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ASTRONAVE DEGLI ESSERI PERDUTI (L') - recensione

Titolo: ASTRONAVE DEGLI ESSERI PERDUTI (L')
Titolo originale: Quatermass And The Pit
Regia: Roy Ward Baker
Interpreti: James Donald, Andrew Keir, Barbara Shelley, Julian Glover, Duncan Lamont, Bryan Marshall, Peter Copley
Anno: 1968

Terzo capitolo della saga cinematografica dedicata al dottor Quatermass. Nonostante il ritmo sia decisamente più blando rispetto a quello dei suoi predecessori e ci sia una unica location utilizzata per tre quarti di film, L'ASTRONAVE DEGLI ESSERI PERDUTI è comunque tutt’altro che scontato e ha un finale imprevedibile.Il plot di partenza poi è proprio figo. Frase di lancio: “Ora i marziani siamo noi”.

 

Durante gli scavi nella metropolitana londinese vengono rinvenuti alcuni scheletri antropomorfi ben più vecchi della nascita dell’uomo. Dopo qualche giorno spunta fuori pure un astronave! Mentre l’esercito indaga e cerca di scoprire cosa si nasconda dentro lo scafo alieno, Quatermass intervista gli abitanti della zona e viene a conoscenza di storie che raccontano di spiriti e presenze demoniache.

La situazione precipita improvvisamente quando si scopre che, dentro al velivolo sepolto, non solo ci sono ancora i corpi degli alieni, ma questi hanno anche forma di orribili insetti. L’astronave poi sembra dotata di una forza misteriosa in grado di controllare le menti di alcuni esseri umani. Lo scopo che muove gli alieni è un bieco esperimento cominciato migliaia di anni prima...

 

Esaltato dalla critica specializzata, il film di Roy Ward Baker ha il difetto di essere un po’ troppo lento nella parte centrale, dove la vicenda sembra arrotolarsi su sé stessa, anche se c’è da dire che nell’insieme la storia funziona a meraviglia. Quatermass (qui interpretato da James Donald) si rivela, come al solito, l’unico in grado di intuire il pericolo che sta correndo la nazione ed è proprio grazie al suo ingegno che la fiamma della speranza resta accesa.

Ottimi gli effetti speciali, l’astronave è bellissima e pure gli alieni insettoidi fanno la loro figura.
Il concetto poi non è male e l’idea di dare origine marziana ai terrestri è, per l’epoca, piuttosto rivoluzionaria. Nonostante siano passati più di vent’anni dalla fine della guerra, anche in L’ASTRONAVE DEGLI ESSERI PERDUTI, come nei film della saga che lo hanno preceduto, la paranoia dei bombardamenti è ancora viva e si palesa nel finale, dove la distruzione della città ricorda indubbiamente i raid tedeschi subiti dagli inglesi durante il conflitto.

Bello il marchingegno usato da Quatermass per raccogliere onde celebrali e tradurle in immagini visibili per tutti. Nel plot c’è spazio pure per una sfumatura esistenziale, con tanto di gigantesco alieno che sovrasta la città e ricorda il demonio, proprio mentre per le strade scoppiano tumulti razzisti. Non male.

Curiosità: pare che a dare l’idea per il plot a Nigel Kneale sia stata una notizia, pubblicata tempo prima da un giornale londinese, che raccontava di uno pterodattilo ritrovato vivo all’interno di un macigno da alcuni operai, durante lo scavo di una galleria ferroviaria sulla linea Saint Didier – Nancy nel 1856.
Come è facile intuire però, la vicenda non è mai stata comprovata.



scritto da: Francesco Cortonesi


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