a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z 123




THE FOLLOWING - recensione

Titolo: THE FOLLOWING
Titolo originale: THE FOLLOWING
Ideatore: Kevin Williamson
Anno: 2013

Ryan Hardy (Kevin Bacon), un ex-agente FBI distrutto dai sensi di colpa e dotato di pacemaker, viene sfidato dalla sua nemesi: Joe Carroll (James Purefoy), ex-docente di letteratura, scrittore carismatico, serial killer.

Joe, da sempre appassionato della poesia romantica e delle opere di Edgar Allan Poe, durante un periodo di prigionia ha messo in piedi una sorta di setta (ma forse la definizione più adatta è: un network) composta da suoi fan; li ha plagiati sfruttandone le debolezze o la ricerca di trasgressione; ora reputa sia giunto il momento di scatenarli contro la società, e soprattutto contro Hardy.

 


The Following, nata dalla mente di Kevin Williamson (uno dei creatori della saga di Scream) è un’interessante serie tv che più che puntare sullo splatter mira a creare un’atmosfera palpabile e inquietante di complotto. Nessuno più è fidato, tutti potrebbero essere agenti “dormienti” del gruppo nemico: Carroll è riuscito a far penetrare i tentacoli della sua organizzazione anche all’interno delle forze dell’ordine. La lotta tra la Polizia e la Setta di Carroll, che nasce come un’indagine complessa ma tutto sommato di routine, finisce per trasformarsi in una specie di guerra civile.

 

Tra i punti di forza della serie c’è la caratterizzazione degli adepti alla setta, dei loro meccanismi psicologici (i loro sentimenti verso il capo, le interazioni tra membri, il modo in cui affrontano le situazioni di pericolo). I follower sono tipi diversissimi: si va dalla groupie scatenata, all’edonista, al timido in cerca di appartenenza, al paramilitare psicotico; altrettanto diverse le armi che vengono usate nei delitti (pistole, mitragliatori, mazze, fucili subacquei, sparachiodi, coltelli). Gli adepti non vanno sempre d’accordo, e tra loro possono nascere vere e proprie faide. Un po' meno convincenti risultano invece, per dirla tutta, i personaggi di Hardy e Carroll, che non riescono fino in fondo ad evitare i cliché del supersbirro e del supercriminale. I meccanismi della suspense funzionano, ma non sempre c'è originalità ...

 

Chi entra nella setta e offre al leader carismatico tutto se stesso lo fa per soddisfare il desiderio di appartenenza e per dare un qualche senso alla propria vita. E’ questo il futuro dei social network? L'idea è forte, funziona e colpisce, anche per le sue effettive possibilità di realizzazione: che ci vorrebbe ai nostri giorni a mettere insieme alcuni esperti di informatica, degli ex-militari, dei normali cittadini che bramano sangue e trasgressione per farli convergere verso un obbiettivo eversivo? Niente di più facile. Se pensiamo a questo scenario, i militanti del “Carrollismo” non ci appariranno meno inquietanti degli zombie di Romero.

 

In definitiva The Following è una serie divertente, che riesce quasi sempre ad evitare le cadute di stile e a volte sfiora l’eccellenza (senza mai, però, raggiungerla del tutto). Non male.

Molti sono gli omaggi ai racconti di Poe; non mancano (a proposito di pacemaker) quelli a Il Cuore rivelatore.

La serie è stata rinnovata per una seconda stagione (in onda negli Stati Uniti dal Gennaio 2014); le vicende narrate seguono cronologicamente gli avvenimenti della prima.



scritto da: Andrea Berneschi


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