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ALLA DERIVA - recensione

Titolo: ALLA DERIVA
Titolo originale: Open Water 2: Adrift
Regia: Hans Horn
Interpreti: Susan May Pratt, Richard Speight Jr., Niklaus Lange, Ali Hillis, Cameron Richardson, Eric Dane, Wolfgang Raach
Anno: 2006

Sequel dell’interessante Open Water. Curiosamente, c’è chi di ALLA DERIVA ha detto peste e corna. In verità è un buon film di intrattenimento, neppure così vuoto di contenuti come ci si potrebbe aspettare. Butta via…

 

James e Andy, freschi genitori di una splendida bambina, decidono di accettare l’invito di Dan che ha proposto una crociera ai tropici a bordo del suo yacht. L’idea è quella di celebrare una sorta di reunion di vecchi amici che non si vedono da tempo e approfittarne per festeggiare il compleanno di uno della combriccola.

 

Una volta al largo, il gruppo decide di fare il bagno e a bordo restano solo la piccola Sarah, sua madre che teme l’acqua perché da bambina ha visto annegare il padre e lo stesso Dan che vuole sfruttare il momento per rivangare un po’ il passato. Ma quando il baldo giovane decide, con un’idea idiota, di far superare alla vecchia amica la paura che ha del mare e di raggiungere così gli altri in acqua, dimentica una cosa fondamentale e condanna tutti quanti a ore disperate…

 

Chissà cosa si aspettavano quelli che l’hanno criticato a spada tratta. Una domanda sorge spontanea: ma l’avranno visto per davvero? ALLA DERIVA infatti è un filmetto tutt’altro che da buttare. Per carità, non è certo un’opera di Kubrick, ma ha l’indubbio pregio di inchiodare alla poltrona e poco importa se ogni tanto i protagonisti fanno cose così sceme da irritare di brutto; se si è disposti ad accettare che in momenti sconcertanti la lucidità non è poi tanto scontata, si riesce facilmente a passarci sopra senza alcun problema.

 

Forse i personaggi sono un po’ troppo stereotipati, ma alla fine del salmo passano solo per ragazzi molto comuni in una situazione disperata e questo concettualmente non è per niente male. Del resto è cosa nota, lo scopo principale di “mordi e fuggi” come questo è quello di far identificare più spettatori che si può nella drammatica situazione.

 

E se il problema è che la storia sembra il solito cliché dei giovinastri fatti fuori uno a uno, non si può non riconoscere che il mare resta comunque una location piuttosto efficace. I flash back della tragedia personale della giovane Andy poi funzionano alla grande. Non sono troppo invasivi e contribuiscono a dare ritmo alla vicenda. Niente male anche il finale abbastanza sorprendente. E’ ambiguo e per questo lascia inevitabilmente qualche dubbio.

 

In definitiva: che si vuole di più da un film palesemente senza pretese, pensato principalmente per intrattenere un’ora e mezzo? Che poi, ad essere sinceri, non è neppure girato alla carlona e ha anche una discreta fotografia. Consigliato per serate senza impegno.

Curiosità: il regista sostiene che la sceneggiatura è tratta da una storia realmente accaduta. Il finale ambiguo gioca molto sulla tragica conclusione di tutto quanto.

 

Curiosità numero 2: il film è tedesco, per quanto girato con capitali americani. Il regista Hans Horn è praticamente un esordiente.

 

Curiosità numero 3: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’annegamento è la seconda causa di morte al mondo per lesioni accidentali. Giusto per farsi un’idea: nel 1998, il Center for Disease Control and Prevention di Atlanta ha registrato in tutti gli Stati Uniti 4.406 decessi. In Italia dal 1969 al 1997 sono morte per annegamento 24.482 persone e infine ben 409.272 sono le persone decedute in acqua nel corso dei dodici mesi del 2000 in tutto il pianeta.



scritto da: Francesco Cortonesi


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