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ANTROPOPHAGUS - recensione

Titolo: ANTROPOPHAGUS
Titolo originale: Antropophagus
Regia: Joe D'Amato
Interpreti: Tisa Farrow, Saverio Vallone, Serena Grandi, George Eastman, Margaret Mazzantini, Mark Bodin, Zora Kerowa, Simone Baker
Anno: 1980

Un gruppo di giovani si offre di accompagnare una ragazza incontrata per caso ad Atene su un'isola ellenica apparentemente disabitata. Quella che doveva essere una gita di piacere si trasforma in un destino sanguinoso già predetto dalle carte ed inesorabile nel suo crescendo. Uno ad uno i ragazzi verranno uccisi orrendamente da una mostruosa creatura cannibale.

Joe D’Amato
inaugura con 30 anni d’anticipo il filone delle vacanze horror portato alla ribalta nel Terzo Millennio da successi come Hostel e Turistas. Una delle pellicole più terrificanti del grande artigiano italiano. Una cosa che non smetterà mai di stupire è la capacita del buon vecchio Aristide Massaccesi di camaleontizzarsi in una miriade di generi, mischiandoli fra loro e portandoli alla loro massima espressione, anche grazie alla rara dote di saper fare cinema.

ANTROPOPHAGUS
è la summa del suo cimento horror non tanto per gli effetti splatter invero oggi alquanto superati (ma la scena in cui il mostro mangia il feto di Serena Grandi fa ancora il suo porco effetto), quanto per l'uso sapiente della tensione e delle inquietudini che possono nascere su una tranquilla isoletta greca, trasformatasi in una location da incubo.

Il senso di angoscia cinematografica è alimentato da un uso magistrale della soggettiva che non inquadra mai il ricco proprietario dell'isola (il grande George Eastman, attore feticcio di Joe D'amato) divenuto un orrendo cannibale dopo essere scampato ad un naufragio ed aver sconfitto la fame grazie alle tenere carni della sua famigliola.

Aristide Massaccesi non ci risparmia scenografie da incubo in cripte e cimiteri, boschi nella tempesta ed insopportabili attese in cui qualcosa deve succedere. Questo è horror puro e come tale ci regala un'ora e mezza di autentico terrore in cui tremerete udendo rumori sospetti ed ogni tanto, inevitabillmente, sarete vinti dalla tentazione di voltare lo sguardo dietro le vostre spalle per vedere se c'è qualcuno.

Un titolo vivamente consigliato da rivedere, riscoprire e diffondere alle nuove generazioni.



scritto da: Alberto Genovese


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