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REC 2 - recensione

Titolo: REC 2
Titolo originale: Rec 2
Regia: Jaume Balaguer├▓ & Paco Plaza
Interpreti: Manuela Velasco, Ferran Terraza, Javier Botet, Nico Baixas, Pablo Rosso, Jonathan Mellor
Anno: 2009

Si ritorna nella palazzina dei contagiati, questa volta alla ricerca del segreto che sta alla base dell’infezione. Ripetendo il canovaccio dell’episodio precedente, i due registi iberici trovano, oltre all’immutata “verve” registica, una nuova carica orrorifica che acuirebbe il disagio del capitolo primo, se non ne risultasse smorzata dalla ripetizione delle situazioni.

 

Riprendendo l’azione esattamente dove s’era interrotta nel primo [Rec], i due registi Jaume Balagueró (Darkness) e Paco Plaza (Second Name) ci riconducono all’interno della palazzina in quarantena, seguendo questa volta l’azione di un commando militare agli ordini di un particolarissimo emissario governativo. L’obiettivo degli uomini è recuperare un campione del sangue originale da cui l’infezione ha preso il via, ma la missione sarà tutt’altro che semplice a causa della presenza dei “malati” sopravvissuti e di alcuni intrusi civili. Gran bel finale.

 

Malgrado sia girato con mirabile tecnica, il grosso problema di [REC2]´╗┐ è l'incapacità di stupire e tenere in tensione lo spettatore per colpa della struttura ormai arcinota. Il film ripiega comunque su uno script intrigante, basato su un “concept” più apocalittico di quello del precedente episodio. Il suo finale malignamente sardonico segna il trionfo di un pessimismo avvertibile come una presenza strisciante tra le varie sequenze, che a mente fredda potrebbe risultare anche più efficace di quello del capitolo precedente.

 

Per il resto, la bontà realizzativa e la bravura del cast rimangono sostanzialmente immutate, garantendo così una resa più o meno identica a livello qualitativo. Per essere un sequel non è affatto male e, in definitiva, rimane un film altamente raccomandato, anche se buona parte del fascino e della tensione dell’originale spariscono a causa della ripetitività del tema trattato.



scritto da: Michael Wotruba


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