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CASA DEGLI USHER (LA) - recensione

Titolo: CASA DEGLI USHER (LA)
Titolo originale: House of Usher (The)
Regia: Hayley Cloake
Interpreti: Austin Nichols, Izabella Miko, Beth Grant, Stephen Fischer, Danielle McCarthy, Elizabeth Duff, Robin Kurian
Anno: 2006

Tanto per essere chiari: se si parla di soldi è evidente che questi non avevano manco gli occhi per piangere. Alla fine della fiera però un paio di scene tese sono riusciti a tirarle fuori lo stesso e di questo gli si può rendere un qualche merito. Peccato che poi l'intera storia ruoti intorno al nulla o quasi e che anche il colpo di scena finale non sia questo gran che. Anyway, LA CASA DEGLI USHER è un super indie americano destinato a non lasciare traccia alcuna, ma che su Filmhorror si becca due stelle perché noi premiamo sempre certi sforzi´╗┐.

 

La miglior amica di Jill, Maddy Usher, muore per una malattia ereditaria. Arrivata all’antica casa della defunta che per inciso è anche la sorella del suo ex fidanzato, Jill viene convinta da questo a restare per cena. Rick Usher, distrutto dalla perdita e preoccupato di finire come la sorella a causa della stessa malattia, sente il bisogno di passare un po’ di tempo con qualcuno che almeno in passato gli abbia voluto bene. In breve, la fiamma tra i due si riaccende, ma Jill scoprirà ben presto che Rick non è quello che sembra e che quando non scrive passa il suo tempo in una strana bara metallica piena d’acqua…

 

Ora, detto così, potrebbe pure sembrare caruccio. L'idea di giare un film sul celebre racconto di Poe e di vederlo da un punto di vista femminile non è infatti da buttare. Il problema è che, sicuramente a causa della scarsità di mezzi, tutto ruota esclusivamente intorno alle sensazioni della protagonista. Ok, va bene, lo abbiamo capito, nella casa c'è qualcosa che non va, però dai...

 

La bara d'acciaio piena d'acqua, che di per sé è sicuramente la cosa più interessante del film, viene sfruttata poco e male davvero. Finisce quasi per essere un ornamento di una stanza della villa, più che un oggetto fondamentale per la comprensione della ambigua vicenda. Peccato.

 

Più che la paranoia poi, la Cloake preferisce concentrarsi sul rapporto un po’ morboso tra i due protagonisti, il che non sarebbe in assoluto una cattiva idea, visto il concetto dell’intera storia, però neanche si può sperare di sorreggere tutto l’impianto narrativo con tre o quattro baci con lingua. E insomma...

 

Riguardo all'adattamento, così tante sono le differenze dal racconto originale che non si va oltre a un generoso "ispirato a..." Praticamente certo tra l'altro che sia stato proprio il riferimento a Poe a spingere LA CASA DEGLI USHER verso una distribuzione internazionale. A questo punto il consiglio ai tanti filmakers indie italiani impegnati nel disperato tentativo di far circolare i loro film è: anche se state girando uno splatter blasfemo in odore di snuff movie, coi vostri quattro amici e una telecamera del 76, niente paura. Provate a intitolarlo "I Promessi Sposi" , chiamate i protagonisti Renzo, Lucia e Don Abbondio e proponetelo a qualcuno che conta. Chissà...

 

Insomma per farla breve, LA CASA DEGLI USHER bello non è, però per noi super indie tutto sommato ha un suo perché. Immaginate uno di quei vecchi racconti di fantasmi dove alla fine non succede nulla e tutto o quasi resta senza risposta. Se vi piace il genere, non è detto che questa mezza cazzata vi deluda del tutto.

 

Curiosità: nella scena del funerale compare Judy Allan Poe, discendente di Edgar Allan Poe.

Curiosità numero 2: la regista Haley Cloake è australiana e si è trasferita negli USA nel 2001. LA CASA DEGLI USHER è il suo primo film.

Curiosità numero 3: LA CASA DEGLI USHER ha vinto il premio per la "miglior fotografia" al Boston Film Festival.´╗┐



scritto da: Francesco Cortonesi


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