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WICKER MAN (THE) - recensione

Titolo: WICKER MAN (THE)
Titolo originale: Wicker man (The)
Regia: Robin Hardy
Interpreti: Edward Woodward, Christopher Lee, Diane Cilento, Britt Ekland, Ingrid Pitt, Lindsay Kemp
Anno: 1973

Definito dalla rivista di genere Cinefantastique il “Quarto Potere del cinema horror” per la sua complessità, ma anche a causa delle traversie subite in produzione e in post produzione, The Wicker Man è un'opera ancora adesso controversa e sottovalutata.  Basti pensare che nel nostro paese non esiste un’edizione in DVD o altro supporto e che l'incauto cinefilo deve cercarlo per vie traverse o accontentarsi di una versione con sottotitoli in tedesco o francese.


Tratto dal romanzo Ritual di David Pinner, l'opera deve molto a Il Ramo d'oro, il monumentale saggio di antropologia scritto da James Frazer sulla religione e la magia. L'intera pellicola presenta gran parte degli elementi che vengono descritti nel testo quali gli occhi propiziatori sulle barche, i falli di paglia alle finestre e i cordoni ombelicali sugli alberi a dimostrazione che nulla muore, ma tutto si ricrea e rinasce. Il regista Robin Hardy e lo sceneggiatore Anthony Shaffer ribadiscono di continuo il collegamento con il saggio, soffermando la macchina da presa sui particolari e creando dialoghi che sono esplicativi della filosofia celtico-pagana. Le traversie cui il film fu sottoposto riguardano i tagli che i produttori (sia inglesi, ma anche americani, Roger Corman su tutti) compirono, tanto che l'attuale versione esistente è monca di 33 minuti. Molto importante e funzionale è poi la colonna sonora, ad opera di Paul Giovanni, che contiene molte tracce di natura folk, alcune delle quali sono ballate risalenti al XIII secolo e cantate dagli stessi attori del film. Ognuna di queste è essenziale allo svolgersi della storia e accompagna la stessa narrazione: il lamento funebre iniziale (The lament of widow's higlands); la taverna (The landlords daughter); la canzone dell'Albero di Maggio (Maypole) e così via. Nel 2006 venne realizzato un remake con il titolo Il Prescelto con Nicholas Cage, flop di dimensioni epocali, tanto che l'intero cast e il regista dell'originale lo hanno disconosciuto. L'atmosfera di mistico paganesimo di cui è pervasa la pellicola originale non è stata catturata e non mi soffermo nemmeno a menzionare tutte le scene che sfiorano il ridicolo. Esiste anche una sceneggiatura per un sequel: The Loathsome Lambton Worm che però non è stato mai realizzato.




Trama:  il sergente Neil Howie (Edward Woodward) è un irreprensibile tutore della legge, un fedele di confessione episcopale (credente e praticante), dalla ferrea morale e animato da un profondo senso del dovere.  Le immagini iniziali lo mostrano in chiesa intento prima a cantare un Salmo, poi a leggere il passo del Vangelo sull'Ultima Cena: “la mia carne e il mio sangue” quasi un oscuro presagio di ciò che accadrà di lì a qualche tempo. Di ritorno da una missione riceve una lettera anonima nella quale si chiede aiuto per il ritrovamento di una bambina di dodici anni, Rowan Morrison, scomparsa  nell'isola di Summerisle, al largo delle Ebridi, in Scozia. Mosso da un sentimento civile e religioso, il sergente Howie parte con un piper diretto all'isola. Se sulla terraferma il mondo appare scialbo e freddo, visto attraverso un filtro blu, superata la catena montuosa delle Highlands e arrivati a destinazione, la realtà diviene calda e colorata. I campi sono fioriti, gli abbondanti meleti e il caldo giallo del sole rendono tutto accogliente e rilassante. In contrapposizione al bucolico paesaggio, Summerisle è un luogo che appare subito chiuso in sé stesso, difficile da raggiungere e con una popolazione che sembra curiosa, ma diffidente al tempo stesso. Inizialmente gli isolani negano l'esistenza della bambina, successivamente invece viene detto che è morta e che il suo corpo, mutato in lepre, corre felice per i campi. Sempre più disorientato il sergente si trova davanti ad una comunità fedele al culto di un’antica religione di matrice celtica: dei come Nuada il Sole, Avelleanu signora dei campi e altri vivono ancora nel cuore degli abitanti.  Lo shock è grande quando l'uomo assiste ad orge compiute all'aperto di notte, o alle lezioni sul significato fallico dell'Albero di Maggio fatto ai giovani scolari in tutta naturalità. Non vi è traccia di Cristo e l'unica chiesa presente sull'isola è un rudere a cielo aperto abbandonato a sé stesso.L'intera isola è in fermento per l'arrivo della festa del Primo Maggio, in cui si celebra una importante festività pagana: la rinascita del mondo; tutti si preparano a celebrarla nel migliore dei modi. L'anno precedente il raccolto è stato fallimentare, ma questo invece, assicurano, sarà generoso. Nella locanda dove alloggia, Howie nota una fila di vecchie foto che mostrano giovanissime donne vestite di bianco circondate dai raccolti degli anni passati, ma ne manca una: quella del raccolto andato a male.   Inizia a farsi strada, nella mente di Howie il sospetto che la giovane Rowan sia stata vittima di un sacrificio pagano e quando poi scopre la tomba della giovane, il sospetto si fa sempre più vivo. Così il sergente decide di andare a parlare con il capo della comunità, lord Summerisle (Christopher Lee) per riesumare il corpo e terminare le indagini. L'uomo gli narra la storia dell'isola, di come suo nonno in epoca vittoriana, sfidando il clima e il territorio dell'isola, creò colture di frutti e fiori con nuovi ceppi, mascherando la scienza con la fede negli antichi dei. La gente vedendo che quegli insegnamenti funzionavano davvero, abbandonò il monoteismo cattolico in favore di un paganesimo antico: «Il vecchio Dio è morto, ha avuto la sua opportunità e l'ha sprecata.» tuona lord Summerisle mostrando con fierezza un giardino rigoglioso laddove dovrebbe esserci la brughiera. Il sergente è disgustato, ma riceve l'autorizzazione per aprire la tomba: tuttavia al suo interno anziché il corpo di Rowan, giace quello di una lepre. Le parole del lord si accendono nella sua mente: «Bisogna amare la Natura, rispettarla e se necessario placarla con sacrifici.»Il ritrovamento della foto mancante trasforma il sospetto in certezza: al centro, circondata dal raccolto, vi è una sorridente Rowan Morrison, vestita di bianco e con una corona di fiori in testa, ma il sacrificio propiziatorio non è ancora stato compiuto e forse c'è speranza. L'indomani il sergente decide di tornare sulla terraferma per chiedere rinforzi, ma scopre che il suo aereo è stato manomesso e così non può lasciare l'isola. La festa nel frattempo inizia, tutti abitanti indossano maschere di animali, riflesso della loro vita quotidiana: il pescatore è un salmone; il macellaio veste la testa del bue e così via; dal gatto; al cervo. Ognuno ricopre un ruolo ben preciso, da lord Summerisle che fa da gran cerimoniere, all'ultimo avventore della taverna che danza ebbro di whisky (in una scena si mostra addirittura la creazione della bara di John Barleycorn). Tutti partecipano con gioia alla grande celebrazione in una lunga processione danzante, che dal centro del villaggio si dirige verso un cerchio di pietre magiche eretto chissà da chi. Da questo momento si entra nella parte finale dell'opera, che merita di essere vista per conoscerla e apprezzarla nella sua interezza.



Il film ha il grande pregio di essere un “horror senza orrore”, poiché non vi sono scene di violenza esplicita, né creature che non appartengono alla nostra dimensione. Tutto infatti è mostrato e raccontato con chiarezza e alla luce del sole, la stessa scelta registica di usare sempre filtri caldi e tonalità di rosso e giallo, rende l'intera isola di Summerisle accogliente e pacifica. Magico e terribile, dissacrante e feroce, The Wicker Man resta ad oggi uno degli horror più atipici della storia del genere. Venne girato in poche settimane per far quadrare i conti della British Lion, una società di produzione sull'orlo del fallimento. Sir Cristopher Lee lo reputava il suo film migliore, proprio in forza della sua interpretazione variegata e atipica; tanto che quando gli venne mostrata la versione con i tagli, infuriato lasciò la sala dove veniva proiettato, giurando che avrebbe rintracciato la copia originale, che si dava pe scomparsa. Quando poi assieme al regista Hardy andarono alla ricerca, anni dopo, dell'originale, scoprirono che le bobine contenenti la versione integrale, erano state consegnate, assieme a tutto il loro archivio, dalla Lion ad una società che si occupava di riciclare “materiale da scarto” come rinforzi per infrastrutture. 


Da leggere sicuramente è Inside the Wicker Man, il libro di Allan Browne che narra non solo le vicende accadute durante la lavorazione del film, come i dissapori tra regista e sceneggiatore, ma che spiega con accuratezza e un linguaggio accessibile, la storia e la filosofia del paganesimo scozzese che viene trattato all'interno della pellicola.


The Wicker Man è un film che va visto e rivisto per poter sciogliere quell'incantesimo di amore che lega chi lo vede per la prima volta, ma sopratutto perché al pari dei miti antichi e delle saghe dal sapore pagano, ogni volta consegnano un granello di conoscenza in più in chi guarda o ascolta le sue canzoni.



scritto da: Francesco Lacava


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