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GIALLO - recensione

Titolo: GIALLO
Titolo originale: Giallo
Regia: Dario Argento
Interpreti: Adrien Brody, Emanuelle Seigner, Elsa Pataky, Roberto Miano, Byron Deidra
Anno: 2009

L’ennesima fatica di Argento si rivela tra le più deludenti produzioni mondiali, malgrado l’ottima prova dello “sconosciuto” Byron Deidra. Con l’aspetto e la sostanza di una “fiction televisiva” da prima serata nazional-popolare, GIALLO sembra indicare l’irrevocabile declino di uno dei migliori registi italiani del passato.

 

Una giovane modella viene rapita mentre sta tornando al suo appartamento dove, ad attenderla, c'è la sorella. Dopo qualche ora, questa , preoccupata del mancato incontro, si precipita alla polizia, dove conosce il misterioso ispettore Avolfi denunciandone il rapimento.

 

Quando un’altra vittima, ritrovata ancora in vita, riferisce del mostruoso e malsano aspetto del suo assalitore, sarà proprio la donna a ispirare al poliziotto la pista giusta per scovare il covo del maniaco, prima che passi all’azione sulla sorella.

 

La sceneggiatura, per quanto pretestuosa e non priva di difetti, è sicuramente migliore di quella dei più recenti film di Dario Argento  (tipo l'orrido Il Cartaio) e ha la peculiarità di rivolgersi apparentemente a favore del suo assassino e, anziché stigmatizzarlo, lo appaia addirittura al poliziotto, il cui passato cela delle terribili ombre.

 

In sé, sarebbe un giallo accettabile, se non venisse limitato da un difetto gravissimo (a maggior ragione per una pellicola del regista romano) come la più totale piattezza tecnico-stilistica, che lo trasforma in una monotona fiction televisiva priva di guizzi e, solo saltuariamente, vivacizzata da qualche effetto del sempre bravo Sergio Stivaletti.

 

GIALLO genera una profonda tristezza e fa provare nostalgia per i bei tempi del cinema argentiano, che appaiono putroppo sempre più distanti e irraggiungibili.



scritto da: Michael Wotruba


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