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"Fear of Rain" (recensione)!

La domanda "sta davvero succedendo o è solo nella mia testa" è una delle più comuni nel genere horror. Visioni e illusioni, sogni e paranoie non sono certo novità per gli appassionati. Negli ultimi anni poi l'orrore ha cominciato ad affrontare anche più seriamente la malattia mentale, il declino dell'intelletto, a volte in forma di metafora, altre in maniera esplicita (vedi il recente Relic).
L'esordio nel cinema di tensione di Castille Landon, giovanissima attrice e regista reduce da un paio di film per famiglie con cavalli (giuro!), ci mette dei panni di una teenager affetta da schizofrenia. Rain Burroughs (Madison Iseman, molto promettente, già vista in Annabelle 3 e Jumanji) ci viene introdotta proprio in preda a una visione che sembra presa di peso da un horror di qualche anno fa: lei, scalza e terrorizzata, inseguita in un bosco da qualcosa di malvagio. Ma è solo immaginazione: si trova in un ospedale, e accanto a lei a vegliarla preoccupatissimi ci sono i genitori (Harry Connick Jr. e Katherine Heigl). Anche quando torna alla realtà Rain ha grossi problemi a vivere una vita normale: gli psicofarmaci che dovrebbe prendere la fanno sentire uno zombie, a scuola tutti la guardano come se fosse un fenomeno da baraccone e anche in casa sembra regnare una certa incomunicabilità. Solo uno studente appena trasferitosi nella scuola le resta vicino: Caleb (Israel Broussard, visto nei due Happy Death Day) è un nerd un po' goffo ma molto carino, che non sembra avere pregiudizi nei suoi confronti. Rain si fida di lui e gli confessa che ha visto qualcosa in casa della sua vicina di casa nonché insegnante di inglese (Eugenie Bondurant): una bambina, presumibilmente rapita a qualche famiglia. La signora McConnell in effetti ha un aspetto piuttosto inquietante e una casa piena di bambole: lo stereotipo del criminale! Ma con i precedenti di Rain, chi potrebbe mai crederle? L'ossessione però è impossibile da superare, e anche sulla effettiva esistenza di Caleb si inizia a dubitare. Possibile che una persona così perfetta esista davvero?

 


Quello del narratore inattendibile è un topos difficile da sfruttare, perché si rischia sempre di cadere nella presa in giro dello spettatore. Presentare una storia così in maniera credibile è una scommessa dura da vincere, e alla Landon va riconosciuto il coraggio di averla affrontata a testa alta.

Fear of Rain è un film che punta molte delle sue carte sul casting: le facce giuste nel ruolo giusto, attori di buon nome nelle mani di una regista che finora non aveva dimostrato niente di particolare. La regia in effetti non eccelle: rimane sempre molto manieristica, e insieme alla sceneggiatura della stessa Landon cerca di affrontare con delicatezza un tema difficile, ma se non cade mai nella trappola dell'exploitation più bieca si trova spesso ad avere a che fare con situazioni banali e già viste. Il target di riferimento è quello degli young adult, e non ci sono grossi sforzi per andare oltre il minimo indispensabile. 

 


Al di là di un inizio prettamente horror, il film si assesta su territori thriller, e ambisce a prendere come punto di riferimento classici come La Finestra sul Cortile. Sarebbe ingeneroso pretendere che si arrivi a tali vette qualitative, ma il tutto resta molto medio, televisivo. Con un cast meno nobile, Fear of Rain potrebbe ambire a un posto nella prima serata di Rete4; le prove degli attori lo elevano di un paio di gradini, ma non credo che valgano i pochi dollari per il noleggio on demand o per l'acquisto del bluray uscito il 16 febbraio nel mercato americano.



scritto da: Michele Borgogni, 02/04/2021


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