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SCALA DELLA FOLLIA (LA) - recensione

Titolo: SCALA DELLA FOLLIA (LA)
Titolo originale: Dark Places
Regia: Don Sharp
Interpreti: Christopher Lee, Joan Collins, Herbert Lom, Jane Birkin, Jean Marsh, Robert Hardy, Roy Evans, John Levene
Anno: 1973

Un uomo riceve in eredità una casa, dove all'interno è nascosta una valigia piena di soldi. Nel frattempo, una donna (Joan Collins) si finge innamorata di lui per cercare di impossessarsi del bottino, con la complicità di uno psichiatra (Christopher Lee).

 

La villa sembrerebbe abitata da presenze arcane e, mentre il proprietario cerca di capire dove sia nascosto il denaro, accade qualcosa di strano: caduto vittima di uno sdoppiamento di personalità, l'uomo si trova a rivivere le vicende del vecchio proprietario di casa, impazzito dopo una serie di tragici eventi...

 

LA SCALA DELLA FOLLIA è un thriller psicologico mascherato da ghost story. Inizialmente, il film di Sharp ha tutta l'aria della classica storia di fantasmi (rumori strani, presenze misteriose ecc.), ma dopo un po' diventa chiaro che l'intento del regista è quello di prendere altre vie. Anche se con qualche lentezza, la storia riesce a funzionare e la presenza del veterano Christopher Lee aggiunge punti al risultato finale. Un applauso va poi a Joan Collins, che qua veste i panni (con grande classe, va detto) di una ragazza sensuale, cinica, venale e incline alla menzogna.

 

Siamo alle prese con una storia di complotti e schizofrenia e anche se LA SCALA DELLA FOLLIA non presenta un ritmo da cardiopalma e elementi particolarmente originali, c'è da dire che alla fine il piatto non è troppo insipido e una sufficienza piena riesce a guadagnarsela, anche se sarebbe servita più tensione e qualche colpo di scena ben piazzato. Nulla di tutto questo invece, ma Sharp pur avendo una scrittura piuttosto elementare, riesce a tenere in piedi la storia fino alla fine.

 

Se siete amanti di torbide vicende all'interno di grandi dimore potrebbe piacervi, se invece siete in cerca di spunti innovativi o di storie originali lasciate pure perdere. Non impenna mai, ma nemmeno precipita. A voi la scelta.



scritto da: Federico Lazzeri


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