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BAOH - recensione

Titolo: BAOH
Titolo originale: Baoh
Regia: Hirohiko Araki
Interpreti:
Anno: 1984

Una giovane ragazzina è tenuta prigioniera da una misteriosa organizzazione a bordo di un treno. La bambina, Sumire, dotata di poteri psichici, riesce a fuggire ma durante la fuga si imbatte in un altro prigioniero, Ikuro. I due riescono a far perdere le tracce all’ organizzazione ma sono costretti a vivere come vagabondi a causa dei sicari che vengono mandati a cercarli ogni giorno.

 

Grazie agli esperimenti fatti dall’organizzazione su Ikuro, il ragazzo può trasformarsi in una letale macchina di morte: Baoh.

 

La presenza di Baoh è fonte di salvezza per i giovani fuggiaschi ma potrebbe rivelarsi catastrofica per l’umanità e l’organizzazione manda sicari sempre più forti e violenti per fermare i due ragazzi.

 

Pubblicato tra l’84 e l’85, BAOH è tra i lavori di Hirohiko Araki che precedono la sua monumentale serie de le bizzarre avventure di Jojo.

 

BAOH si distingue tra i suoi altri lavori pre-Jojo per essere stata la prima serie su cui ha fatto un uso massiccio della violenza grafica, non risparmiandosi in dettagli truculenti e scioccanti. La storia è ricca di sequenze gore che fanno da preambolo a quelle che si vedranno poi nella serie di Jojo.

 

Anche a livello narrativo BAOH si distingue per un continuo uso della voce narrante, che interviene spesso per spiegare, con grande cura per i dettagli, gli strani poteri del protagonista.

 

Elementi tipici di Araki si ritrovano facilmente in questa storia: il concetto di avventura intesa come viaggio attraverso luoghi più o meno conosciuti, l’amicizia virile che lega il protagonista ad un personaggio secondario ed antagonisti esagerati e sopra le righe, come il domatore di babbuini mutanti o il sicario cyborg.

 

A condire il tutto c’è lo stile visivo di Araki, che malgrado non abbia ancora raggiunto i livelli che vedremo su Jojo, riesce comunque a regalare sequenze degne di nota, grazie ad uno storytelling preciso e pulito, anche se non molto originale e bel lontano dal suo stile attuale.

 

Malgrado l’ ottimo ritmo narrativo, BAOH, anche a causa della sua brevità, rimane comunque un’opera minore, che cura molto di più la trama e gli elementi violenti rispetto al carattere dei suoi protagonisti, e rimangono invece molto scialbi e poco interessanti.

 

In definitiva: può risultare interessante e godibile per chi cerca un po’ di intrattenimento leggero ma chiunque voglia di più dovrà cercare altrove.

 



scritto da: Matteo Moretti


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