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NON SI SEVIZIA UN PAPERINO - recensione

Titolo: NON SI SEVIZIA UN PAPERINO
Titolo originale: Non Si Sevizia Un Paperino
Regia: Lucio Fulci
Interpreti: Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian, Marc Porel, Irene Papas, Georges Wilson, Antonello Campodifiori
Anno: 1972

Straordinario thriller “rurale” che porta in scena morte, pregiudizio e orrore nelle arroccate case di un paesino del profondo sud. Uno dei capolavori di Fulci.

 

Ad Accendura, nel meridione, un terribile assassino uccide tre bambini. I sospetti cadono prima sullo scemo del villaggio, poi su una ricca e bella signora di città da poco arrivata in paese in seguito ad una storia di droga e su una donna accusata di stregoneria, ma non mancano però altri ambigui personaggi che si aggirano sinistri sul proscenio. Un giornalista dedica il suo tempo all’indagine, cercando di riuscire dove la polizia sembra incapace.

 

Chiesa e superstizione, pedofilia e innocenza, morte e infanzia. Fulci gira uno dei suoi migliori film lavorando su una sceneggiatura basata più su concetti opposti che si scontrano che su una struttura giallo / thriller in senso stretto. La trama di NON SI SEVIZIA UN PAPERINO non è certo originale e non ha una logica di ferro, ma la messa in scena è quasi perfetta.

 

Memorabile la morte della Bolkan, massacrata al cimitero e accompagnata oltre la vita dalle note di “Quei giorni insieme a te” della Vanoni. Pura agghiacciante poesia, che ha così tanto deliziato Tarantino da indurlo a sfruttarne il potenziale in Le Iene. In NON SI SEVIZIA UN PAPERINO il paese e i suoi abitanti sembrano usciti da un racconto verista scritto sulla falsa riga delle novelle di Verga e l’autostrada, che separa l’arroccato insediamento dall’Italia più “evoluta”, ha l’inquietante fascino del limite invalicabile. Come dimostra la povera “magiara”, si può arrivare fino a lì e poi si muore.

 

La morbosità non manca. Barbara Bouchet che nel film si mostra nuda ai bambini (a interpretare la parte del moccioso fu il nano Domenico Semeraro) mette ancora a disagio. Straordinario il finale con la celebre scoppiettante caduta dalla roccia e la spiegazione del titolo enigmatico. Tutto risulta visionario al punto giusto.Consigliato un po’ a tutti, naturalmente a patto di riuscire a digerire l’argomento.

 

Curiosità: il film, a causa della violenza e l’ambiguità di certe scene, per anni è stato trasmesso in tv in una versione tagliatissima.

 

Curiosità numero 2: noto come “il nano della stazione Termini”, di professione imbalsamatore, Domenico Semeraro, alto circa 1 metro e 30 centimetri, fu assassinato alla fine di aprile del 1990. Il suo corpo venne trovato in una discarica sulla via Prenestina a Roma. A compiere il delitto furono due giovani e il movente fu una brutta storia di gelosia.  Il film L’Imbalsamatore di Matteo Garrone è ispirato alla tragica vicenda.

 

Curiosità numero 3: NON SI SEVIZIA UN PAPERINO uscì nelle sale italiane alla fine di Agosto del 1972.



scritto da: Francesco Cortonesi


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