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UNDER THE DOME - recensione

Titolo: UNDER THE DOME
Titolo originale: Under The Dome
Ideatore: Brian K. Vaughan
Anno: 2013

Chester’s Mill è la classica piccola cittadina americana, lo scenario ideale per invasioni aliene, epidemie vampiriche, attacco di orde di zombie. Stavolta il pericolo non è rappresentato da uno di questi mostri: sono le dinamiche sociali tra gli umani a farsi esasperate e pericolose, una volta che la città si trova in uno stato d’emergenza, isolata dal mondo esterno. Un giorno, infatti, succede qualcosa di assurdo. Una gigantesca cupola trasparente e impenetrabile cade dall’alto e racchiude completamente la città, alcuni campi e un tratto di mare. L’evento coincide con l’unica scena splatter della serie: una mucca, che ha la sfortuna di trovarsi proprio sulla linea della cupola, viene tagliata in due. Una volta sotto la cupola gli abitanti non possono contare su nessun tipo di aiuto dall’esterno, e devono affrontare molte emergenze: ci saranno abbastanza acqua, insulina, carburante per tutti? Sapranno organizzarsi come comunità? Come era facilmente prevedibile, qualcuno perde la testa, riemergono vecchie rivalità, la violenza non tarda a scatenarsi.

 

La storia in sé (basata sul romanzo The Dome di Stephen King) ha i suoi punti di forza. Lo strano incantesimo che ha colpito la cittadina produce cambiamenti e riverberi nelle psicologie degli abitanti, ma sembra soprattutto suggerirci che c’era del marcio in giro anche prima della cupola, e magari si notava meno. Questo, nel panorama del genere horror, non è certo una scelta priva di originalità. La lotta per le risorse è una buona metafora per qualcosa che più che alieni e mostri vari, probabilmente, influenzerà il nostro destino. Il sottotesto ecologista e politico era nelle intenzioni dell’autore, che lo ha ribadito più volte nelle interviste. “Era una chance per scrivere qualcosa sui reali problemi ecologici che ci affliggono”, ha ammesso. “Siamo tutti sotto la cupola. Abbiamo questo piccolo pianeta blu che abbiamo visto dallo spazio, e sembra che non ci sia nient’altro per noi”.

 

King ha anche dichiarato al The New York Times Book Review, sbottonandosi come raramente fa, che dietro al personaggio di Big Jim c’è nientemeno che George W. Bush: “Non credo che ci sia stata una buona ragione per dichiarare guerra all’Iraq. Svegliandosi dopo l’11 Settembre, l’amministrazione Bush mi sembrava un ragazzino arrabbiato che non poteva trovare chi l’aveva colpito, così se ne andava in giro finché non colpiva il primo sospetto. A volte al potere ci possono essere le persone più incredibilmente sbagliate, e proprio quando avresti bisogno ci siano quelle giuste. Ho messo molto di questo tema nel libro”. La serie, purtroppo, non è all’altezza del suo soggetto.

 

Gli attori non si può dire che non siano bravi (Big Jim è interpretato da una delle colonne portanti di Breaking Bad, Dean Norris, mentre lo sceriffo Duke è Jeff Fahey) anche se ci sono delle vistose eccezioni (uno su tutti, Alexander Koch). La fotografia è molto curata. Fino circa metà della serie, le puntate di Under The Dome funzionano: le emergenze si susseguono, i momenti di tensione catturano l’attenzione dello spettatore, i personaggi sembrano avere un loro fascino. Ci si accorge presto, purtroppo, che nel motore narrativo c’è qualche ingranaggio che non tiene. La suspense non viene mai sciolta in modo soddisfacente; il meccanismo sembra girare a vuoto e inevitabilmente questo produce stanchezza. Come se non bastasse, la sceneggiatura si fa sempre meno interessante, e anche i dialoghi scadono in qualità.

 

Il difetto più evidente della serie è nella sua impostazione generale: invece di puntare sui conflitti tra i personaggi e di fare uno sforzo per renderceli credibili e tridimensionali, mette in primo piano gli enigmi e i misteri che vengono affrontati. Prigionieri di un meccanismo sconosciuto, i protagonisti passano il loro tempo a cercare di trovare una chiave per venirne fuori. Ma cosa ce ne importa? La cupola, qualunque sia la sua natura, ha una logica che non è umana. Come può qualcuno appassionarsi alla soluzione di un giallo ambientato in un mondo parallelo del quale non conosce le regole? Noi spettatori, che fortunatamente ci troviamo fuori dalla cupola trasparente, sentiamo che non solo la soluzione della sua apertura è fuori dalla nostra portata, ma che, anche se ci arrivassimo, questo non cambierebbe per niente la nostra giornata. UNDER THE DOME non è un capolavoro: le prime puntate sono godibili, poi c’è una vistosa, innegabile caduta. I livelli qualitativi delle serie TV che ci piacciono sono molto più alti.



scritto da: Andrea Berneschi


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