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A DOPPIA FACCIA - recensione

Titolo: A DOPPIA FACCIA
Titolo originale: A Doppia Faccia
Regia: Riccardo Freda
Interpreti: Klaus Kinsky, Margaret Lee, Christiane Kruger, Sidney Chaplin, Luciano Spadoni, Annabella Incontrera
Anno: 1968

Riccardo Freda alle prese con un giallo gotico ((l’enorme villa, un paio di temporali) dalle intense sfumature erotiche. Non pienamente a suo agio nel thriller, il regista riesce comunque a cavarsela abbastanza bene, grazie anche a un Kinsky più calibrato del solito, che qua interpreta il vedovo di una ricchissima industriale, che lo ha nominato erede universale.

 

Attraverso un filmato amatoriale, Kinsky scopre che la donna è in realtà ancora viva. Per questo si spinge in una rischiosa e labirintica indagine tra giovani sbandati e untuosi pornografi; fino a quando la trappola tesagli non scatta, imprigionando però la vera mente dietro alla complessa macchinazione.

 

Una serie di belle presenze femminili completamente discinte (per altro il film venne rieditato in una versione con inserti pornografici in Francia) infioretta l’azione di A DOPPIA FACCIA. Riccardo Freda crea la giusta tensione, anche se talora sembra mancare di grinta. Si concentra più sul “look” e sul “decor” che non sulla storia, di per sé alquanto stiracchiata e con un finale non del tutto sorprendente.

 

Freda e collaboratori riescono comunque a costruire uno spettacolo più che dignitoso, sebbene decisamente al di sotto dei titoli prettamente gotici (L’Orribile Segreto Del Dottor Hichcock, 1962, Lo Spettro, 1963) del regista alessandrino.



scritto da: Michael Wotruba


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