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POSSESSION - recensione

Titolo: POSSESSION
Titolo originale: Possesion
Regia: Peter James
Interpreti:
Anno: 1993

Il successo de L’Esorcista di William Peter Blatty ha creato un vero e proprio filone letterario sul tema della possessione diabolica, negli anni 70 e per buona parte degli anni 80. Fra i titoli più interessanti della seconda decade, vale la pena ricordare POSSESION, dell’inglese Peter James.

 

Tradotto presso di noi da Mondadori per la defunta collana Mystbooks nel 1993 (vi proponiamo qui la copertina) si distingue dal capostipite perché rifugge rituali cattolici e manifestazioni sataniche da manuale: niente diavoli, teste che girano a 360 gradi, vomito verde, levitazioni, preti che brandiscono crocefissi eccetera.

 

Ci troviamo di fronte a una curiosa ghost story, dove la vittima del sortilegio è una donna minacciata dallo spettro del figlio, morto di recente in seguito a un incidente stradale e deciso a procurarsi un nuovo corpo per restare su questa terra e sfuggire alle fiamme dell’Inferno… già, perché la protagonista dovrà fare i conti col passato oscuro del caro estinto, non così candido come sua mamma l’aveva sempre reputato.

 

Abile non solo nel creare atmosfere di terrore ma anche nel barcamenarsi coi meccanismi del giallo, Peter James confeziona un interessante thriller paranormale, dove le manifestazioni ultraterrene e gli spaventi vanno a braccetto col mistery e ci trascinano in un’indagine che vedrà la nostra eroina scavare nella vita e nei sordidi segreti della sua malefica progenie, in cerca di una verità scomoda che potrebbe far luce su una macchinazione legata tanto al passato del giovane quanto al proprio.

 

Tutti abbiamo segreti da nascondere e alcuni possono essere più tenebrosi di altri. Specie quando puzzano di zolfo… l’unica concessione che l’autore fa ai classici del filone è il breve cammeo di un prete cattolico, chiamato dalla mamma-detective a benedire la casa nella speranza (vana) che basti a scongiurare le trame del Maligno.

 

La figura del sacerdote è all’impronta della caricatura e dell’inettitudine; il Bene non può contare su un paladino all’altezza di Max Von Sydow stavolta, bisognerà arrangiarsi da soli.

 

Nella migliore tradizione dell’horror letterario inglese, alla pari con autori celebrati del calibro di Ramsey Campbell e James Herbert,  Peter James ci trascina in un universo ostile e terrificante, popolato da personaggi grotteschi e tuttavia verosimili, conferendo al plot quel taglio realistico che da Stephen King in poi ha fatto la fortuna del genere per quella capacità di immedesimazione che noi lettori cerchiamo in un romanzo del terrore.

 

Una storia che non dà tregua, tesa e ben confezionata, con un taglio cinematografico accattivante e un colpo di scena finale che vale l’attesa.

 

Da recuperare.



scritto da: Corrado Artale


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