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SHADOW - recensione

Titolo: SHADOW
Titolo originale: Shadow
Regia: Federico Zampaglione
Interpreti: Nuot Arquint, Ottaviano Blitch, Gianpiero Cognoli, Jake Muxworthy, Karina Testa, Chris Coppola, Matt Patresi
Anno: 2009

SHADOW è un film che trasuda amore per il genere horror e omaggia, volutamente o meno, grandi maestri come Bava e Margheriti. Ma è anche un film vero, non un tributo sterile, come tante volte si fa, al cinema del terrore.

 

Difficile parlare bene di un film diretto da un cantante: gli esperimenti cinematografici, anche non musicarelli, hanno generato molte volte (sempre?) risultati indigesti e difficilmente apprezzabili sia dai fan che dai non fan. Capita, come nel caso dell'emiliano Ligabue, di cadere fragorosamente al secondo film e di sparire dalle scene velocemente. Destino felice se pensiamo ai vari Jolly Blue, Albakiara e così via, andando avanti senza ritegno in un mondo dove la qualità non è di casa e le aspirazioni non seguono sempre i risultati.

 

Poteva essere il caso di Federico Zampaglione, cantante/regista graziato dal cielo per aver diretto un discontinuo ma notevole Nero Bifamiliare. Eravamo in attesa al varco per vederlo cadere alla seconda prova, anche perché Zampaglione si stava addentrando in un terreno inviolabile come quello dell'horror.


Non stiamo qui a parlare, come tanti hanno fatto, di rinascita dell'horror italiano: niente sarà più come ai bei tempi, non risorgeranno dalla tomba i vari e rimpianti Fulci e Argento. Purtroppo. In ogni caso, SHADOW è un caso isolato, un'autentica perla nel panorama morente del cinema di genere, un film capace, come ai bei tempi di Bava jr, di avere le capacità di scontrarsi coi colossi americani alla faccia dei pretestuosi francesi.

 

Con SHADOW siamo davanti a un film non semplice, di certo non per tutti i gusti. Una pellicola che tenta una feroce critica contro le atrocità della guerra usando come specchietto per le allodole un plot da puro torture porn, un film dall'estetica retrò a metà tra il fiabesco argentiano e il gotico baviano, che non strizza in maniera modaiola l'occhio al pubblico teenager affamato di Twilight.

 

Il tocco di Zampaglione è di quelli che lasciano il segno: il suo approcciarsi agli splendidi scenari di montagna non è un semplice scatto da cartolina, ma una contemplazione quasi herzoghiana di una natura feroce, uno squarcio insolito da combat film che precede la battaglia.


Feroce, crudele, malinconico, trasognato, SHADOW si racconta abbia urtato molto una certa critica straniera soprattutto nell'angosciante finale, quella sorta di j'accuse senza appello che unisce il massacro del Sand Creek all'inferno di Guantanamo, che punta il dito crudelmente verso una patria cannibale che spinge al massacro i propri figli.

Zampaglione recepisce sì gli umori dell'horror moderno da Rob Zombie a Eli Roth, ma non si limita a plagiarli senza fantasia. Fa vero terrorismo al genere, assimilando e rileggendo le regole ferree dello slasher o del torture porn, in un'ottica quasi straniante, diversa da ogni altra opera proposta prima almeno in Italia.

SHADOW ha come modello più vicino Allucinazione Perversa di Adrian Lyne, ma lo contamina con un'atmosfera da fiaba nera includendo i boschi, gli animali che non oltrepassano certi limiti e una casa piena di morte.

Zampaglione, rispetto a Nero Bifamiliare, abbandona le melodie pop rock dei Tiromancino creando ad hoc un nuovo gruppo, gli Alvarius, regalandoci una colonna sonora di genere che omaggia le amate melodie dei Goblin più sperimentali, quelli di Suspiria e Profondo Rosso.

 

A completare l'opera ci sono una magistrale Karina Testa arrivata da Frontiers e un immenso Chris Coppola, solo per fare due nomi di un cast ai massimi livelli interpretativi. Sarà difficile dimenticare il Mortis di Nuot Arquint, straordinaria, atipica trasfigurazione della Morte quasi leonardiana.

 

E bravo Zampaglione. Chi se lo aspettava?!



scritto da: Andrea Lanza


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