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QUARTO TIPO (IL) - recensione

Titolo: QUARTO TIPO (IL)
Titolo originale: Fourth Kind (The)
Regia: Olatunde Osunsanmi
Interpreti: Milla Jovovich, Will Patton, Hakeem Kae-Kazim, Charlotte Milchard, Corey Johnson, Enzo Cilenti, Mia McKenna-Bruce
Anno: 2009

Un’ora e mezza di puro terrore, oppure una mezza patacca! Dipende tutto da quanto siete disposti a "credere..."

 

Con il termine "Quarto Tipo" viene abitualmente indicata la forma ultima e più pericolosa di contatto tra umani ed alieni, vale a dire il rapimento. Ed è proprio l'"abduction" il tema portante di questo film, diretto dal regista Olatunde Osunsanmi, al suo secondo lungometraggio (dopo The Cavern, un horror del 2005), uscito nelle sale italiane il 22 gennaio 2010.

 

La particolarità di IL QUARTO TIPO (che dura poco più di un’ora e mezza) è quella di raccontare i fatti realmente accaduti a Nome, cittadina dell’Alaska, che hanno visto protagonista la psicologa Abigail Tyler che, nell’ottobre 2000, è stata testimone di una serie di misteriosi rapimenti alieni che hanno riguardato la sua famiglia e diversi suoi pazienti, che dopo quel momento non sono stati più gli stessi.

 

La pellicola si divide tra film vero e proprio (con attori celebri come Milla Jovovich, che interpreta la protagonista) e riprese amatoriali che propongono le reali (o presunte tali) testimonianze di ciò che è avvenuto, nonché le interviste alle persone protagoniste dei fatti. Durante tutto il film si respira quindi un terrore sempre più crescente, determinato non solo dal raccapricciante realismo di alcune sequenze, ma anche dalla sottile e scioccante consapevolezza che ciò che viene narrato potrebbe essere reale e di conseguenza capitare a chiunque di noi.

 

Lo spettatore può restare scosso e turbato di fronte al disperato senso d’impotenza contro cui si trovano a dover combattere queste persone, inermi di fronte ad entità che non possono essere fermate in alcun modo, ma naturalmente questo vale solo se chi guarda è disposto a credere. Il film in sé, va detto, è davvero mediocre, con pochissimi momenti di tensione vera e con un grado di realismo vicino allo zero.

 

Persino il regista sembra rendersene conto, tanto da sentirsi in dovere di aprire il suo lavoro con una splendida Milla Jovovich che confessa allo spettatore di essere un'attrice e che quello a cui sta per assistere è in parte una ricostruzione degli eventi realmente accaduti e in parte ciò che è stato registrato dalle telecamere nel corso di varie sedute di ipnosi. Una volta annullata quindi la sospensione di incredulità, allo spettatore non resta che decidere da che parte stare. E non è facile per niente optare per la veridicità dei filmati proposti.

 

Non sembrano falsi. Di più!



scritto da: Eliana Tagliabue


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