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-2 - LIVELLO DEL TERRORE - recensione

Titolo: -2 - LIVELLO DEL TERRORE
Titolo originale: P2
Regia: Franck Khalfoun
Interpreti: Rachel Nichools, Wes Bentley, Simon Reynolds, Philip Akin
Anno: 2007

Certe volte i cenoni di Natale sono un obbligo al quale vorremmo tanto sottrarci. Nel 2020 abbiamo una scusa davvero molto valida, ma anche nel 2007 la protagonista di -2 Livello del Terrore aveva una motivazione davvero inattaccabile per saltare l'appuntamento annuale con i parenti...

Il film è infatti ambientato alla vigilia di Natale, quando le luci sono ormai ovunque e tutti nell'ufficio si preparano per i festeggiamenti. Anche Angela sta sbrigando le ultime incombenze, è già in ritardo e ha una gran fretta, visto che a quanto si capisce non è la prima volta che dà buca ai familiari e questi non sono disposto a fargliela passare liscia una volta di più. Scende in parcheggio, sale in macchina e scopre che questa non parte. Il custode Thomas si offre di aiutarla, ma neanche lui riesce nell'impresa, e intanto il tempo scorre. Angela prova a chiamare un taxi, ma quando questo arriva scopre che tutti sono andati via, le porte sono già chiuse e non c'è modo di uscire. E che il custode non è così gentile quanto sembra...

 

 

Gli ingredienti di -2 Livello del Terrore (in originale si chiamava semplicemente P2, ma in Italia il titolo ci avrebbe fatto pensare ad altro...) sono piuttosto classici: una damsel in distress, un orco che la insegue, una location chiusa dalla quale non si può uscire né contattare qualcuno all'esterno (siamo sotto terra, il telefono non prende!). E tutti funzionano!

La protagonista (Rachel Nichols) è bellissima, apparentemente fragile, capace di trovare dentro di sé risorse inaspettate; il custode malvagio ha la giusta faccia da pazzo (quella di Wes Bentley), delle motivazioni deviate ma comprensibili (l'amore distorto!) e persino un aiutante degno di nota sotto forma di un rottweiler ringhiante. E la location è perfetta per un survival thriller urbano, un parcheggio sotterraneo grigio, squallido, buio. Il gioco a nascondino può cominciare!

 


Ovviamente non ci troviamo di fronte a un capolavoro, ma a un classico b-movie di sadico intrattenimento, realizzato senza guizzi di eccellenza ma con una notevole cura dei dettagli. Le macchie di sangue non si spostano tra una scena e l'altra, i vestiti non si asciugano, le pettinature non si scompongono e decompongono come nella peggiore tradizione dei film fatti con due lire. Il regista era all'esordio (poi tra le altre cose ha realizzato il discreto remake di Maniac e il pessimo Amityville – Il Risveglio) ma dietro di lui c'era la coppia Alexandre Aja/Grégory Levasseur, che all'epoca era garanzia di una certa qualità. E le influenze del cinema di Aja si vedono eccome, a partire dal ritmo forsennato, dalla fotografia cinerea, agli sprazzi di crudeltà che arrivano quasi inaspettati e che lasciano il segno.

 


Ci sono un paio di scene, in P2, che vi ricorderete senz'altro.

Una in particolare, estremamente splatter e ben realizzata, mi ha fatto fare un piccolo salto sulla poltrona. Non è scontato in un film del genere. Questo, e la sensazione di claustrofobia che tiene sempre altissimo il livello del terror della tensione elevano la pellicola al di sopra della media del genere. Niente di nuovo, niente di sorprendente, niente che possa considerarsi fondamentale neanche nella cornice del thriller/horror, ma ci sono modi peggiori di passare un'ora e mezzo nel periodo di Natale.

Lo trovate su Prime Video!



scritto da: Michele Borgogni


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