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DEAD SET - recensione

Titolo: DEAD SET
Titolo originale: Dead Set
Ideatore: Charlie Brooker
Anno: 2008

Siamo sul set di un reality, anzi, del reality per eccellenza, il Grande Fratello, nella sua versione inglese (anche oltremanica si chiama Big Brother). Le telecamere spiano i concorrenti mentre sono impegnati nelle solite chiacchiere senza senso, nei soliti vacui amoreggiamenti e litigi; dietro le quinte tutti fanno del loro meglio per mandare avanti il carrozzone, dal cinico produttore Richard, alla conduttrice Davina, a Kelly, neoassunta cui spetta il compito di portare i caffè negli uffici. È una giornata importante, si deve decidere quale partecipante sarà eliminato. L’adrenalina dei concorrenti e di chi sta dietro alle telecamere è alle stelle, una folla di fan sfegatati è accalcata da ore fuori dalla “casa”, impegnata ad inneggiare per questo o quell’altro partecipante… Ma l’attesa eliminazione passa in secondo piano davanti all’evento che tutti, almeno una volta nella nostra vita di telespettatori, ci siamo augurati: lo show viene interrotto da una sana, cospicua, sanguinosa invasione di morti viventi. Purtroppo la rovina di questa ennesima edizione del reality sembra coinvolgere l’intero pianeta.

 

Mentre le prime notizie della diffusione del morbo apparivano in TV venivano liquidate dagli uomini nella sala dei comandi come cose di poco conto; lo show, in modo assurdamente autoreferenziale, continuava ad andare avanti e l’unica preoccupazione del produttore era che un’edizione speciale del TG non interrompesse la diretta. I problemi, purtroppo, diventano così gravi che la rete non riesce più a trasmettere: è allora che, sulle note di “Grace Kelly” di Mika, l’orda degli zombie affamati fa irruzione negli studi televisivi. Tutti sappiamo che i personaggi dei reality sono spesso scelti come rappresentanti di tipi umani diversi e stereotipati. In questa edizione abbiamo un redneck palestrato (Marky), un infermiere dedito al travestitismo (Grayson), un pretenzioso intellettuale (Joplin), una ragazza bella ma poco sveglia (Pippa), una maggiorata (Veronica). Come affronteranno l’Orrore che sta bussando alle loro porte?

 

Si potrebbe cercare un significato dietro l’epidemia di resurrezioni e cannibalismo che ci viene raccontata (le cui cause, in modo molto intelligente, vengono lasciate sul vago). Sono forse gli zombie la metafora dei telespettatori lobotomizzati dei reality? L'ipotesi regge, in effetti c’è tutto un sottotesto di riferimenti alla TV, al suo pubblico, ai concorrenti dei reality e anche a chi li dirige (che si rivela uguale, se non peggiore, del pubblico). La serie vuole forse dimostrare l’incapacità degli uomini contemporanei di unirsi per affrontare un’emergenza? Anche questa può essere una valida chiave di lettura. La tesi di fondo è un profondo pessimismo sulla natura umana? Può essere.

 

Tutte queste speculazioni hanno poco valore: DEAD SET è una serie che non ha la pretesa di consegnarci un importante messaggio (e questo è uno dei motivi della sua bellezza); anche i suoi personaggi, per quanto tutti pienamente riusciti, non hanno delle psicologie indimenticabili. Più che concentrarsi sui significati reconditi del prodotto nel suo complesso, è meglio guardare ai risultati: la serie è davvero spassosa. Le puntate di DEAD SET sono sempre di forte impatto: difficilmente lo spettatore che le ha seguite scorderà le scene disturbanti e l’ atmosfera ansiogena.

 

I meccanismi del reality (l’eliminazione, il confessionale) sono stati riscritti in chiave horror, dando così origine a un vero e proprio crossover di generi. I dialoghi funzionano alla perfezione, scivolano spesso nel grottesco o nel comico, in contrasto col registro stilistico complessivo della serie, che è indubbiamente tragico: tutto questo crea un’irresistibile miscela. Il passaggio dalla normalità al caos è raccontato in modo molto credibile. Gli effetti speciali sono molto buoni, al punto che ci si stupisce che questa serie, che mostra in bella vista crani spappolati, torsi umani eviscerati e corpi fatti a brandelli, sia apparsa su una rete televisiva (la E4, la stessa che in Inghilterra mandava in onda Friends, nonché la vera edizione del Big Brother!).

 

DEAD SET sembra concentrarsi, piuttosto che sul messaggio (e del resto, è difficile da questo punto di vista dire qualcosa di nuovo dopo Romero) sull’obbiettivo di dimostrarsi una buona serie tv di zombie. Ci riesce benissimo, al punto che potrebbe essere la migliore serie sull’argomento mai realizzata. Vengono passate in rassegna tutte le situazioni che gli amanti del genere ben conoscono (il rifugio in una zona sicura, i poliziotti che invece di proteggere rappresentano un ulteriore pericolo, i tentativi di fuga, i dissapori tra umani, il risveglio del contagiato). Ci sono ovvi rimandi a molti film del genere, ma probabilmente il modello cinematografico a cui la serie si avvicina di più è 28 Giorni Dopo di Danny Boyle, anche per come è immaginata la velocità degli zombie, nonché per l’uso dell’handy cam nelle scene d’azione. Difficile, invece, stabilire un paragone con un’altra famosissima serie ambientata in un mondo finito in balia dei morti viventi, The Walking Dead. Di sicuro, DEAD SET ha il pregio di non concedere niente al superfluo, di restare sempre serrata, coinvolgente, tesa.

 

Alcune curiosità:

- Fanno un cameo alcuni partecipanti a vecchie edizioni del Big Brother britannico.
- Molte delle comparse sono state reclutate su Facebook.
- Davina McCall, che interpreta se stessa, è stata la vera presentatrice del Grande Fratello inglese dal 2000 al 2010. In questa serie ha recitato anche in versione zombie: per il telespettatore britannico medio dev’essere stato un discreto shock (immaginatevi Daria Bignardi o la Marcuzzi con un credibile trucco da zombie, che corrono nel set del Grande Fratello affamate di carne fresca!). Se si cerca con Google, possiamo vedere che qualcuno ha apprezzato così tanto quest’immagine inquietante da farsela tatuare.

 

L’ideatore della serie Charlie Brooker è un bravissimo sceneggiatore che si diverte soprattutto quando rompe dei tabù o crea situazioni disturbanti. Va sicuramente inserito tra gli autori da tenere d’occhio: dopo DEAD SET ha ideato e prodotto la splendida Black Mirror, una serie che tratta degli effetti collaterali delle nuove tecnologie (lo “specchio nero” del titolo è un riferimento allo schermo di palmari e oggettistica tecnologica varia) e che si potrebbe definire soft-cyberpunk: un solo episodio è horror in senso stretto, il secondo della seconda stagione, il bellissimo e angosciante White Bear.



scritto da: Andrea Berneschi


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