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FIUME DEL GRANDE CAIMANO (IL) - recensione

Titolo: FIUME DEL GRANDE CAIMANO (IL)
Titolo originale: Fiume Del Grande Caimano (Il)
Regia: Sergio Martino
Interpreti: Barbara Bach, Claudio Cassinelli, Mel Ferrer, Richard Johnson, Clara Colosimo, Lory Del Santo, Enzo Fisichella, Anny Papa
Anno: 1979

Eco - vengeance made in Italy dalla struttura tipicamente americana. Non coinvolge più di tanto anche perché Martino non osa come dovrebbe. Ha però un certo fascino...

 

Dopo aver costruito un gigantesco albergo in una zona tropicale incontaminata, loschi imprenditori senza scrupoli incaricano Daniel e Ali di promuovere il complesso.  Una modella scompare però misteriosamente e i due promoter iniziano a sospettare che qualcosa di spaventoso si nasconda nelle acque della laguna.

 

La conferma arriva poco dopo grazie allo squinternato padre Jonathan, missionario sconvolto da una precedente strage causata da un mostruoso coccodrillo. Gli imprenditori, per evitare ritardi, decidono però di impedire ai due promoter di diffondere notizie allarmanti, in modo da non provocare ritardi all'inaugurazione. E così, come è facile immaginare, il disastro è alle porte...

 

Girato nel 1979 da Sergio Martino, IL FIUME DEL GRANDE CAIMANO sfrutta uno script tipicamente americano strizzando l'occhio a Piranha di Joe Dante, pur non disdegnando alcune sfumature care al nostro cinema di genere ambientato ai tropici, riuscendo così a imprimere alla pellicola l'atmosfera dei “cannibalici” made in Italy.  In questo caso però gli indigeni giocano un ruolo marginale e servono quasi solo da cornice.

 

L'insieme è piuttosto povero, gli effetti speciali sono scadenti e perfino la regia di Martino risulta decisamente sottotono, anche se c'è da dire che i chiari riferimenti alla tematica dello sfruttamento del “buon selvaggio”, aggiunti a quelli di stampo ecologista lo rendono un po' meno superficiale di altri esempi del genere.

Gli attori non sono male e il compianto Claudio Cassinelli impregna con il suo fascino la terribile vicenda. Il gore è quasi inesistente, ma una Lory Del Santo giovanissima che sbuca fuori praticamente da ogni inquadratura per qualcuno può compensarne almeno in parte l'assenza. C'è anche Clara Colosimo (la portinaia impicciona de La Patata Bollente di Steno).

L'impressione è che sia stato scritto e girato di fretta ed è un peccato, perché le basi per un lavoro in grande c'erano tutte.



scritto da: Francesco Cortonesi


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