a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z 123




BUG - recensione

Titolo: BUG
Titolo originale: Bug
Regia: William Friedkin
Interpreti: Lynn Collins, Harry Connick Jr, Ashley Judd, Michael Shannon, Brían F. O'Byrne, Neil Bergeron
Anno: 2006

In BUG ritroviamo un po' tutti gli elementi perturbanti del cinema di Friedkin, sebbene sia arduo legarlo alle produzioni di genere (lo hanno definito un horror, ma non lo è più di quanto fosse possibile etichettare come tali i polanskiani Repulsion e L'Inquilino Del terzo Piano). E' un dramma sulla follia che qualcuno ha considerato vicino ai racconti più estremi e provocatori di Philip Dick, ma che si può anche interpretare come una rilettura laica de L'Esorcista.


 

William Friedkin è uno di quei registi hollywoodiani capaci di scuotere il pubblico affrontando anche copioni destinati al circuito popolare di puro intrattenimento, grazie alla sua visione personalissima e graffiante del mondo che ci circonda.

 

Lo ha dimostrato con pellicole di successo come L'Esorcista (non solo un horror, ma un viaggio nei meandri più oscuri dell'animo umano), Il Braccio Violento Della Legge (crime story che ci trascina nell'inferno personale di un poliziotto ossessionato dalla propria missione), Cruising (thriller morboso e controverso sulla repressione sessuale che all'uscita in sala fu accusato di discriminazione nei confronti dei gay) e Vivere E Morire A LA (in assoluto il poliziesco più dark e olezzante di morte mai girato). 

 

Gli elementi in comune con L'Esorcista non mancano: in entrambi i film l'orrore si insinua nel tessuto quotidiano in sordina, preceduto da inquietanti segnali premonitori (là erano i rumori provenienti dalla soffitta, qui sono delle telefonate mute che perseguitano la protagonista); e quando la minaccia finalmente si manifesta, lo fa in tutta la fisicità e repulsione che il cinema dell'orrore è in grado di creare.

 

Piaghe psicosomatiche, crisi epilettiche (i contorcimenti dell'ex-soldato sul letto ricordano fin troppo le allucinanti acrobazie dell'allora dodicenne Linda Blair), automutilazioni (la scena col dente strappato senza anestesia supera in ribrezzo la pur raccapricciante deflorazione col crocefisso girata da Friedkin nell'ormai lontano 1973), omicidi. E come ne L'Esorcista, anche qui le vittime del Male sono quanti cercano di aiutare il posseduto.

 

Se Padre Merrin spiegava che i veri bersagli del Maligno sono i parenti della piccola invasata, spinti dalla disperazione a credere che la vita sia solo marciume e tenebra, stavolta è la donna che si prende cura di un povero soldato in preda a deliri psicotici a pagare lo scotto, facendosi risucchiare dalle fantasie paranoiche del suo amante e divenendone a sua volta succube. 

 

Il vero mistero non è scoprire se le teorie cospirazioniste di Peter abbiano un fondamento o siano solo frutto dell'immaginazione di un pazzo; quel che veramente ci sconvolge è la totale accettazione con cui la sua nuova compagna ne abbraccia l'insensatezza, scivolando a sua volta nel baratro della malattia mentale. In parte è colpa della solitudine, certamente (“perché vuoi strapparmi l'unica cosa che mi è rimasta?” inveisce contro un'amica che cerca di farla rinsavire allontanandola da Peter); ma da sola questa spiegazione non basta.

 

La morale disturbante di questa nerissima favola è che la follia ha un suo fascino consolatorio; accoglierla significa dare un senso a tutto ciò che va storto nelle nostre vite, senza che le spiegazioni illogiche che escogitiamo per ottenere questo risultato abbiamo importanza.

 

Allo stesso modo in cui Ellen Burstyn ne L'Esorcista finisce per aggrapparsi con disperazione all'idea che la figlioletta sia posseduta da un demonio, al punto da aggredire verbalmente lo scettico Padre Karras che cerca una spiegazione più razionale (credere all'esistenza del diavolo equivale a dare un senso al Male e presuppone la possibilità di combatterlo e vincerlo), la donna frustrata di BUG condivide le tesi complottistiche di Peter perché è più facile credere che tuo figlio sia stato rapito dalla CIA che accettare l'eventualità che sia scomparso semplicemente perché sei stato un genitore imprudente.

 

I sensi di colpa sono ben più terribili da affrontare rispetto all'idea che esistano i diavoli o che il governo ti abbia impiantato dei parassiti geneticamente mutati sotto la pelle a scopo sperimentale. Come giustamente rilevava Conrad nel suo Cuore Di Tenebra, è già qualcosa poter scegliere fra gli incubi.



scritto da: Corrado Artale


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