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Escono dal sottosuolo! "Nightcrawlers" (recensione)

Duecento anni fa, il villaggio di Clavitt Fields fu raso al suolo. Si sperò che i suoi abitanti fossero periti nel fuoco. Ma non morirono. Andarono sottoterra… Per generazioni hanno vissuto e si sono riprodotti nell’oscurità, adattandosi a un’esistenza sotterranea. Ora stanno tornando in superficie e ciò che sono diventati è un orrore al di là di ogni comprensione, un incubo strisciante di malvagità e violenza votato alla distruzione. La notte è viva… e appartiene a loro.



La trama di Nightcrawlers, romanzo di Tim Curran tradotto e pubblicato in italiano da Dunwich Edizioni, prende le mosse da un inaspettato ritrovamento di cadaveri. La Wisconsin Electric, per il piazzamento di una nuova linea elettrica, sta scavando a Bellac Road, una zona piena di fattorie abbandonate e fatiscenti. Presto le ruspe portano alla luce decine di corpi, che presentano segni di smembramento e di impronte di denti; alcuni sembrano risalire da un periodo molto lontano, altri sono morti di recente.




L’autore apre il libro con uno stile che più semplice non si può, fatto di frasi brevi e vividi botta e risposta tra i personaggi. Siamo solo nell’anello esterno della narrazione, che proseguirà in un percorso a spirale, o meglio, a imbuto: mano a mano che ci avviciniamo al climax orrorifico della vicenda anche la prosa dimostrerà nuove possibilità, soprattutto nelle descrizioni delle creature e dell’orrido paesaggio del dungeon sotterraneo. Proprio qui viene il bello: difficilmente il lettore potrà scordare la forma delle mostruosità rappresentate.



Gli ingredienti tipici dell’horror “alla Lovecraft” ci sono tutti, o quasi: la cittadina strana, le creature che di notte escono dai loro covi per attaccare i “normali”, le mutazioni corporee, l’entità che non è di questo mondo. L’autore riesce a creare un’ambientazione che si avvicina a quella del Grandissimo Antico di Providence, ma allo stesso tempo non suona ripetitiva per un lettore moderno, e forse risulta perfino più adatta al nostro immaginario (diciamocela tutta, oggi una divinità malvagia sta meglio in uno sword & sorcery che in un horror). Un’operazione abbastanza vicina al recente The Void, per chi l’ha apprezzato; nelle claustrofobiche scene ambientate nel groviglio di cunicoli invasi dall’acqua che si trovano sotto la cittadina, è possibile trovare richiami al cinema di Fulci o a racconti kinghiani come Secondo turno di notte. In effetti Curran, pur avendo uno stile del tutto diverso, condivide con King la capacità di saper rappresentare sia la quotidianità che l’orrore più estremo, usando per ciascuno dei due “temi” le giuste parole.



Nightcrawlers è un bell’horror vecchio stile, ma non difetta certo di originalità. Non vogliamo fare spoiler, ma (forse qui incuriosiremo il lettore), si sappia che:
- Non si tratta di zombie, demoni, vampiri o ghoul, ma di creature del tutto originali.
- Di norma nel confronto tra “creature sotterranee” e umani ci sono due possibilità: 1. Hanno ragione gli umani (come in The Descent, e in altre centinaia di libri e film). 2. Hanno ragione le creature (Nightbreed). La vicenda di questo romanzo, sorprendentemente, inaugura una terza tipologia.



Curran conferma di possedere grandi capacità di narratore e uno stile originale, duttile e capace ogni volta di adattarsi alla materia.
Consigliato!



scritto da: Andrea Berneschi, 20/04/2017


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