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GRUDGE 2 (THE) - recensione

Titolo: GRUDGE 2 (THE)
Titolo originale: Grudge 2 (The)
Regia: Takashi Shimizu
Interpreti: Sarah Michelle Gellar, Amber Tamblyn, Edison Chen, Arielle Kebbel, Takako Fuji, Sarah Roemer, Matthew Knight
Anno: 2006

Il sequel americano vale più del seguito giapponese e si avvicina come bellezza al primo capitolo.
Paga il rozzo obolo di voler razionalizzare l'irrazionalizzabile, quando il male è Male assoluto, ma è un prezzo ragionevole nel passaggio Oriente-America.

Con Ring 2 si era fatto di peggio, banalizzando un remake che aveva saputo non far sfigurare il modello, inventando storielle patetiche di bambine in cerca di affetto e di cervi assassini. Shimizu, invece, si riappropria della sua creatura riproponendo una struttura atemporale ancora più sfaccettata e incomprensibile rispetto all'originale.

 

Il rancore di una persona assassinata non finisce con la morte, ma continua in una catena di maledizioni e di vendette ultraterrene. Questo è l'incipit che collega e muove la saga nippo-americana di The Grudge. In principio c'era uno stupendo, surreale Ju-on, nato dalla mente creativa di Takashi Shimizu che rispolverava la già logora Ring - Mania in un'ottica diversa e paurosissima. Il male, come impareranno presto anche colleghi talentuosi come Jaume Balaguero, è un'entità senza nome.

E' vero, tutto parte da un omicidio e da una donna che non dimentica neppure dopo la sua fine, ma i tasselli sono molteplici e già in questo primo capitolo di una lunga serie il tempo acquista una dimensione a la Borges, le singole vicende umane si incastrano in un progetto più grande e il terrore diventa arcaico, quasi da favola nera per bambini. Tutto accade senza perché. E forse per questo fa ancora più paura.

Il sequel (girato come ogni film dal suo creatore) non sarà all'altezza, pur avendo buone idee e si perderà in una lamenti esagerati e in un finale ciclico che ricongiunge la saga con il prototipo di Nakata. Ma peggio ancora sarà il remake americano che tradirà le premesse in un ripetersi stupido e stanco dei soliti cliché del ciclo. Qualcosa di tanto terribile da strapparsi i capelli dalla rabbia,  capendo che ormai Ju-On – The Grudge non spaventa e non sa dire nulla di nuovo.

THE GRUDGE 2
acquista il valore di un incubo surrealista, le certezze vengono ancora più minate rispetto al precedente lavoro, qualcosa di così avanguardistico da non essere lo scontato horror per masse. Gli specchi, le case, gli appartamenti vengono privati della propria dimensione, i fantasmi possono diventare parte di noi e della nostra carne, in una sceneggiatura che sa accompagnare bene l'estro visionario del regista.

Passato e presente si assottigliano fino ad assomigliarsi e a confondersi, le certezze svaniscono davanti a fantasmi che inseguono la Vendetta per eccellenza, quella senza nome di cui tutti siamo colpevoli. In quest'epoca di remake davvero deludenti, THE GRUDGE 2 arriva con la potenza di un'atomica devastante, un film da cui non ci si aspettava nulla e che invece offre moltissimo.

La storia è un pretesto per un'idea di cinema horror incredibilmente originale. Shimizu, dopo il suo capolavoro Marebito, dimostra di essere uno dei nomi di punta dell'horror moderno, capace ancora di far rabbrividire con il semplice muoversi di una porta cigolante. Il suo è lo stile di un poeta impetuoso e romantico.



scritto da: Andrea Lanza


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