a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z 123




HAMMER HOUSE OF HORROR - recensione

Titolo: HAMMER HOUSE OF HORROR
Titolo originale: Hammer House of Horror
Regia: Don Sharp, Don Leaver, Peter Sasdy, Tom Clegg, Alan Gibson, Francis Megahy, Robert Young,
Interpreti: Julia Foster, Jon Finch, Pat Quinn, Dinah Sheridan, Denholm Elliott, Barbara Kellerman, Nicholas Ball, Peter Cushing, Diana Dors, John Carson, Simon MacCorkindale, Anna Calder-Marshall, Peter McEnery
Anno: 1980
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Nel 1979 la Hammer era morta di nuovo.

Gli ostinati investimenti di Michael Carreras, sorta di disperata respirazione bocca a bocca fatta a qualcuno ormai sulla soglia della porta in fondo all’ultimo tunnel, non avevano infatti ottenuto l’effetto sperato e il tentativo di riprendersi dalla terribile crisi del 1974 si era rivelato inutile. Dei bizzarri progetti When the Earth Cracker Open e Zeppelin Vs Pterodactyls non se ne era fatto nulla e i copioni erano stati cestinati senza tante cerimonie.

Va da sé che quando si era sparsa la voce che Carreras aveva un altro asso nella manica, ovvero uno script sul mostro di Loch Ness, i produttori neanche per un attimo avevano pensato di impegnare il loro tempo a riflettere sul da farsi. Semplicemente si erano accordati per bollare l’esistenza della sceneggiatura di Carreras come una leggenda metropolitana e avevano risposto con una risata alle domande che erano state poste dai giornalisti della stampa specializzata nel corso di una convention dedicata al futuro del cinema dell’orrore.

Carreras, che nonostante tutto era ancora convinto della potenzialità del marchio Hammer, aveva deciso allora di rischiare il tutto per tutto in prima persona e aveva messo in cantiere The Lady Vanishes, remake di un classico di Hitchcock, certo che fosse l’occasione giusta per riemergere dal mare di debiti in cui era precipitato.

Forte del fatto che il copione del remake tanto era piaciuto al regista Anthony Page e che quest’ultimo aveva convinto addirittura il celebre attore americano George Segal ad essere della partita, si era buttato anima e corpo nella sciagurata impresa, probabilmente posseduto da qualche spirito beffardo che si era dimenticato a bella posta di ricordargli che fare il remake di un film di Hitchcock difficilmente gli avrebbe risparmiato uno sfavorevole paragone a prescindere dal risultato.


Geroge Segal, tra l’altro, ci aveva messo poco a fiutare l’ aria cattiva che tirava sul set a causa dei debiti di Carreras e neanche si era preso la briga di disfare le valige. Meno di una settimana dopo l’inizio delle riprese era già su un volo per New York, felicissimo di essersi liberato di quella che, anche negli anni a venire, continuò a essere da lui considerata come la scelta più assurda che aveva fatto nel corso della sua lunga carriera.


Carreras però non era tipo da tirarsi indietro e convinse Page ad andare fino in fondo, sostituendo l’attor fuggiasco con Elliot Gould. La lavorazione si prolungò di qualche settimana e la cosa fece lievitare così tanto il budget che finì per far rischiare alla troupe lo stipendio pattuito e alla Hammer la bancarotta.


Visto che nessuno aveva intenzione di investire un penny sulla promozione di un film che già a priori tutti consideravano un fallimento, The Lady Vanishes arrivò come un fantasma sugli schermi inglesi e naturalmente il pubblicò finì per ignorarlo. I critici invece non lo ignorarono affatto e se i più benevoli lo bollarono comeveeecchioo!”, i più feroci non si risparmiarono sarcasmo e battutacce.


Carrears, senza un soldo, ai ferri corti con la stampa colpevole secondo lui di aver denigrato di proposito il suo film e soprattutto con i creditori alle calcagna, fu costretto ad abbandonare l’Inghilterra e a lasciare gli studi della Hammer deserti e buoni per essere sostituiti da un centro commerciale.

Quando poi nel 1980 Terence Fisher lasciò la nostra dimensione, tutti gli appassionati non poterono far altro che considerarlo un segno inequivocabile sulla definitiva fine di un epoca nata sotto il segno della gloriosa casa di produzione inglese.

Invece furono due collaboratori di Carreras, Roy Skeggs e Brian Lawrence a sorprendere tutti e ad annunciare che i battenti della Hammer non sarebbero stati chiusi e che presto ben 13 mini film di circa un’ora l’uno sarebbero arrivati sui teleschermi inglesi.
La serie si sarebbe chiamata HAMMER HOUSE OF HORROR.

L’idea dei due ex soci di Carreras era di quelle studiate a tavolino che non lasciavano, almeno sulla carta, nulla al caso. Prima di tutto Skeggs e Lawrence avevano intenzione di abbandonare il grande schermo che consideravano troppo rischioso, e volevano rivolgersi al pubblico della televisione che sembrava più affidabile e meno condizionabile da eventuali critiche e stroncature che la stampa poteva riservare all’operazione.

 

In secondo luogo i due volevano sul set alcune vecchie glorie della Hammer, in modo da garantire una certa continuità con il leggendario passato e infine avevano intenzione di lavorare su storie che non avessero i castelli gotici come scenario e i cimiteri come sfondo, ma che al contrario ricalcassero l’ Inghilterra contemporanea ovviamente con l’aggiunta di un po’ d’orrore.


Quel che è certo è che gli sceneggiatori di HAMMER HOUSE OF HORROR dovevano avere una strana idea dell' Inghilterra che li circondava visto ciò che scrissero nei loro copioni. Piccoli paesi semideserti, personaggi dalla vita squallida e dalla personalità disturbata, atmosfere plumbee, insomma, alla fine più che una visione un po’orrorrifica della società a loro contemporanea finirono semplicemente per togliere castelli e cimiteri.

Nel frattempo, mentre gli autori si davano da fare a preparare le sceneggiature, alla Hammer ci si dava da fare per preparare il cast.
Peter Sasdy, Alan Gibson, Don Sharp, Brian Cox, Peter Cushing, Ian MacCulloch furono solo alcuni dei nomi che risposero all’appello di Lawrence e Skeggs che, tra una cosa e l’altra, erano riusciti a trovare anche una società partner nell’investimento, ovvero la neonata Chips Production di Jack Gill.

 

A conti fatti, in cuor loro, i due cominciavano davvero a sperare in un successo degno delle aspettative. Così quando il 13 settembre 1980 Hamer House of Horror sbarcò sugli schermi inglesi con l’episodio L’Ora della Strega Lawrence e Skeggs si sentivano ottimisti e fiduciosi.


La serie però, per quanto fu venduta a molte televisioni straniere, non ottenne un gran successo. I personaggi ambigui con cui era difficile identificarsi, la struttura debole di alcune storie, la violenza spesso solo suggerita a causa dei passaggi televisivi, la regia piuttosto piatta, finirono per deludere un po’ tutti e per far considerare HAMMER HOUSE OF HORROR come una bella idea decisamente sprecata.


Del resto la censura che gli autori si erano autoimposti era dovuta al clima che si respirava in zona e che, come un terribile tifone, se da una parte minacciava chiunque avesse un contratto legale da far rispettare, dall’altra alimentava il punk. Con l’avvento della Tatcher infatti, l’Inghilterra si era trasformata in un austero collegio dalle regole castranti e persino l’allora neonata rivista americana Fangoria era stata messa al bando dopo che la Lady di Ferro l’aveva bollata con un lapidario “Assolutamente rivoltante”.

HAMMER HOUSE OF HORROR andò però un po’ meglio all’estero, ottenendo un certo successo anche nel Bel Paese, dove arrivò a Italia 1 nell’estate del 1983 e riuscì ad entusiasmare un discreto numero di appassionati. Lawrence e Skeggs non riuscirono comunque a raggiungere i guadagni sperati, anche se con un ultimo colpo di coda riuscirono a produrre nel 1984 una nuova serie intitolata Hammer House of Mistery and Suspence che in

Italia arrivò con il titolo L’ORA DEL MISTERO

In effetti dei tredici episodi di HAMMER HOUSE OF HORROR, pochi sono quelli veramente validi sotto ogni punto di vista, anche se l’atmosfera che l’intera serie riesce a trasmettere è piuttosto sinistra e originale.


In Italia recentemente l’intero blocco di telefilm è stato riproposto in dvd dalla Passworld che ha portato sul mercato un cofanetto di tutto ripsetto, imperdibile per tutti gli appassionati della celebre casa di produzione inglese.

Buona infatti sia la qualità video (che presenta solo qualche pixellatura nelle scene più movimentate) che quella audio (lingua originale, italiano sia mono che multicanale) e che tra l’altro recupera anche il doppiaggio italiano originale degli anni '80.


Il nostro consiglio è comunque di vedere in inglese gli episodi usando i sottotitoli, presenti e ben realizzati anche se non escludibili dalla traccia italiana mono.


Ciò che segue è una breve analisi episodio per episodio e può contenere qualche spoiler, quindi non consigliamo la lettura a chi vuole farsi sorprendere da HAMMER HOUSE OF HORROR.
Va da sé che poi potete fare un po’ come vi pare.


L’ORA DELLA STREGA (Witching Time) regia di Don Leaver

Uno dei più celebri episodi del lotto. Naturalmente si tratta di una storia di streghe. Un musicista un bel giorno ne trova una nel granaio di casa sua. Questa confessa di essere vissuta nel 1700. A seguire morte e magia.
Ritmo discreto e non male anche l’interpretazione degli attori. Don Leaver, a dirla tutta, con la regia non si spreca e il taglio è di quelli che più televisivi non si può, ma tutto sommato l’episodio funziona.

Voto: ***


LA TREDICESIMA RIUNIONE (The Thirteenth Reunion) regia di Peter Sasdy

  Una giornalista indaga su una clinica di dimagrimento e nel frattempo il fidanzato muore improvvisamente dopo aver ingerito delle pillole. La prima mezz’ora ci si annoia un po’, ma poi l’episodio prende quota e raggiunge l’apice nel bellissimo finale. Non male la prova degli attori.

Voto: ****


BRUTTO RISVEGLIO (Rude Awakening) regia di Peter Sasdy

Incubi ricorrenti e relazioni ambigue per un episodio davvero interessante. Certo, la struttura ellittica della sceneggiatura non è nuova, ma almeno si resta coinvolti fino in fondo. Consigliato.

Voto: ****


I DOLORI DELLA CRESCITA (Growing Pains) regia di Francis Megahay

L’episodio in sé non è bello e la storia è sin troppo semplice, ma è uno di quelli con l’atmosfera più curata.
Una giovane coppia decide di adottare un bambino dopo la disgrazia che li ha colpiti e che ha portato alla morte il loro figlio naturale. Dopo un po’ il bambino adottato inizia ad avere inquietanti comportamenti…

Voto: **

LA CASA CHE SANGUINO’ A MORTE (The House that Bled to Death) regia di Tom Clagg

Peccato! Poteva essere un piccolo gioiello. La storia è una gosth story mica male, ma qui Tom Clagg sembra quasi voler fare di tutto per far apparire l’episodio piatto e noioso. E in parte ci riesce. Chissà, forse la paura della censura gli giocò un brutto scherzo.
Una famiglia si trasferisce in una nuova casa, fregandosene degli omicidi che si sono verificati precedentemente. In breve l’orrore torna a bussare di nuovo alla porta della casa in Colman Road.

Voto: **


CHARLIE BOY (Charlie Boy) regia di Robert Young

Sulla carta poteva essere all’altezza di "Amelia", il celebre episodio con il feticcio Zuni in Trilogia del Terrore, in pratica invece è forse il più noioso dell’intera serie. Non accade quasi nulla e quel poco che succede avviene fuori scena.
La trama? Una statuetta africana viene impegnata in un rituale malvagio, ma i suoi poteri sfuggono di mano al proprietario…

Voto: *


GRIDO SILENZIOSO (The Silent screm) regia di Alan Gibson

Probabilmente l’episodio più bello. La storia è piuttosto originale e Peter Cushing, ormai anziano, regala un'interpretazione degna della sua gloriosa carriera. Il padrone di un negozio di animali assume un ex detenuto per qualche giorno in modo da potersi allontanare dal negozio. L’ex detenuto non reiste però al richiamo del crimine e decide approfittare della situazione per appropriarsi del contenuto della cassaforte, ma il negozio non è quello che sembra.

Voto: *****

I BAMBINI DELLA LUNA PIENA
(Children of the Full Moon) regia di

In teoria, un classico "licantropesco"!. Gli effetti speciali però sono brutti. Ma brutti davvero.
Peccato perché la storia avrebbe pure un certo potenziale.
Una copia a causa di un incidente finisce ospite di una casa inquietante dove numerosi bambini vivono e, manco a dirlo, nascondono un segreto

Voto: **


L’AQUILA DEI CARPAZI (Carphatian Eagle) regia di Tom Clegg

Senza dubbio l’episodio a più alto tasso di erotismo. Storia interessante e bel finale. Ritmo blando, è vero, ma tutto sommato resta uno dei migliori di Hammer House of Horror.
Una terribile contessa torna in vita dopo una serie di omicidi e la sua prerogativa è quella di strappare il cuore ai suoi amanti.

Voto: ***


Il GUARDIANO DEGLI ABISSI (The Guardian of the Abyss) regia di Don Sharp

Messe nere e sette dedite ai riti satanici. Certo, l’inizio è folgorante, ma poi il tutto si perde un po’ in una struttura dello script sin troppo semplicistica.
Gli effetti poi sono quasi amatoriali.
Un antiquario acquista uno specchio dai misteriosi poteri. Poco dopo poi si imbatte in una ragazza che glielo soffia sotto il naso.

Voto: **


UN VISITATORE DALLA TOMBA (Visitor from the Grave) regia di Peter Sasdy

Il più "trash" in assoluto. Storia piuttosto anonima, e costumi degni dei soft-core di Ed Wood.
Se lo si prende per il verso giusto, ci si può anche divertire.
Una ragazza è costretta ad uccidere un uomo entrato in casa sua, ma dopo averlo sepolto nel bosco, lo spettro torna a farle visita.

Voto: *


LE DUE FACCE DEL MALE (The Two Faces of Evil) regia di Alan Gibson

Si dice che all'epoca, forse per la paura che la figura dell'autostoppista inziava ad emanare,  spaventò non poco e l’inquietante inizio divenne subito una sorta di icona tanto da essere considerato uno degli episodi più celebri. A rivederlo oggi, LE DUE FACCE DEL MALE, fa un effetto un po’ diverso e ci si accorge dell’ingenuità della messa in scena, però la storia funziona ancora e se pure la recitazione non è il massimo, l’episodio si guarda volentieri.
Una famiglia in vacanza carica uno strano autostoppista che non mancherà di trascinarli in un terribile incubo.

Voto: ***


IL MARCHIO DI SATANA (The Mark of Satan) regia di Don Leaver

Notevole! Probabilmente l’episodio più complesso e meglio strutturato in assoluto.
La storia riesce ancora ad inquietare e soprattutto la paranoia che impregna tutta la vicenda non risulta gratuita. Pure gli attori se la cavano egregiamente. Si gioca il titolo di migliore con Grido Silenzioso.
Un giovane viene assunto nell’obitorio di un ospedale ma in breve l’ossessione di essere vittima di un terribile complotto che ha alla base il più classico dei numeri del male (666 of course!) lo trascina in un incubo dalla fine inaspettata.

Voto: *****

Fonti & Bibliografia:

Mora Teo: Storia del Cinema dell’Orrore (1957-1977); Fanucci Editore 1978 Roma

Cozzi Luigi: Hammer La Fabbrica dei Mostri; Profondo Rosso Sas 1999 Roma

Prawer Siegbert: I Figli del Dottor Caligari; Editori Riuniti 1980 Roma


Siti Web di riferimento:

Sito dedicato esclusivamente alla serie. In Inglese.
http://www.nealb.f2s.com/

Sito con pagina dedicata ad una breve descrizione degli episodi.
In italiano.
http://www.horrortv.it/hammertf.htm

Wikipedia. In Inglese.
http://en.wikipedia.org/wiki/Hammer_Film_Productions



scritto da: Francesco Cortonesi


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