a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z 123




TURBO KID - recensione

Titolo: TURBO KID
Titolo originale: Turbo KId
Regia: François Simard, Anouk Whissell, Yoann-Karl Whissell
Interpreti: Munro Chambers, Laurence Leboeuf, Michael Ironside , Aaron Jeffery
Anno: 2015

Turbo Kid potrebbe essere la versione splatter del La storia infinita. Al posto del libro magico ci sono pile di fumetti, non ci sono draghi volanti ma biciclette BMX e niente mostri fantasiosi ma tanti esseri umani brutti e cattivi.



Diretto da tre registi (François Simard, Anouk Whissell e Yoann-Karl Whissell) con una produzione che unisce Canada e Nuova Zelanda, esce nel 2015 ed è ambientato in un futuro post-apocalittico, nel 1997. Può sembrare che i conti non tornino, ma alla base di tutto quanto c'è che ci troviamo davanti a un omaggio agli anni '80. Anzi, “omaggio” è una parola restrittiva, sembra più di avere a che fare con un atto quasi religioso nei confronti di ciò che è stato il cinema e l'estetica di quegli anni. Chi scrive non ha vissuto quell'epoca storica, ma non ha comunque avuto difficoltà a riconoscere le miliardi di citazioni disseminate per tutta la pellicola, a partire dalla trama fino ai personaggi, le ambientazioni, i colori, la colonna sonora e i dettagli, un'infinità di dettagli. Tutto trasuda 80s in un modo squisitamente trash. Un omaggio a un mondo fatto di B-Movie, avventure fiabesche, effetti speciali improbabili, costumi imbarazzanti e litri di sangue. Tutto ciò che il nostro occhio tocca è studiato fino al minimo dettaglio, spesso in tutta la sua bruttezza.



La trama è molto semplice: in un mondo devastato dalle piogge acide i pochi superstiti, personaggi che susciteranno un senso di Deja-Vù in chi ha visto Mad Max, tirano a campare come possono in sella alle loro BMX. In questo contesto di bruttezza e disagio un ragazzino senza nome (Munro Chambers) timido e orfano da entrambi i genitori, sogna una vita da eroe di fumetto. Dopo l'incontro con Apple (Laurence Leboeuf) una ragazzina tanto carina quanto pazza, il nostro eroe si imbatterà in un'armatura misteriosa che gli permetterà di riscoprire la fiducia in se stesso e salvare la sua principessa dalle grinfie di un gruppo di super cattivi. Come da copione, in questo mondo dove il bene più prezioso è la poca acqua potabile rimasta, un tiranno domina le terre devastate, il misterioso Zeus, interpretato dal grandissimo Michael Ironside. Per quanto riguarda il plot non c'è bisogno di aggiungere altro, i personaggi sono dichiaratamente delle macchiette di loro stessi (anzi, del loro corrispettivo nel cinema anni '80) e l'intreccio è semplicemente una lotta fra buoni e cattivi all'insegna di inseguimenti in improbabili biciclette e combattimenti con fantasiose armi mortali. In questo film si fanno tutti veramente malissimo.



È importante sapere che Turbo Kid nasce da questo cortometraggio qui dal titolo T is for Turbo, che avrebbe dovuto prendere parte all'antologia ABC's of Death. All'interno del corto c'è tutto quello che vi serve per capire l'intero film.
È difficile spiegare a parole un'esperienza così visiva, il nostro occhio è bombardato per un'ora e mezza da una moltitudine di dettagli il quale unico scopo sembra essere quello di dirci “Hei, guardami, sono qui! Sono un dettaglio anni '80, mi vedi? Mi hai riconosciuto? Sono una VHS, sono un fumetto, sono una canzone disco, un mangianastri, un vestito azzurro e fucsia, un effetto speciale fatto malissimo, un rumore da videogioco”. Anche se in alcuni momenti il tempo della narrazione vacilla e la tensione viene spesso a mancare, ci si trova comunque davanti ad un prodotto piacevole e divertente, dove le gag comiche sono sempre azzeccate, i personaggi divertono e convincono e le incursioni splatter donano momenti esilaranti di puro piacere. In questo contesto totalmente delirante la storia d'amore infantile che prende sempre più spazio riesce a non stonare, ma a risultare addirittura una parentesi tenera.



Di questo film sarà difficile innamorarsene, ma di sicuro lo si potrà apprezzare e lo si potrà gustare; alcuni però potrebbero restarne delusi perché il tono della narrazione è sempre molto leggero e i momenti comici e romantici rubano molto spazio all'atmosfera cupa che ci si aspetta in un mondo post-apocalittico come si deve. Se lo scopo dei registi era farci sorridere omaggiando gli 80s è perfettamente riuscito, così come è perfettamente riuscita tutta l'estetica che hanno ricreato, affascinante e ipnotica nel suo essere brutta e bella allo stesso tempo. Se ci si aspettava dell'altro, però, temo che se ne rimarrà delusi.



PS: Questo film si aggiunge alla lunga lista di ottimi prodotti che non si sa se avremo mai il piacere di vedere in Italia. Peccato.

 

 

- This is the future. This is 1997.



scritto da: Cristina Spin


comments powered by Disqus