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DAL PROFONDO DELLE TENEBRE - recensione

Titolo: DAL PROFONDO DELLE TENEBRE
Titolo originale: Beneath Still Waters
Regia: Brian Yuzna
Interpreti: Michael McKell, Raquel Meroño, Charlotte Salt, Patrick Gordon, Manuel Manquiña, Pilar Soto, Diana Peñalver
Anno: 2005

La storia presenta, fin dall'inizio, un'atmosfera quasi da sogno, in cui due adolescenti decidono di arrivare in una città che da lì a poco verrà sommersa da una diga. Lì trovano una chiesa che racchiude alcune persone in catene. Yuzna non si affida al facile effetto, ma crea un'atmosfera di attesa e suspence unica, con la presenza del "male" che arriva nel finale a sommergere tutto, come la diga ha fatto con la città.

 

E' questa la dote del grande regista: saper giocare con il pubblico tenendo sempre alta la tensione.
DAL PROFONDO DELLE TENEBRE stupisce per i suoi movimenti di macchina, per una regia in stato di grazia, per il perfetto connubio tra narrazione e messa in scena.

 

Il destino di Brian Yuzna è stato però infausto. L'aver girato un capolavoro assoluto del cinema horror più dissacrante che porta il nome di Society, è stato per lui anche il suo peggior errore. Da allora il suo nome è stato quello delle grandi attese deluse: i fan lo hanno odiato e la critica lo ha massacrato. Eppure Yuzna è stato e sarà uno dei maggiori registi del genere, con e senza Society, dotato di un bel talento visivo, fantasioso, a volte sciagurato nel suo excursus creativo e, soprattutto, di grande coraggio. 

 

I suoi detrattori lo apprezzano di solito solo come produttore (Re-Animator e From Beyond di Gordon), ma Yuzna non ha mai smesso di mettere su pellicola la sua personale poetica, incurante di tutti e arrivando a stabilirsi in Spagna, per creare in società la Fantastic Factory, piccola (ma non troppo) casa di produzione specializzata in horror.

 

Già nei primi minuti di DAL PROFONDO DELLE TENEBRE abbiamo echi da Lovecraft (i dipinti diabolici, la chiesa dagoniana, un culto sotterraneo blasfemo), scene di orrore inaspettato (la mandibola aperta del ragazzino) e un gusto citazionistico notevole (in un cinema si proietta un film con Paul Naschy, attore per Yuzna in Rottweiler, con il cattivo dall'aspetto simile all'Angus Scrimm di Phantasm ). Ci sono momenti di splatter estremo, ma Yuzna non si affida solo a quelli, anche se va detto che scene come quella delll'uomo che ridendo si automutila rimangono fortemente impresse.

 

Il regista poi, qua è al suo top visivo: gira una scena orgiastica come ai bei tempi di Society, arrivando a mostrare preti e suore in odor di sadomaso, con un occhio alla critica sociale che da sempre lo contraddistingue. Gli attori sono tutti molto bravi e un applauso va alla bella Raquel Meroño, già vista e apprezzata in Dagon di Gordon e in The Mark di Equizzi.

 

In definitiva, un film davvero interessante che merita una visione. Una sorpresa inaspettata che non deluderà tutti coloro che hanno apprezzato i film più conosciuti di questo controverso regista.



scritto da: Andrea Lanza


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