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MANGIATI VIVI! - recensione

Titolo: MANGIATI VIVI!
Titolo originale: Eaten Alive!
Regia: Umberto Lenzi
Interpreti: Janet Agren, Ivan Rassimov, Paola Senatore, Mel Ferrer, Richard Bolla, Me Me Lai, Fiamma Maglione, Franco Fantasia
Anno: 1980

Avventure trucide in Amazzonia.
Sangue, sesso e violenza per gli appassionati del trash più viscerale. 

 

Una ragazza si mette in cerca della sorella entrata a far parte di una setta che farnetica sulla purificazione del corpo e dello spirito.  Parte così per la foresta amazzonica con un mercenario (il pornodivo Richard Bolla, già visto in Cannibal Holocaust). I due trovano la squallida setta capeggiata da Jonas, un santone invasato che dopo aver fatto il solito lavaggio del cervello ai suoi adepti, droga le donne e le violenta.

La protagonista (Janet Agren, bellissima ma totalmente inespressiva) ne subisce di ogni. Viene violentata con un bastone a forma fallica e presa ripetutamente a sberle.  I nostri eroi, una volta recuperata la sorella (Paola Senatore ) tentano la fuga. Peccato che la foresta circostante sia infestata dai cannibali, e la Senatore, dopo uno stupro abbastanza impressionante, viene sbudellata e la sua gamba mangiata come un tacchino a Natale.

Ispirato alla storia del celebre reverendo Jones e al suo massacro della Guyana, ci sono anche le terribili uccisioni di animali rubate a La Montagna del Dio Cannibale di Sergio Martino. Dei cannibali rimane indimenticabile la pettinatura a caschetto e, sempre in tema di acconciature, è da segnalare la Agren in mezzo alla natura selvaggia che sembra appena uscita dalla parrucchiera.

Il film in sé è davvero poca cosa e alla fine abbiamo l'impressione di un prodotto raffazzonato e girato coi piedi, ma forse si deve proprio a questo il suo alone di culto.  Del regista fiorentino è molto più divertente Cannibal Ferox, ma va detto che pure MANGIATI VIVI! ha la sua nutrita schiera di fans: un po' per le nudità delle attrici, un po' per le atrocità mostrate.

A conti fatti siamo di fronte al classico filmaccio di serie z che tanto piace ai trashisti.



scritto da: Federico Lazzeri


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