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SFERA - recensione

Titolo: SFERA
Titolo originale: Sphere
Regia: Berry Levinson
Interpreti: Dustin Hoffman, Sharon Stone, Samuel L. Jackson, Peter Coyote, Liev Schreiber, Queen Latifah, Marga Gómez
Anno: 1998

Da un romanzo di Michael Crichton. Uscito sulla scia del successo di Punto Di Non Ritorno, SFERA è un film caotico, con una regia ingabbiata nei limiti di un budget destinato in gran parte al super cast e alla realizzazione di alcuni effetti speciali tra l’altro non particolarmente efficaci. Peccato perché le premesse erano buone davvero.

 

ll celebre psicologo Norman Goodman, autore di un famoso saggio che tratta il modo corretto di entrare in contatto con una civiltà extraterrestre, viene convocato dal governo nel bel mezzo dell’oceano Pacifico, a causa di un clamoroso ritrovamento che potrebbe cambiare i destini dell’umanità.

 

In una fossa abissale è infatti stato rivenuto quello che sembra essere a tutti gli effetti un veicolo spaziale e che le prime analisi sembrano far risalire a 300 anni prima. Insieme a un matematico, una biochimica, un linguista e alcuni militari, Goodman sarà costretto a scendere nelle profondità marine per indagare sull’incredibile enigma.

 

E’ vero, il cast è ottimo, l’incipt non è male per niente e la storia viene da uno dei migliori romanzi di Crichton. Eppure è bene non illudersi, perché SFERA è un film fondamentalmente inutile, confuso e a tratti terribilmente noioso che fa passare persino la voglia di conoscere la fine della vicenda.

 

Anche il premio Oscar Berry Levinson qui sembra smarrito, costretto a creare esclusivamente inquadrature strettissime a causa di un budget che evidentemente non consente di fare di meglio. Del resto, a ben guardare, ha a sua disposizione solo due locations e tanti effetti digitali spesso fuori luogo, per non parlare di un montaggio così delirante, da far sembrare SFERA un collage di videoclip girati dentro una piscina. Fare bene era dura anche per uno come lui. In definitiva, quello che rimane è soltanto un’operazione commerciale basta più sui nomi dei coinvolti che sulle loro reali potenzialità artistiche. Peccato.

Curiosità: il film arrivò in Italia solo tre mesi dopo Punto Di Non Ritorno e si aggiudicò la sfida al botteghino.

 

Curiosità numero 2: Berry Levinson nella sua lunga carriera ha avuto un alto numero di riconoscimenti internazionali tra cui 5 nomination al premio Oscar. La celebre statuetta è riuscito ad ottenerla nel 1989 con Rain Man.



scritto da: Francesco Cortonesi


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