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"Becky" (recensione)!

Poche cose danno soddisfazione nella vita quanto vedere dei nazisti che vengono picchiati, umiliati e infine uccisi. È proprio quanto accade (SPOILER, ok, ma si sapeva già) in Becky, ultimo film dei simpatici Jonathan Milott e Cary Murnion, già autori del divertente Cooties, che alla premessa di cui sopra aggiungono un ulteriore gustoso dettaglio: a umiliare e ammazzare i nazisti è una furiosa ragazzina di tredici anni che indossa un cappellino da volpe.


La location di tale massacro è una baita sperduta in mezzo ai boschi, dove la nostra eroina avrebbe dovuto trascorrere un tranquillo weekend col padre. Problema numero uno: il genitore ha invitato anche la nuova fidanzata con suo figlio, e Becky è ancora troppo legata al ricordo della madre morta da poco per accettarlo. Problema numero due: un gruppo di suprematisti bianchi guidati da un sorprendente Kevin James con svastica tatuata dietro la nuca riesce a fuggire durante un trasferimento e si dirige proprio lì, in quella stessa baita, dove oltre dieci anni prima avevano lasciato una chiave che dovrebbe aprire non si sa bene cosa, ma probabilmente qualcosa di molto importante. Se la trama e il trailer (qui)potrebbero farvi pensare a una versione un filo più cruenta di Mamma ho perso l'aereo siete fuori strada, qui c'è veramente poco da ridere.

 


Becky è Lulu Wilson, ormai una mini reginetta dell'horror dopo Oujia, Annabelle 2 e The Haunting of Hill House. La Wilson è davvero bravissima a reggere sulle sue spalle di quindicenne che interpreta credibilmente una tredicenne un film duro, più complesso di quanto non appaia a prima vista, che non è la solita divertente cazzata splatter ma prova ad essere qualcosa di più. A dimostrare che si vogliono fare le cose maledettamente sul serio i due registi inseriscono subito nei primi minuti una scena di quelle che ti segnano, e che poi avrà delle conseguenze notevoli per tutto il film. Una scena lasciata fuori campo perché qui non si vuole fare pornografia del dolore, tranne che per coloro che se lo meritano davvero. 

 


Il bello di Becky è che riesce più volte a sorprenderti con scelte non banali e coraggiose anche se già dall'inizio si sa già come andrà a finire la storia. Non è solo un "vediamo come se la caverà stavolta la mocciosa", è proprio che attorno a lei succedono un sacco di cose terribili, e lei non è un Kevin McAllister in grado di battere in furbizia qualsiasi imbranato malvivente voglia rapinargli casa. Becky è una tredicenne guidata da rabbia e desiderio di vendetta, e se in un paio di scene le vediamo gli occhi illuminati da un oscuro sadismo mentre prepara la prossima trappola per il nazista di turno, subito dopo torna a essere la ragazzina ingenua che corre incontro al pericolo per salvare il cane.

 


Essere riusciti a mantenere un film di questo tipo sui binari di una relativa credibilità è già un successo non da poco per i due registi, ma Becky sa sorprendere anche sotto altri ambiti. In primis Kevin James, che conoscevamo solo per le sue doti di attore comico, qui riesce veramente a far paura, regalandoci una prova intensa e – di nuovo lo stesso termine – credibile. Originariamente era previsto che la sua parte venisse intepretata da Simon Pegg, che poi ha dovuto rinunciare per altri impegni. Sarebbe stata una scelta ugualmente curiosa, ma la sensazione è che James abbia una fisicità più adatta alla parte. Anche il resto del cast è di ottimo livello, con Joel McHale nella parte del padre e Amanda Brugel come sua nuova fidanzata, ma è chiaro che l'attenzione è tutta per lo scontro tra le due personalità principali.

 

 

Tecnicamente Becky rivela in un paio di scene il suo budget non esattamente stellare, ma risulta costruito in maniera intelligente, il montaggio è di ottimo livello, il ritmo è sostenuto ma rallenta ogni volta che ce n'è bisogno. La tensione è sempre molto alta, ed è inevitabile pensare al film come a una versione più gore del bellissimo Green Room.

 


Gli appassionati di effettacci saranno infatti deliziati da occhi che escono dalle orbite, sangue che esce a rubinetti, morti tramite motori di fuoribordo e via dicendo. Un massacro soddisfacente per chi lo porta a termine e per noi che assistiamo plaudenti. Fin troppo soddisfacente, potrebbe obiettare qualcuno, ma Becky è personaggio talmente adorabile che non si può non essere coinvolti da questa vendetta così dolorosamente dolce. Cosa le riserverà il suo futuro è tutto da scrivere, e visto il finale aperto e le tante domande a cui i registi hanno furbamente evitato di rispondere spero che un capitolo due sia alle porte. E che Becky diventi una nuova icona dei revenge movie, un'improbabile furia che spazzi via senza pietà molti altri malvagi. Sono in troppi a meritarselo.



scritto da: Michele Borgogni, 22/06/2020


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