a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z 123




CABAL - recensione

Titolo: CABAL
Titolo originale: Nightbreed
Regia: Clive Barker
Interpreti: Craig Sheffer, David Cronenberg, Anne Bobby, Doug Bradley, Charles Haid, Oliver Parker
Anno: 1990

Nightbreed (1990, titolo italiano: Cabal) è il secondo film diretto da Clive Barker; il primo è stato Hellraiser (1987), il terzo e ultimo sarà il quasi sconosciuto Lords of Illusions (1995). Se sulla qualità e forza dirompente di Hellraiser gli appassionati di horror (e non solo) concordano, non tutti hanno apprezzato questa seconda prova alla regia dell'autore di Liverpool. Io lo dico subito: è uno dei film a cui più sono legato; l'ho rivisto innumerevoli volte da quando fu trasmesso su Italia 1 all'interno della rassegna estiva Notte Horror. Anche prima di scrivere questo articolo ho colto l'occasione, per l'ennesima volta.

 


Qual è la trama (senza spoiler)? Il protagonista, Aaron Boone (Craig Sheffer), gira sempre in  jeans e maglietta bianca; in una sequenza della director's cut lavora come meccanico in un'officina. Il classico bravo ragazzo. Non ha particolari doti o interessi; quello che lo contraddistingue dai suoi simili sono i sogni. Di notte sogna i mostri: creature bizzarre (corna, zanne, aculei da porcospino, etc., etc.) che fanno baldoria all'interno di una strana città sotterranea, Midian. Su consiglio della fidanzata Lori (Anne Bobby) si rivolge a uno psicanalista, Decker (interpretato magistralmente da David Cronenberg, nientemeno). Scelta sbagliata: il glaciale dottore è in realtà un serial killer, e approfitta della fragilità di Aaron per addossargli i propri delitti. Ingiustamente accusato, drogato, quasi investito da un camion, Aaron giungerà infine a Midian, che esiste davvero, e si trova sotto un antico cimitero dei cercatori d'oro. Di notte ne valica i cancelli e viene aggredito da una creatura che lo morde, conferendogli il dono dell'immortalità.

 

Lori sa che tutti lo reputano colpevole, che è stato ucciso, che il corpo è sparito dall'obitorio: non smette di indagare, ed entrerà anche lei dentro la città sotterranea, dove verrà edotta da una strega sull'origine di Midian.

 


“Sei sottoterra, con i figli delle tenebre. Gli ultimi sopravvissuti delle Grandi Tribù”.

“Le Grandi Tribù?”

“Siamo quelli che voi definite mostri. Ultimi esponenti di razze che la tua razza ha portato quasi all'estinzione”.

“Siete immortali?”

“Non tutti. Il sole può uccidere alcuni di noi Altri possono soccombere alle armi comuni. Ma c'è qualcuno che può sopravvivere a tutto questo, perché ha superato la soglia della morte”.

“Ma è assurdo...”

“Poter volare, diventare fumo, o lupi? Conoscere la notte e viverci per sempre? Non è poi tanto assurdo. Per voi siamo dei mostri, ma quando sognate, sognate di volare, di trasformarvi, e di vivere senza la morte. Voi ci invidiate. E quello che invidiate...”

“Lo distruggiamo”.

 


La profezia non tarda ad avverarsi: il folle dottor Decker, intenzionato a scoprire la verità su Midian, coinvolge nella ricerca di Boone la polizia locale, guidata dal Capitano Eigerman. Questo nazistoide col sigaro organizza una spedizione contro le creature del cimitero e pronuncia una delle battute più iconiche del film:

 


“Che siano comunisti, mostri o mutanti supercromosomici del terzo mondo, noi siamo pronti. I paladini della libertà”.

 


Eigerman è convinto che Midian sia il rifugio per una qualche setta di fanatici o satanisti; chiama alla crociata i redneck del paesino di Shere Neck, che accorrono gioiosi coi loro fucili, le jeep, le camicie a quadri e i buffi cappellini, festeggiando con lazzi e grandi bevute di birra, come prima di una battuta di caccia, l'occasione di far strage dei “diversi”.Finché splende la luce del giorno potranno uccidere qualche creatura sorpresa fuori dalla città; appena scenderanno le tenebre la situazione diventerà per loro molto, molto più complicata.

 


Tutti sanno che alla fine degli anni '60 il genere Western smise di presentare in automatico i bianchi come “buoni” e i nativi americani come “cattivi”: pellicole come Piccolo Grande Uomo (Arthur Penn, 1969), Soldato Blu (Ralph Nelson, 1970), Un uomo chiamato Cavallo (Elliot Silverstein, 1970) portarono gli spettatori di tutto il mondo a empatizzare con “i pellerossa” e a immedesimarsi almeno per due ore nel loro punto di vista, con la possibilità di riflettere sulla storia del loro genocidio e di considerare i loro valori (alcuni, perlomeno) come positivi. 
Cabal di Clive Barker segna all'interno del genere horror lo stesso passaggio rivoluzionario. I mostri non sono più i “cattivi” per definizione, e la comunità rurale di esseri umani che dovrebbe rappresentare la normalità, la salute e la vita è rappresentata come un gruppo di fanatici delle armi sempre pronti al linciaggio, una riedizione della folla che assalta il laboratorio di Frankenstein; invece di forconi e torce, stavolta, usano armi d'assalto ed esplosivi.

 

 
Un dark fantasy horror “buonista”? Niente affatto. I mostri del film non sono semplicemente “buoni” o “cattivi”: oltre ad essere visivamente stupendi e numerosi (più di 250 creature, secondo l'intervista che Clive Barker rilasciò all'edizione italiana di Fangoria), ognuno di loro ha la sua personalità. Alcuni sono gentili, altri fastidiosi, aggressivi, timidi, o del tutto incomprensibili. Anche i mostri hanno istinti, conflitti morali, paure, desideri. Hanno la loro Legge, che a volte scelgono di infrangere. Sono una piccola società guidata da un capo/profeta, Lylesberg (interpretato da Doug “Pinhead” Bradley), una comunità discriminata che secoli di violenze hanno costretto a vivere nascosta. Tra il loro mondo e il nostro ci sono sempre stati contatti: richieste di aiuto, patti, inimicizie, violenza. E i sogni, certo.

 


Chi sono nella nostra realtà gli abitanti di Midian? Gli omosessuali? Non è facile esserlo apertamente oggi, figuriamoci nei primi anni '90 (lo stesso Barker fece coming-out solo nel 1996). Un gruppo politico minoritario? Una setta religiosa non ortodossa? I primi cristiani che si nascondevano nelle catacombe per sfuggire alle persecuzioni (una delle ossessioni principali che reggono l'opera di Philip K. Dick)? Una comunità che non condivide i valori della maggioranza? Sono i nerd in una nazione e in un tempo dominati dal razzismo e dalla retorica del maschio Alfa? Quello che è certo è che il mostro qui rappresenta “la possibilità di altre forme di realtà, la messa in crisi del mondo e della società attuale”, è il regista a dichiararlo (cito dall'intervista a Fangoria, n.1, Edizioni Play Press, 1990, che ospita anche altri speciali sull'opera). 

 


A questo film sono particolarmente affezionato perché mi ha insegnato una cosa fondamentale. Quando conosco una persona strana, diversa da me, che mi è momentaneamente incomprensibile, tutti ne parlano male, etc., proprio per questo mi viene voglia di approfondire la sua conoscenza, di provarne il punto di vista. Ho così scoperto che nei gruppi politici di sinistra, per dire, chi ha abbigliamento da rivoluzionario, barba e pipa e cappello guevariano, nel privato si dimostra spesso una persona odiosa, mentre quelli che indulgono in humour nero e dubbi e magari hanno un hobby poco ortodosso e vengono considerati strambi, sono in genere interessanti. Credo che questo assioma si possa applicare a qualsiasi gruppo di persone e a qualsiasi ambiente.

 


Cabal non è il solo prodotto horror degli anni '90 che rivaluta i mostri contro gli esseri umani: basti ricordare il successo di un fumetto italiano come Dylan Dog, che esordì in Italia il 26 settembre 1986 e arrivò a vendere mezzo milione di copie mensili. Del 1986 è anche It di Stephen King, in cui proprio un gruppetto di ragazzini “perdenti”  sconfigge  la minaccia che incombe sulla loro città, mentre i “bulli” e gli adulti ne sono completamente succubi. Certo è che questo film, e il romanzo da cui è stato tratto (edizione inglese 1988, 1990 quella italiana) ha mostrato con la maggiore evidenza e forza possibile questa novità. Gli umani lottano contro i mostri, e gli spettatori tifano per i mostri. Tutto questo dieci anni prima che Bryan Singer portasse la tematica della diversità al centro dei suoi film sui mutanti dal fattore X (X-Men, 2000). A me non pare poco.

 


Barker intendeva realizzare con Cabal “il Guerre Stellari in versione infernale”. Dichiarava alle riviste che teneva più ai mostri di Midian che ai supplizianti. Cabal avrebbe dovuto essere una trilogia: niente di fatto.

Il film non ebbe il successo sperato. A Barker toccò un budget di 11 milioni di dollari (cifra risibile oggi, ma per Hellraiser ne aveva a disposizione solo 2); ne guadagnò solo 16. In pratica, un flop.

Perché? Ci furono errori di distribuzione e promozione, incomprensioni tra il regista e la casa produttrice, che lo presentò al pubblico come “uno slasher”; dalle due ore iniziali di girato ne venne tagliata una. Nonostante questo, anche la versione uscita al cinema nel 1990 non è male. Non ci sono buchi di sceneggiatura, l'originalità del messaggio e dell'estetica è massima (le creature sono fantastiche, una diversa dall'altra), la trama è appassionante. Davvero, non è solo per la novità del messaggio che lo reputo un film imperdibile. “Visivamente ricchissimo” ebbero a scrivere Colombo e Marzorati nel primo Almanacco della Paura di Dylan Dog “con creature meravigliose e non […] rivela ambizioni registiche insospettate in Barker”. Gli effetti speciali sono opera di Bob Keen (che collaborò ad AlienIl Ritorno dello JediDark Crystal), c'è la collaborazione di Ralph McQuarrie, concept artist di Guerre Stellari; la colonna sonora è di Danny Elfman, che recentemente aveva vinto il Grammy per Batman di Tim Burton. Una parte della critica e del pubblico, nonostante tutto, non apprezzò il film. Perché? Molto probabilmente non ne avevano capito l'originalità. 

 


Meraviglioso. Cult assoluto.

Da vedere, preferibilmente in edizione director's cut (contiene una ventina di minuti in più e un finale migliorato).



scritto da: Andrea Berneschi


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