a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z 123




RODAN IL MOSTRO ALATO - recensione

Titolo: RODAN IL MOSTRO ALATO
Titolo originale: Sora No Daikaiju Radon
Regia: Ishiro Honda
Interpreti: Kenji Sahara, Yumi Shirakawa, Akihiko Hirata, Akio Kobori, Yasuko Nakata, Minosuke Yamada, Yoshifumi Tajima
Anno: 1956

Secondo “Kaiju eiga” di mr. Honda, che dopo Godzilla cerca di sfruttare le potenzialità del colore e di creare un nuovo mostro degno del suo predecessore. Sceneggiatura un po’ bislacca con i giganteschi pterodattili protagonisti solo in seconda battuta. Però è un film che ha fatto storia.

 

Morti misteriose si verificano in una miniera giapponese. La polizia e gli scienziati scoprono che il responsabile è una sorta di bruco gigante chiamato Meganulon, mentre nelle profondità della terra si annida una minaccia ancora più terribile: da immense uova nasce Rodan, un mostro volante simile ad un enorme pterodattilo preistorico. Velocissimo, in grado di generare turbolenza tanto forte da far precipitare persino gli aviogetti da caccia, Rodan sembra inarrestabile…

 

Senza dubbio uno dei migliori film di Ishiro Honda che qui mostra tutta la sua empatia nei confronti dei mostri. Sia i Meganulon che Rodan non appaiono animati da cattive intenzioni quanto dalla propria stessa natura che li porta ad essere predatori implacabili. Del resto il difficile rapporto tra uomo e natura è qui sottolineato di continuo, con gli scienziati che si preoccupano di salvaguardare l’ambiente e i militari che vorrebbero fermare i mostri ad ogni costo.

 

Concetti semplici che comunque non mancano di sortire un certo effetto, grazie anche all’ottimo lavoro del solito Eiji Tsuburaya che, soprattutto nella seconda parte, regala memorabili scene di distruzione e di combattimento tra Rodan e i carri armati.

 

Certo, il ritmo come al solito non è travolgente e soprattutto la prima parte un po’ annoia, ma poi c’è spazio anche per alcuni momenti notevoli che non fanno rimpiangere la visione. Il finale poi è spettacolare e strappalacrime.

Da recuperare.



scritto da: Francesco Cortonesi


comments powered by Disqus