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ALLIGATOR - recensione

Titolo: ALLIGATOR
Titolo originale: Alligator
Regia: Lewis Teague
Interpreti: Robert Forster, Robin Riker, Michael V. Gazzo, Dean Jagger, Sydney Lassick, Jack Carter, Perry Lang, Henry Silva
Anno: 1980

La prima parte del film omaggia/copia apertamente i classici della fantascienza orrorifica anni 70: la discesa nei condotti fognari ricorda le atmosfere claustrofobiche di Alien e gli attacchi della belva sono accompagnati da musicacce in stile Lo Squalo. Quando il mostro emerge dal sottosuolo, siamo invece dalle parti dei film anni 50 a base di mostri giganti, con il famelico rettile che, in quanto a ferocia distruttiva, non ha nulla da invidiare ai vari King Kong e Godzilla. Gli effetti speciali sono efficaci, anche se allo spettatore smaliziato non sfuggirà la fattura artigianale dell’insieme. Ma in fondo, il fascino di riscoprire piccoli gioielli datati come questo sta anche qua.

 

Se c’è una cosa che ci fa amare gli eco-thriller anni '70 è il fatto che spesso e volentieri i plot fossero caratterizzati da un forte messaggio ambientalista e di denuncia, contro le malefatte di chi inquina impunemente il pianeta per un qualche tornaconto economico. Paradossalmente, il pubblico che guardava queste pellicole finiva col tifare per il mostro, che puntualmente trasformava in hamburger qualche criminale industriale, responsabile della catastrofe ecologica che l’aveva concepito.

 

E’ quanto avviene in questa deliziosa pellicola diretta da Lewis Teague (specialista del genere horror e autore di film come Cujo e L’Occhio Del Gatto), in bilico fra spaventi e ironia come si conviene a un buon monster movie d’altri tempi.

 

Come giustamente sottolineato da Tullio Kezich in una recensione d’epoca, è difficile non provare simpatia per il gigantesco coccodrillo, che in una delle scene più divertenti e gore si mangia un bel po' di persone, rovinando così una lussuosa festa di nozze (a sposarsi è la figlia di un riccastro, che coi suoi finanziamenti ha contribuito agli azzardati esperimenti scientifici che hanno dato vita al mostro ).

 

Alla base della vicenda c’è la famosa leggenda metropolitana, in cui gli alligatori si anniderebbero nelle fogne delle più grandi metropoli americane. Leggenda nata non si sa bene come, ma ripresa e sviluppata nel mondo-movie Savana Violenta di Antonio Climati di quattro anni prima, dove si avallava l'ipotesi che la presenza dei rettili nelle fogne fosse dovuta alla pessima abitudine dei cittadini statunitensi di allevare piccoli alligatori, per poi gettarli nel water quando cominciavano a diventare ingombranti.

Qui ci troviamo di fronte ad un esemplare gigantesco, diventato così perché nutrito con carcasse di cani super-ormonizzati.



scritto da: Corrado Artale


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