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NON APRITE QUELLA PORTA: L'INIZIO - recensione

Titolo: NON APRITE QUELLA PORTA: L'INIZIO
Titolo originale: Texas Chainsaw Massacre : The Beginning
Regia: Jonathan Liebesman
Interpreti: Jordana Brewster, Taylor Handley, Diora Baird, Matt Bomer, R. Lee Ermey, Andrew Bryniarski, Lee Tergesen, Terrence Evans
Anno: 2006

Dopo tanti sequel e un remake, poteva mancare il prequel di quello che è probabilmente il più sadico horror mai girato? Ovviamente no: la politica hollywoodiana è ben nota in questo genere di operazioni.  Aumentata di parecchio la dose del ribrezzo, niente del repertorio blood & gore ci viene risparmiato: gambe spezzate a martellate, parti mostruosi, tagliole, amputazioni, banchetti antropofagi, vampirismo, sgozzamenti…
Non c'è ovviamente molta originalità, ma è da vedere.


Contando su un soggetto di David J. Schow (acclamato autore di racconti dell'orrore nonché della sceneggiatura di The Crow ), NON APRITE QUELLA PORTA:L'INIZIO vede al timone Jonathan Liebesman, in passato realizzatore di pellicole horror come Darkness Falls.

Assistiamo alla genesi di Faccia di Cuoio e della peculiare filosofia alimentare dei suoi familiari (l'idea di fondo era che il gigante psicotico e amante della motosega fosse un trovatello adottato); la sceneggiatura si ricollega in maniera palese al remake del film di Hooper, ma stavolta vengono banditi i deplorevoli risvolti politically correct della puntata precedente (nessun Rambo in gonnella che sfida Leatherface, grazie al cielo).

Come già avveniva nel remake di Le Colline Hanno Gli Occhi, anche stavolta gli intenti satirici sono palesi. Non che nell'ultima puntata mancassero, ma come abbiamo già detto i risvolti reazionari da slasher d'altri tempi qua sono accuratamente evitati.

Niente verginelle nemiche della marijuana e quindi destinate alla salvezza (vedi lezione sugli slasher nel celebre Scream di craveniana memoria), nessun finalino consolatorio con prodi eroi che partono alla riscossa; il male trionfa, e lo fa senza mezze misure.

Lee Ermey veste ancora i panni dello sceriffo psicopatico, ma con qualche marcia in più; stavolta apprendiamo che è un reduce di guerra, ultranazionalista e nemico di disertori, hippies e quanti a suo parere attentano ai sacri valori dell'America e dell'ideale medio-borghese del nucleo familiare.

Come nelle pellicole del terrore realizzate dall'inglese Peter Walker negli anni ‘70, i vecchi qui incarnano le forze reazionarie che pasteggiano su giovani inermi  (letteralmente, in questo caso); e se anche i contestatori hyppies abbandonano gli slogan all'insegna del pacifismo per trasformarsi in teppisti motorizzati, armati fino ai denti e dediti alla rapina, il quadro di un'America fine anni '60 che sembra aver perso completamente la bussola è completo. Anime candide, astenersi!



scritto da: Corrado Artale


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