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ZODIAC - recensione

Titolo: ZODIAC
Titolo originale: Zodiac
Regia: David Fincher
Interpreti: Jake Gyllenhaal, Robert Downey jr., Mark Ruffalo, Anthony Edwards, Brian Cox, John Carroll Lynch, Richmond Arquette
Anno: 2007

Dal best-seller di Robert Graysmith la storia vera delle indagini su Zodiac, l'imprendibile maniaco omicida che terrorizzò la popolazione di S.Francisco negli anni '70. Buon cast per un film-reportage di solida fattura, a metà strada fra il thriller e l'inchiesta giornalistica.

 

Zodiac è probabilmente il serial killer più sfruttato dalla narrativa del brivido dopo Jack Lo Squartatore. La lista di film e libri a lui dedicati è lunga; fra i titoli più famosi portati sul grande schermo rammentiamo il Dirty Harry di Don Siegel e L’Esorcista III di William Peter Blatty. Ma cos’è che lo rende così sinistramente popolare?

Probabilmente il fatto che, come il suo antenato londinese, non sia mai stato catturato; e naturalmente il suo atteggiamento di sfida, evidenziato dalle lettere sarcastiche e minacciose che spediva ai giornali per annunciare nuovi delitti. Una perfetta incarnazione del male, insomma; consapevole del proprio carisma e deciso a sfruttarlo per ottenere l’attenzione che la sua megalomania bramava. Forse è per questo che Fincher ha scelto di incentrare la narrazione sul piano psicologico, sottolineando l’effetto che l’ondata di crimini commessi dal mostro ebbe sulla popolazione di S. Francisco.

L’autore del libro da cui è tratto il film, Graysmith, era un vignettista del S. Francisco Chronicle la cui ossessione per il caso lo inghiottì, trasformandolo in un detective dilettante e mandando in rovina il suo matrimonio; il cronista preso di mira dal killer ci rimise la carriera, affogando la frustrazione nell’alcol e mollando il lavoro al Chronicle in cambio di incarichi presso tabloid di infima categoria.

Come spesso succede insomma, il terrore fece più vittime di quelle ufficialmente elencate; non morti ammazzati, ma anime dilaniate dalla consapevolezza di quanto un simile incubo possa rivoltare l'esistenza come un calzino. Sospetti, mezze verità, drammi personali; una galleria di personaggi credibili per una messinscena che guarda ai true crime in celluloide realizzati da Richard Fleischer tra la fine degli anni ’60 e i primi ’70 (Lo Strangolatore Di Boston, L’Assassino Di Rillington Place n°10 ), improntati al realismo e alieni da tentazioni sensazionalistiche.

Carina la citazione al Dirty Harry di Siegel (i protagonisti lo guardano al cinema); convincente prova recitativa di Mark Ruffalo, a metà strada fra il Tenente Colombo televisivo e l’ossessionato sergente Lloyd Hopkins dei romanzi di James Ellroy.



scritto da: Corrado Artale


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