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DARK CITY - recensione

Titolo: DARK CITY
Titolo originale: Dark City
Regia: Alex Proyas
Interpreti: Rufus Sewell, William Hurt, Kiefer Sutherland, Jennifer O'Connelly
Anno: 1998

In un città tetra e buia un uomo si sveglia nella vasca da bagno di un Hotel. Non ricorda nulla e una misteriosa telefonata gli dice di scappare. L’uomo fugge; mentre vaga per le strade, scappando a misteriosi assalitori, tenta disperatamente di scoprire chi sia, finendo con l’imbattersi in un mistero che cambierà la vita della città stessa.
 
Sono impressionanti le similitudini tra Dark City di Alex Proyas (il regista che diresse Brandon Lee nel cult Il Corvo) e Matrix, uscito solo un anno dopo. In entrambi c’è un mondo che si rivela essere una menzogna´╗┐, un protagonista che riscopre se stesso, un mentore che lo accompagna nel viaggio e dei poteri che lo rendono unico. Il risveglio del protagonista, John Murdoch, è simile a quello di Neo, con la differenza che John viene catapultato quasi subito in una situazione per lui estrema e in cui non sa come raccapezzarsi, se non con il supporto di alcuni personaggi che incontra:  una prostituta, una cantante, un poliziotto con la passione per la fisarmonica e un misterioso dottore, interpretato da Kiefer Sutherland, che gli rivela l’orrendo segreto della la città, e cioè che c’è sotto di essa. 
 
Elemento ricorrente del film è l’acqua. John è in una vasca da bagno al momento del suo “risveglio”. Per tutto il film egli vede pubblicità di una località marina, Shell Beach, verso cui è attratto e desidera andare. I suoi inseguitore, gli Stranieri, hanno invece paura dell’acqua e se ne tengono a distanza. Il dottore di John si rifugia spesso in una piscina per potersi isolare dagli Stranieri che lo costringono a lavorare per loro. Alla fine del film, l’acqua scorre per la prima volta e vediamo finalmente Shell Beach. 
 
Di tutto rispetto il comparto scenografico e fotografico, fortemente influenzati dall’espressionismo tedesco. La città, come si scoprirà più avanti nella trama, è una vera e propria entità vivente che influenza chi vive in essa. Come una sorta di gigantesca spirale, altro simbolo ricorrente nel film, essa trascina pesantemente tutti i suoi abitanti in un costante gioco dei ruoli, in cui essi interpretano, inconsapevolmente varie parti, annullando le loro esperienze precedenti. John è tuttavia l’anomalia, colui che può resistere a questo costante cambiamento e diventare un leader che possa far splendere il sole per la prima volta sulla città oscura.
 
Pur avendo alcuni eccessi a livello musicale e registico, con movimenti di macchina sempre molto vistosi, fino all’esagerazione, e una colonna sonora non particolarmente buona, Dark City brilla per il suo stile azzeccato, un'eccellente atmosfera e alcuni personaggi, come il già menzionato dottore di Sutherland, che lasciano il segno.´╗┐´╗┐



scritto da: MATTEO MORETTI


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