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DENTI - recensione

Titolo: DENTI
Titolo originale: Teeth
Regia: Mitchell Lichtenstein
Interpreti: Jess Weixler, John Hensley, Josh Pais, Hale Appleman, Lenny von Dohlen, Vivienne Benesch, Ashley Springer
Anno: 2007

Non male questo DENTI, anche se alla fine rimane un po' di amaro in bocca per un'occasione non sfruttata fino in fondo. Buono lo spunto e alcuni passaggi della sceneggiatura, sequenze splatter davvero pregevoli e qualche scena da ricordare. Ora, per salvare le apparenze si potrebbe aprire questa recensione ricordando il successo che DENTI ha riscosso durante l’edizione 2007 del Sundance Festival, temporeggiando poi un altro po’ con qualche considerazione di antropologia spicciola sul mito della “vagina dentata”.

 

Ma infischiamocene, per una volta, delle convenzioni sociali e andiamo dritti al punto, alla domanda che il 90% di voi - il 100% se consideriamo i soli lettori di sesso maschile - si sta ponendo: DENTI trabocca davvero di donne nude, sesso promiscuo e gore come trailers e manifesti sembrerebbero suggerire? La risposta è un secco “no”, quantomeno per quanto riguarda i primi due punti (sul gore torneremo poi): chi sperava in copiosi primi piani di genitali mutanti, amplessi furibondi e seni dalla quarta in su farà meglio a risparmiare i soldi del biglietto e a reinvestirli in una copia import di Tromeo And Juliet, dato che il lavoro del regista e sceneggiatore Mitchell Lichtenstein non offre nulla di tutto ciò.

 

Se state ancora leggendo tuttavia, può darsi che oltre il numero e la misura delle tette esibite, vi premano anche la solidità dell’intreccio e la fattura artistica di un film. Da questo punto di vista DENTI presenta più di uno spunto interessante sul piano della scrittura. Risulta chiaro fin dalle prime battute che Lichtenstein aspira a qualcosa di più di una fedele traduzione in immagini dell’immortale “osteria numero venti”: pescando a piene mani nelle tematiche e nell’immaginario del femminismo militante anni Settanta, il regista vede nella vagina zannuta di Dawn, la protagonista, non tanto il pretesto per una serie di coiti (molto dolorosamente) interrotti, quanto piuttosto il simbolo di una sessualità femminile “schiacciata” ed emarginata da una società che, oggi come trent’anni fa, continua a funzionare secondo regole prettamente maschili.

 

Una società che costringe la donna a tirare letteralmente fuori i denti per rivendicare la propria identità, sessuale e non. Siamo, almeno nelle intenzioni, dalle parti dell’horror “politico” alla Carpenter insomma. Il che è di per sé un’ottima cosa; il risultato però, non è all’altezza delle ambizioni. A DENTI manca il coraggio di premere forte sul pedale dell’allegoria: la riflessione sul sesso come “pietra di paragone” del conflitto di genere resta soltanto abbozzata e tutto rientra ben presto nei ranghi della commedia giovanilistica hollywoodiana.

 

Ciò che distingue DENTI da un American Pie qualunque però sono più che altro alcune pregevoli sequenze splatter (non si vedevano evirazioni così realistiche dai tempi de L’ultima Donna di Ferreri!) e un’imponente carrellata di chiappe maschili nude, per le quali qualcuno dei produttori doveva avere una vera e propria ossessione. Anche dal punto di vista tecnico, DENTI rasenta l’anonimato. Nulla che stoni, ma neppure nulla che risalti: Liechtenstein e la sua troupe confezionano un prodotto molto “televisivo”, per intenderci.

 

Il problema, in fondo, è proprio questo: a differenza delle parti basse della sua protagonista, DENTI non riesce mai davvero a mordere.



scritto da: Iacopo Celona


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