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MONSTER PLANET - recensione

Titolo: MONSTER PLANET
Titolo originale: Monster Planet
Autore: David Wellington
Anno: 2005

David Wellington, classe 1971, è nato a Pittsburgh, in Pennsylvania, lo stesso luogo in cui Romero ha girato La Notte Dei Morti Viventi. Laureatosi in scrittura creativa e in scienze bibliotecarie, è arrivato al successo letterario con una trilogia di cui MONSTER PLANET è il terzo volume. Il primo libro della serie, Monster Island, era ambientato a Manhattan un mese dopo lo scoppiare di una epidemia di zombie. Il seguito, Monster Nation, faceva un passo indietro e ripercorreva il sorgere del contagio. In questo romanzo ci troviamo ad apocalisse compiuta: sono passati dodici anni da quando si è scatenato il flagello degli zombie. L’autore ci trasporta in lungo e in largo (America, Africa, Europa) attraverso i paesaggi di un mondo ormai al crepuscolo, nel quale i morti sono la maggioranza e pochi umani viventi sopravvivono a stento in comunità isolate.

 

Lo scenario sembrerebbe quello che conosciamo tutti molto bene, forse anche troppo, dopo i molti film, libri, serie televisive che l’hanno rappresentato. Uno dei punti di forza del libro è quello di saperlo reinventare con originalità, ed era un compito non certo facile. In MONSTER PLANET l’autore sviluppa le interessanti premesse poste nei precedenti volumi del ciclo. La morte, lungi dall’essere un evento che cancella le differenze (come vorrebbe la poesia 'A livella) non ha lo stesso effetto su tutti. La maggioranza degli zombie sono esseri affamati e privi di raziocinio (e vengono chiamati ghoul): spesso vanno all’attacco protetti da elmetti da minatore e con una fisionomia modificata (vengono tagliate via le labbra per rendere il morso più potente e vengono amputate le mani, in modo che possano colpire con le affilate ossa sporgenti dell’avambraccio). Esiste poi un’élite a cui la morte non ha tolto un grammo di intelligenza, i lich. Tocca a loro guidare in battaglia i ghoul e organizzarli in squadre d’assalto. Sono dotati di poteri tremendi: possono influenzare la velocità dei ghoul, proiettare illusioni e raggi di energia, o diffondere spore micidiali di funghi. Come se non bastasse, si profila all’orizzonte una minaccia di estrema gravità: uno dei lich più potenti, un russo che si fa chiamare lo Zarevic, sta radunando gli altri in un esercito con il quale intende annientare ogni vivente rimasto sul pianeta. Alcuni viventi sono così disperati che gli si consegnano di loro volontà, perché sembra essere l’unica figura in grado di offrire loro cibo e di creare una qualche forma di società in un mondo ormai devastato dal caos. Per fortuna, c’è chi si oppone all’avanzata dei morti: protagoniste del libro sono due donne combattive, Sarah e Ayaan.

 

“A un centinaio di metri, in cima a una duna, c’era un altro morto. La pelle gli si era staccata dallo scheletro, trasformando il suo viso in un teschio. […] Indossava un abito verde, svolazzante, più simile alla tonaca di un monaco medievale che all’abbigliamento dei beduini. Si reggeva su un robusto bastone, formato da tre femori umani fusi insieme. Un lich. Non una di quelle marionette decerebrate che avevano tentato di ghermire l’elicottero, ma un vero e proprio morto vivente, un cadavere dal cervello intatto, intelligente quanto un essere umano, e con ogni probabilità in possesso di abilità al di sopra del normale. Ecco il crimine più grande commesso dallo Zarevic: non si limitava a distruggere i vivi, ma plasmava i morti secondo le sue esigenze. Come aveva creato il ghoul senza braccia, che doveva essere un soldato d’assalto, aveva dato vita anche a lich che gli facessero da tenenti”.

 

Le scene d’azioni descritte nel romanzo sono credibili, e alcune scelte narrative sono davvero originali (in alcuni capitoli il lettore si può calare nel punto di vista di un lich; Ayaan, una delle due protagoniste, è musulmana: possiamo sapere cosa penserebbe un seguace del Corano a proposito degli zombie); ma i pregi finiscono qui.

 

Le molte invenzioni che l’autore mette in campo per rinnovare lo scenario classico sono divertenti ma, alla lunga, tendono a rivelarsi ingredienti poco controllabili, e sbilanciano il romanzo sempre più verso il fantasy. Questo in sé non sarebbe un difetto: Barker e King hanno ampiamente dimostrato che horror e fantasy si possono contaminare a vicenda con altissimi risultati. Il problema è che MONSTER PLANET vira verso un fantasy poco adulto, in cui il sottotesto politico ed etico presente fin dai primordi nel genere “invasione di zombie” viene del tutto annullato.

 

Ogni lich ha in dotazione un potere diverso dagli altri, un po’ come avviene tra gli X-Men, compaiono mummie egiziane redivive che stanno dalla parte dei viventi, abbiamo elicotteri, sottomarini e magie… I personaggi vengono sballottati qua e là come marionette in un teatrino dove accade tutto e il contrario di tutto, e non percepiamo la tragica difficoltà delle scelte che il destino li obbliga a compiere. Il lettore ha l’impressione di essere finito dentro un videogioco: c’è una precisa gerarchia di nemici, che va dagli scalzacani ai “duri” fino ai mostri di fine livello, e non contano le motivazioni per cui si combatte, basta che l’azione prosegua, che cambi lo scenario, che si usino nuovi tipi di armi e di mosse. In definitiva, MONSTER PLANET può piacere a chi ha voglia di distrazione, di novità e di effetti speciali, ma deluderà chiunque cerchi personaggi credibili, brividi e suspense.

 

Curiosità: i tre volumi della trilogia degli zombie di Wellington possono essere letti in inglese gratuitamente sul suo sito.



scritto da: Andrea Berneschi


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