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FRANKENSTEIN E I MOSTRI DELL'INFERNO - recensione

Titolo: FRANKENSTEIN E I MOSTRI DELL'INFERNO
Titolo originale: Frankenstein And The Monster From Hell
Regia: Terence Fisher
Interpreti: Peter Cushing, Shane Briant, David Prowse, Madeline Smith, John Stratton, Michael Ward, Elsie Wagstaff
Anno: 1974

L’ultimo film di Terence Fisher, ormai anziano e poco considerato dai produttori. E' il quinto dedicato dal genio della Hammer allo scienziato pazzo inventato dalla Shelley. Lento e non particolarmente innovativo nella struttura, ma anche poetico e illuminato da momenti di puro orrore, tanto da venire censurato in USA. Mica tutti in tarda età rimbambiscono…

 

Rifugiatosi sotto anonimato in un manicomio, il dottor Victor Frankenstein non può rinunciare alle sue pratiche scientifiche ed inizia ad usare come cavie da laboratorio i poveri degenti. Un giovane medico, appena rinchiuso perché accusato di usare cadaveri per abietti esperimenti, riesce a conquistarne la fiducia e a divenirne assistente mentre una splendida ragazza muta svolge il ruolo di infermiera. L’obiettivo di Frankenstein è naturalmente quello di dar vita a una nuova creatura e, come al solito, una volta portata a termine l’impresa la situazione precipita.

 

Chissà perché si trovano così tanti critici pronti a definire deprimente questo ultimo film di Terence Fisher, quasi fosse da considerare un melanoma maligno nella grande carriera del più grande regista della Hammer. Bah. Mistero. In verità FRANKENSTEIN E I MOSTRI DELL'INFERNO è, pur con tutti i suoi difetti, tutt’altro che un filmaccio. Certo, il fatto che per l’ennesima volta venga riproposto il soggetto della Shelley riletto in chiave Hammer, può far storcere il naso a quelli in cerca di novità, però Fisher dimostra qui di essere ancora un grande e non manca di regalare sprazzi di vera poesia e puro terrore.

 

Come dimenticare del resto le splendide caratterizzazioni di alcuni dei personaggi ospiti del manicomio o le scene in cui lo splatter irrompe improvviso e inaspettato? Come non restare sorpresi quando Cushing / Frankenstein afferra con i denti l’aorta della creatura per permettere al suo giovane assistente di portare a termine l’operazione? E che dire della scena in cui i due mad doctors trafficano tranquillamente dentro la capoccia del mostro, pasticciando senza tanti rimorsi con il cervello di quest’ultimo? Ok, non è proprio un giro sull'ottovolante e il finale è decisamente approssimativo, però FRANKENSTEIN E I MOSTRI DELL'INFERNO resta pur sempre l’epitaffio cinematografico di un grande maestro che qui sembra quasi identificarsi nell’eccentrico dottore, come lui dato per morto, eppure sempre pronto a perseguire i suoi obbiettivi. Cushing è Cushing ma anche gli altri attori non se la cavano male. Il mostro poi è bizzarro quanto basta e fa anche una certa impressione.

 

Curiosità : il mostro è interpretato nientemeno che da David Prowse, conosciuto ai più come Darth Vader o Lord Fenner che dir si voglia. Piuttosto sorprendente vero?

Curiosità numero 2: A firmare la sceneggiatura fu il solito John Alder, pseudonimo di Anthony Hinds, lo sceneggiatore più amato dal pubblico della Hammer.



scritto da: Francesco Cortonesi


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