a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z 123




LUNGA MARCIA (LA) - recensione

Titolo: LUNGA MARCIA (LA)
Titolo originale: Long Walk (The)
Autore: Stephen King
Anno: 1979

 

Che cos’è, in breve, l’adolescenza? È il momento della vita in cui le sensazioni sono amplificate, gli ormoni corrono impazziti e amore e odio sono forze terribili, potenti come non mai. È il periodo nel quale le amicizie sono legami sacri: per affrontare il mondo sconosciuto e nemico che abbiamo di fronte, è solo su due o tre altri compagni di viaggio che possiamo contare. Ma c’è anche un’altra faccia dell’adolescenza. Lo sbocciare della vitalità porta con sé, inevitabilmente, un’oscura pulsione. È come se gli adolescenti avessero sempre il desiderio di confrontarsi con la morte: per vincerla, o forse per perdersi nel suo freddo abbraccio.

 

Siamo nel futuro, in una distopica società americana dominata da un dittatore chiamato “ll Maggiore, che governa il paese con il pugno di ferro e la propaganda televisiva. Gli oppositori politici vengono fatti sparire dalla polizia segreta, non c’è libertà di parola, eppure per gli adolescenti contano soprattutto i problemi legati alla loro età, come se niente potesse essere più forte della giovinezza. È infatti per colpa di un amore finito male, del desiderio di gloria, o di un generale senso di inutilità (e non per motivi politici), che cento giovani volontari partecipano ogni anno a una gara, che si chiama “La Lunga Marcia”.

 

I concorrenti devono camminare senza mai fermarsi e senza scendere al di sotto delle quattro miglia orarie (circa sei Km/h). Chi scende sotto questa media per più di trenta secondi viene ammonito. Chi viene ammonito per più di tre volte, perché è caduto, si è sentito male o è arrivato semplicemente al limite delle sue forze, riceve il congedo. La colonna dei marciatori è seguita da un mezzo cingolato su cui siedono militari dal volto inespressivo. È compito loro dare il congedo, puntando le carabine automatiche sul marciatore e premendo il grilletto.

 

Se abbandonano la strada o se cercano di attaccare il mezzo sul quale siedono i militari che controllano elettronicamente la loro velocità, i partecipanti vengono immediatamente uccisi. Per il resto, sono liberi di parlare, di consumare le razioni che vengono distribuite, di aiutarsi a vicenda, se vogliono: basta che nel farlo non scendano sotto le quattro miglia all’ora. La sfida non è solo fisica, ma anche e soprattutto psicologica: molti sono i crolli nervosi, dovuti alla mancanza di sonno (la marcia non ha interruzioni), allo stress estremo, al deperimento fisico.

 

Farsi degli amici può aiutare a rimanere sani di mente, ma c’è chi sceglie di porsi subito come antagonista, o chi si trincera dietro un misterioso silenzio. La marcia inizia al confine tra Canada e Maine e si dirige verso sud, lungo la East Coast. Non esiste un traguardo: vince il marciatore che riesce a sopravvivere, nonostante i dolori alle gambe e le vesciche ai piedi. C’è lo spazio per far emergere tutta la solidarietà e tutte le bassezze di cui è capace l’animo umano, amplificate dalla situazione estrema, dal continuo e diretto contatto con la morte. Il premio per il vincitore è, semplicemente “qualunque cosa desidera, per il resto della sua vita”.

 

LA LUNGA MARCIA è il primo romanzo che Stephen King ha scritto, in assoluto: l’opera risale alla fine degli anni ’60, quando frequentava l’Università del Maine. Non so quanto in seguito sia stato rimaneggiato dall’autore, ma qui c’è già tutto King: il coraggio della scrittura, la capacità di rendere i pensieri dei personaggi e di caratterizzarli in modo preciso, tridimensionale e non scontato (tanto che Garraty, Mc Vries, Stebbins, Olson e gli altri rimangono impressi nella mente del lettore per anni), la forza dei dialoghi, la grande capacità di raccontare il mondo giovanile (che non tarderà a dare i suoi frutti anche in Carrie, Christine, Ossessione, It, Stagioni Diverse…).

 

LA LUNGA MARCIA è molto bello da leggere quando si è adolescenti (non a caso, nonostante i contenuti crudi, la American Library Association l’ha inserito tra i migliori cento libri adatti a ragazzi scritti tra 1966 e 2000), ma se qualcuno ha perso quest’occasione, lo può benissimo recuperare da adulto. E' un libro breve, agghiacciante e perfetto, uno dei più belli in assoluto tra quelli di King, incentrato su alcune semplici verità, valide sia per gli anni ’60 (viene subito da pensare alla guerra del Vietnam) che per i giorni nostri.

 

Prima verità: la società rivolge grandi promesse ai giovani, dice di amare la loro energia e di volerli accogliere tra le sue braccia.

Seconda verità: i giovani vengono ingannati, usati come carne da macello, cannibalizzati.

Terza verità: i giovani cercano, nonostante tutto, di farcela, con tutte le loro forze. Ma è davvero possibile farcela? Per questo libro, di sicuro, è necessario coniare un nuovo genere: non è un 'romanzo di formazione', nonostante i protagonisti siano giovani e in cerca di significati; è semmai un 'romanzo di de-formazione', o 'di distruzione'.


A chi legge oggi questo romanzo, verrà naturale paragonare la gara, per il suo spietato meccanismo e per l’isteria che questa crea nelle folle degli spettatori, ai reality: se vogliamo essere precisi, come provano le brevi citazioni che aprono i capitoli (“L’ultima gara televisiva sarà quella in cui il perdente verrà ucciso”, Chuck Barris), King si riferiva ai quiz televisivi. 

 

Sul tema del gioco a premi mortale, King scriverà anche il non troppo memorabile L’uomo In Fuga, da cui è stato tratto il film L’implacabile (1987).



scritto da: Andrea Berneschi


comments powered by Disqus