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LA NOTTE CHE UCCISI JIM MORRISON - recensione

Titolo: LA NOTTE CHE UCCISI JIM MORRISON
Titolo originale: La notte che uccisi Jim Morrison
Regia: Luigi Milani
Interpreti:
Anno: 2013


Il mondo della musica è un territorio stregato nel quale leggende, maledizioni e fantasmi hanno da tempo pieno diritto di cittadinanza.  I sostenitori della teoria PID (Paul Is Dead) affermano che il vero Paul Mc Cartney sia deceduto nel 1966 in un incidente stradale, e che oggi al suo posto si trovi un sosia. C’è chi crede che alla base del successo del bluesman Robert Johnson ci sia, nientemeno, un patto col diavolo. Il Maligno avrebbe favorito altre band (tra le quali i Led Zeppelin) ricevendo in cambio la possibilità di essere citato in un certo numero di messaggi subliminali.  La figura di Jim Morrison, ambiguamente affascinante in vita, non poteva non produrre la sua leggenda dopo il 3 Luglio 1971, data in cui Pamela Courson, la sua storica compagna, dichiarò di averlo trovato esanime nella vasca da bagno, stroncato da un arresto cardiaco.  (Nel 1971 morirà Jean de Breteuil, conte dissoluto, amico di molte rockstar e spacciatore;  nel 1974 sarà Pam a morire per overdose di eroina;  nei due anni precedenti era toccata la stessa sorte a Brian Jones, Jimi Hendrix e Janis Joplin: abbastanza per far sorgere il sospetto che la CIA avesse un piano segreto per eliminare star scomode, che inducevano i giovani a rifiutare la guerra in Vietnam e a aderire a modelli di vita anticonformisti.  Poiché negli stessi anni i servizi segreti U.S.A. erano impegnati a favorire dittature di destra in America Latina, questa, per chi scrive, non sarebbe un’ipotesi del tutto delirante… ma il libro di Milani non esplora questa possibilità:  meglio dunque tornare all’argomento della recensione).

 


Morrison ha il triste privilegio di essere uno dei fondatori del Club 27, ossia del lungo elenco di rockstar decedute a 27 anni (Brian Jones, Hendrix, la Joplin, Kurt Cobain, per arrivare ad Amy Winehouse).  La sua morte è avvolta nel mistero, e molti (tra questi lo scrittore William Burroughs) hanno giudicato la ricostruzione che ne è stata fatta come “una storia assurda, inverosimile”.  Non sono mancate testimonianze di chi l’avrebbe incontrato dopo il 1971;  è stato lo stesso Ray Manzarek, cofondatore dei Doors, a gettare benzina sul fuoco dichiarando più volte che Jim sarebbe stato capace di giocare lo scherzetto del cambio di identità.  Non è difficile capire, dunque, perché si sia generata una leggenda attorno alla morte di Jim Morrison.  Farsi attraversare la mente per un attimo da affascinanti ipotesi è una cosa, altra e ben più difficile è mettere questo scenario su carta, donargli una consistenza, un’atmosfera, un ritmo.  L'autore ci riesce benissimo, evitando sia la freddezza del documentario che il surriscaldamento della penna del rock’n’roll fan, che avrebbe potuto offrire un ritratto idealizzato e retorico del Re Lucertola.  Niente di tutto ciò;  la narrazione è condotta in modo equilibrato, credibile e sempre coinvolgente.  Luigi Milani, noto al pubblico della fantascienza italiana per la sua partecipazione al movimento connettivista, autore di Nessun futuro, L'estate del Diavolo, e (con Alexia Bianchini) di Eventi bizzarri, si conferma narratore di razza.


Uno dei punti di forza de La notte che uccisi Jim Morrison è la precisione dei molti rimandi biografici che contiene.  La figura di Jim, ma anche quelle di Pam, di Ray Manzarek e del misterioso Jean de Breteuil, sono ricostruite nei dettagli e con una conoscenza perfetta dei loro spostamenti e delle loro caratteristiche.  C’è molto di più:  questo è anche un breve e affascinante romanzo sulla morte, che  sa aprire squarci non solo su altri tempi e altri luoghi, ma anche su dimensioni che di umano hanno ben poco.

 


Le leggende non muoiono, a differenza degli uomini;  per sopravvivere, però, hanno bisogno di essere raccontate e reinterpretate.  Non dev’essere certo stata impresa da poco cimentarsi con questo mito, così presente nell’immaginario collettivo, così emblematico della fine di un mondo e dell’inizio di un altro, così pieno di misteri.  L'autore ne offre un’interpretazione del tutto convincente:  l’uscita di Jim Morrison dalle scene potrebbe essere benissimo accaduta come la descrive.  Anzi:  noi speriamo vivamente che sia andata così.

 

 

La notte che uccisi Jim Morrison è caldamente consigliato, e non solo agli appassionati del rock.  La Dunwich Edizioni ne ha recentemente data alle stampe una versione che contiene anche Scommessa a Memphis, di Mirko Giacchetti, racconto vincitore del contest "Morte a 666 giri".

 

 

 



scritto da: Andrea Berneschi


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