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IMAGICA - recensione

Titolo: IMAGICA
Titolo originale: Imajica
Regia: Clive Barker
Interpreti:
Anno: 1991

John Zacharias detto “Gentle” dimostra quarant’anni ed è dotato di fascino, intelligenza e coraggio, qualità che probabilmente non ha mai saputo impiegare troppo bene (siamo negli anni ’90, prima della crisi economica): vivacchia dipingendo falsi su commissione e frequenta gli ambienti della bohéme londinese. Può ricordare con esattezza solo gli avvenimenti degli ultimi dieci anni e non conosce neanche la propria vera età anagrafica, ma non gliene importa neanche più di tanto: probabilmente la sua vita è sempre stata il tragicomico disastro che è oggi. Judith, una sua ex newyorkese, condivide con lui il problema delle amnesie; quello che non può scordare è la tormentata storia d’amore che hanno vissuto insieme. Quando il marito geloso di lei assolda un killer per ucciderla, si innesca una reazione a catena che cambierà per sempre le loro sorti e forse anche quelle del mondo intero. Pie, il killer che è stato ingaggiato, è solo all’apparenza un essere umano. Indizi sempre più incalzanti suggeriscono che sia un fuggiasco proveniente da un’altra dimensione.

 

La nostra Terra, come scopriremo presto, è solo il quinto di cinque mondi paralleli, chiamati Domini e, mentre gli altri quattro sono collegati tra loro, il nostro è l’unico ad essere “non conciliato”, separato dal resto della creazione da un abisso spazio/temporale abitato da esseri mostruosi. Esistono porte che permettono il passaggio tra il nostro mondo e gli altri, porte che in certi periodi, o sotto l’influsso di poteri particolari possono essere aperte. Alcuni Maestri, tra cui Cristo e il Conte di Saint-Germain, hanno passato tutta la loro vita cercando di aprire definitivamente queste porte, altri (in primis un’associazione segreta che comprende la crema dell’aristocrazia inglese) hanno cercato di sigillarle per sempre.

 

Quello del viaggio nei mondi paralleli è uno dei temi ricorrenti della poetica di Clive Barker, fatto evidente anche considerando solo le sue più famose opere cinematografiche. Ogni horror fan che si rispetti ricorderà, ad esempio, lo spiraglio che si apre sul mondo dei supplizianti in Hellraiser (dal romanzo Schiavi Dell’Inferno) o la città sotterranea di Cabal. In altri romanzi (Apocalypse, Everville, Weaveworld, Il Ciclo di Abarat) il tema dell’altro mondo è maggiormente sviluppato, si trova al centro della trama; questo per IMAGICA è vero al massimo.

 

Il viaggio interdimensionale di Gentle, Pie e degli altri personaggi si snoda attraverso le meraviglie dei mondi paralleli, ma anche tra le tante loro meschinità, bassezze, luoghi squallidi e degradati. Anche nelle altre dimensioni si può fare la fame, ci si può annoiare in una stazione ferroviaria o si può rischiare di morire congelati sulla cima di una montagna. A dominare, più che le categorie dell’orrido e del meraviglioso, è il “diverso”; come recitava il dialogo tra John Travolta e Samuel Jackson in Pulp Fiction (che si riferiva al contrasto tra le usanze presenti negli Usa e quelle dei paesi europei) la cosa divertente è proprio osservare le piccole differenze. Per molti degli abitanti umanoidi dei Domini la nostra vecchia Terra è un paese esotico e favoloso, come per noi lo è il loro. Copiano le nostre mode, collezionano i nostri oggetti. Il loro è un mondo preindustriale: sanno produrre veicoli a motore, ma ognuno è costruito e decorato in modo originale, come un oggetto di alto artigianato. Ci sono città, villaggi, mari, ospedali psichiatrici. Si incontrano filosofi, rudi soldati, gruppi di pastori, politici, schiavi della droga, adepti a sette segrete.

 

Non mancano inoltre i nemici terribili da affrontare: due sono in particolare quelli che ordiranno le fila di agguati, complotti e inseguimenti. Il primo è l’Autarca, un tiranno che regna nei quattro Domini conciliati, il cui potere assolutistico è minacciato da sedizioni e rivolte. Dispone di grandi eserciti composti da appartenenti a tutte le razze e li usa in modo spietato: massacra villaggi e distrugge città solo per il sospetto di un’insubordinazione, seda le proteste universitarie condannando a morte tutti gli studenti e ordinando poi che i loro cervelli siano estratti dai crani e disposti in bella mostra lungo le strade. Il secondo nemico è l’Imperscrutato stesso, il Dio autoritario e vendicativo che regna nei cinque mondi attraverso i Nullianac, mostruosi agenti che non si fanno scrupoli a commettere le peggiori atrocità per difendere la sua causa.

 

Questo romanzo, che il maestro di Liverpool ha dichiarato recentemente essere il suo preferito, è probabilmente anche il suo capolavoro. Maurizio Colombo lo definiva così nel terzo dylandoghiano Almanacco Della Paura (1993): “[…] una specie di ibrido tra Il Signore Degli Anelli e il Nuovo Testamento. […] un’opera audace, arrogante e sovversiva”. Questa definizione è molto evocativa, ma va presa con le dovute cautele: di Tolkien qui c’è veramente poco e la teologia che viene proposta al lettore è, per fortuna, totalmente eretica. I mondi immaginati da Barker hanno una loro originale mitologia, che non sfigura accanto a quella delle opere di pionieri del genere fantastico come Lewis Carroll, Lovecraft, Borges (tutte fonti citate da Barker nelle interviste) e che forse supera quella del kinghiano ciclo della Torre Nera.

 

Ogni volta che ci parla di altri mondi, è al nostro che Barker si riferisce, in chiave satirica, drammatica o filosofica. Se ha ragione Umberto Eco sostenendo che la differenza tra letteratura "di consumo" e letteratura "alta" è il fatto che quella "di consumo" ripete degli stereotipi, mentre quella "alta" dice qualcosa di nuovo, qui ci troviamo inequivocabilmente all’interno della seconda categoria. Barker evita i cliché del fantasy o dell’horror e si impegna per offrire al lettore immagini mai viste prima e spunti originali sui grandi temi: il sesso, Dio, l’amore, la morte. Certo, le sue intuizioni non si possono prendere troppo sul serio, ma spesso si rivelano geniali e ricche di echi profondi. Mentre rappresenta il rapporto sessuale tra un umano e la creatura di un’altra dimensione ci accorgiamo che sta riscrivendo, attualizzandola, la scena cardine di Dracula. Se racconta delle lotte del Dio maschile contro le divinità femminili preesistenti, al lettore vengono in mente le teorie sul culto preistorico della Grande Madre o le opere di Robert Graves. Quando scherza con miracoli e passi famosi della Bibbia sentiamo che la sua prosa elegante non è improntata a un facile atteggiamento di blasfemia, ma semmai all’elogio della libertà di ricerca spirituale. Barker, infine, è capace di rappresentare un omicidio a Londra o una sanguinosa rivolta nella città di un’altra dimensione facendo sempre trapelare la sua concezione disincantata e tragica, quasi leopardiana, della vita: noi esseri umani, alla pari dei demoni familiari, degli Oethac, dei Mystif e delle altre creature dei Domini, ci riveliamo essere figure fragili, confuse, fuorviate dalle nostre passioni, dal nostro egoismo; solo l’amore, il sogno e l’avventura (l’impegnarsi per una giusta causa) possono salvarci e portare un barlume di magia nelle nostre vite.



scritto da: Andrea Berneschi


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