupiti nell'apprendere che il suo primo lungometraggio Radice Quadrata Di Tre, sia costato appena (si dice) 300 euro e riesca a essere così immaginifico da sembrare una produzione molto più sfarzosa.  Il suo difetto è però l'eccessiva pomposità. Difetto che era evidente in "Radice" e che qui cala vistosamente, ma che pesa comunque come un marchio a fuoco.

 

Se CUSTODES BESTIAE avesse smorzato gli angoli ed evitato certe lungaggini sarebbe stato perfetto.
Ma anche così sarebbe stupido lamentarsi, perché l'opera è ottima e sì sa, la perfezione non fa parte dell'essere umano.  Bianchini è maestro nel giocare con le apparenze, nello scomporre la narrazione e nel confondere le carte della vicenda. E' un gioco di maschere, le stesse che ossessionano l'autore fin dalla sua prima opera, quelle che nascondono il volto silenzioso della progenie della bestia, che nel lungo finale di fuga azzerano la vicenda in un nulla soleggiato.

 

Tal mi fece la bestia senza pace,
che, venendomi incontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove 'l sol tace.
Mentre ch'i' rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lungo silenzio parea fioco.
Quando vidi costui nel gran diserto,
« Miserere di me», gridai a lui.
Inferno , I, 58-65.

 

La Bestia non si vede mai, però scorgiamo i suoi piedi caprini e la sua animalesca presenza. Il sabba non è più un incontro consenziente tra le streghe e il Demonio, ma uno stupro; è Satana che si afferma sull'uomo attraverso la violenza, in una blasfema interpretazione della lieta novella.

 

Gli echi lovecraftiani, come detto, sono molti e soprattutto la parte finale sembra influenzata dal racconto dello scrittore americano The Shadow Over Innsmouth. E anche qui il male è nella carne, nei nostri geni, nel dna dei nostri genitori.  Gli attori sono bravi, si ritrovano facce già viste in Radice Quadrata Di Tre e, anche in questo caso, intere parti di pellicola sono recitate in dialetto friulano.

CUSTODES BESTIAE è un film da vedere, capace di catturare e affrontare temi importanti e non facili, soprattutto per un genere considerato spesso di "semplice  intrattenimento“. Non male per un film che poteva non vedere la luce e che invece ora è sotto gli occhi di tutti.



scritto da: Andrea Lanza


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