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ED GEIN: IL MACELLAIO DI PLAINFIELD

Bentrovati su Oltretomba, appunti, ricordi e curiosità legate al cinema e alla letteratura dell'orrore. Questa volta è il turno di uno dei serial killer che ha ispirato capolavori come Non Aprite Quella Porta o Daranghed.

 

Ma chi era in realtà Ed Gein? E ancora, perché si trasformò a un certo punto in un terrificante Babau, assassino e collezionista di cadaveri? Già, perché?

 

Nato il 26 agosto 1906 a La Crosse nel Wisconsin, Edward Theodore Gein è il secondo figlio di George P. Gein e Augusta T. Lehrke, due luterani che si conoscono giovanissimi e alla fine si sposano. La famiglia, interamente dominata dai rigidi principi della donna, vive sotto la costante paura del maligno. Miss Augusta Lehrke in Gein, che durante il giorno gestisce una drogheria, di sera ama infatti mettere in riga figli e marito con i suoi sistemi, facendo cioè serpeggiare il terrore del diavolo in agguato. Del resto l’uomo, conciatore di pelli inetto e alcolizzato, quasi sempre sull’orlo del collasso, fa spesso fatica persino ad alzarsi dal letto, quindi neanche si sogna di opporsi a quello che la donna dice.

 

Completamente immerso in questo clima di oppressione, Edward si rivela un bambino timido e piuttosto effeminato che fa fatica a staccarsi dalla madre.A creare problemi alla signora Augusta è invece il primogenito Henry che ha sette anni più di Edward.

 

Henry dimostra fin dall’infanzia un carattere ribelle. Tra l’altro il fatto che sua madre sia ossessionata dalla lotta contro “il peccato” e che consideri gli atti sessuali come strumenti del demonio, così come ogni tentazione carnale una vera e propria maledizione, non gli va giù proprio per niente. D’altro canto il fratello di Edward a un certo punto, comincia a sentire una certa attrazione verso le compagne di scuola e dopo un po’ smette di farne mistero in casa. A quel punto sua madre, per impedire al demonio di stuzzicare la carne della sua carne, decide di tagliare la testa al toro e di vendere la drogheria per trasferirsi in un paesino minuscolo in cui di sicuro, pensa, il diavolo farà più fatica a trovarli.

Un paesino che accoglie gli sporadici visitatori con il poco invitante cartello che avverte: Benvenuti a Plainfield. Abitanti 642!

 

Forse in un posto del genere certe tentazioni sono meno che altrove; ma riguardo al demonio la signora Augusta si sbaglia. E di brutto poi. Una volta a Plainfield infatti la situazione non migliora. Nonostante i Gein vivano in una fattoria piuttosto isolata, Henry conserva il suo carattere ribelle che si accentua ulteriormente quando, nel 1940, il signor Gein si fa il suo ultimo bicchiere e poi rende l’anima a Dio. Eddie invece, sempre affezionatissimo alla madre, anche nella nuova casa continua a fare tutto quello che  la donna comanda senza battere ciglio. In paese si ambienta piuttosto bene e trova subito un lavoretto come baby sitter. Quando non guarda i bambini, poi, prende l’abitudine di passare le sue giornate a leggere la Bibbia come la mamma, fin da piccolo, gli ha sempre raccomandato.

 

Nel frattempo però il rapporto tra la donna e il figlio più grande peggiora ulteriormente e i litigi si fanno sempre più frequenti. Almeno fino al 16 Maggio del ’44, quando Henry viene trovato morto. E’ un caldo pomeriggio di primavera e vicino a casa Gein scoppia un furioso incendio. Eddie e Henry decidono di unirsi agli altri abitanti del villaggio per dare una mano a spegnere le fiamme. Ma la sera, quando il fuoco è ormai stato domato, a uscire dal bosco e tornare a casa è solo Eddie. Di Henry dice subito di non saperne più nulla dal pomeriggio, da quando cioè si sono separati per agire su due fronti diversi dell’incendio.

 

A quel punto scattano immediatamente le ricerche, che per inciso durano pochissimo, perché il primogenito Gein viene trovato quasi subito non lontano da casa. Cadavere. Il suo corpo non è però carbonizzato perché le fiamme non lo hanno raggiunto. A ucciderlo è stato il fumo, o almeno così sentenzia il dottore.

Certo il fumo, concorda la gente del paese.

Forse.

 

O forse no, visto che alcune lacerazioni vengono rinvenute in serata sul cuoio capelluto del ragazzo. In effetti la cosa a qualcuno sembra un po’ sospetta. Ma Eddie è un così bravo ragazzo, tanto timido e tanto dolce. Come può mai nascondersi dentro quel corpo così magro e quello sguardo così innocuo una sorta di diabolico Caino? Probabilmente per questo nessuno decide di indagare oltre. Senza più tra i piedi quell’ubriacone di suo padre e quell’ingrato di suo fratello, per Eddie le cose prendono finalmente la giusta piega. Può infatti dedicarsi interamente all’unica persona di cui è innamorato: sua madre. Se nonché anche questo, come tutti i momenti belli nella vita di un uomo, si rivela un lampo nel buio.

 

All’improvviso infatti, il 29 dicembre 1945, pure la signora Augusta lo abbandona.

 

E’ da poco passato il Natale e nell’aria c’è ancora il dolce profumo della festa, mescolato all’aroma di abete che Eddie ha portato a casa giorni prima. Per un istante, probabilmente per un solo maledettissimo istante, la signora Augusta si dimentica dell’importanza di essere buoni sotto le feste, perché per una sciocchezza si mette a litigare furiosamente con alcuni vicini. Il litigio le costa caro però, perché le prende un infarto. Nonostante i tempestivi soccorsi, non c’è niente da fare.

 

Viene sepolta due giorni dopo.

 

A quel punto Eddie è solo al mondo. E allora decide di svoltare.

 

Tornato dal funerale, la prima cosa che fa è sigillare gran parte della casa. Non ha infatti intenzione di toccare neppure una delle cose che appartengono a sua madre. Vuole lasciare tutto come quando lei era viva perché è convinto che sia il modo migliore per sentirsi meno soli e per conservare quanto più possibile il suo ricordo. Con il passare dei giorni poi riprende a fare il baby sitter e dà l’impressione a tutti quelli che lo conoscono di essersi ripreso perfettamente. Nei mesi successivi alla scomparsa della luce dei suoi occhi, Eddie si trova persino un amico. Si chiama Gus ed è un po’ ritardato, ma Gein non se ne fa un cruccio, anche perché Gus non ha certo un gran personalità e dimostra di aver voglia di fare tutto quello che Gein gli dice, compreso accompagnarlo al cimitero la notte. Ed Gein ha infatti da poco scoperto che i cimiteri gli piacciono un sacco. O meglio, gli piacciono i cadaveri. I cadaveri di donne soprattutto. E gli piacciono così tanto che ha preso anche l’abitudine di profanare alcune tomba per portare a casa qualche povero resto.

 

Più passa il tempo e più queste sue scorribande per lui aumentano di fascino. Ha infatti imparato a impagliare le teste e a ripulire le ossa per poi crearci addobbi. Non si fa neppure più molti scrupoli a confessarlo a qualche ragazzino del paese di tanto in tanto. Anzi, via, via ne invita a casa qualcuno per mostragli i suoi fantastici lavori. Tanto ormai ha capito che quando i piccoli tornano a casa e raccontano ciò che hanno  visto, nessuno li prende sul serio. Nel frattempo Ed ha imparato pure a maneggiare ago e filo. L’idea gli è venuta leggendo libri che raccontano di nazisti e campi di concentramento: per questo, a un certo punto, farsi paralumi in pelle umana gli sembra una splendida idea.

 

Diciamolo: questa storia sembra inventata.

 

E invece è tutto vero.

 

Eddie ci mette poco ad andare ancora oltre. Dopo qualche mese scuoia letteralmente un cadavere e si cuce un bel “vestito”. Un vestito con tanto di seni e capezzoli che gli permettono di sentirsi finalmente una donna, proprio come ha sempre desiderato. Quel “vestito” è il suo modo per cambiare sesso. Adesso inoltre può incarnare tutto quello che ha sempre ammirato di sua madre e sentirsi così realizzato come mai si è sentito fino a quel momento. E’ al settimo cielo. E di notte inizia ad uscire così agghindato per gridarlo alla luna. Forse, fino a quel momento, a impedirgli di diventare un feroce assassino è proprio quel ragazzo un po’ ritardato, Gus,  che è il suo unico amico e che di sicuro lo fa sentire meno solo.

 

Forse.

O forse no.

 

Fatto sta che quando la salute psichica di Gus comincia a peggiorare e i suoi genitori decidono di rinchiuderlo in un ospedale psichiatrico, Edward Theodore Gein inizia ad uccidere. E’ un giorno di dicembre del 1954, tre anni prima della scomparsa della signora Warden e dietro al bancone di un posto di ristoro per camionisti, nella zona di Pine Grove, vicino a Plainfield, c’è Mary Hogan, 51 anni. La donna gestisce il locale da un sacco di tempo e in paese la conoscono tutti. Solo che in quel momento Mary Hogan, nonostante i tanti amici, è da sola. E quando il furgoncino Ford Sedan bianco del ‘49 si ferma sul parcheggio, probabilmente la Hogan non ci fa neppure caso. Del resto quello è un posto di passaggio e gli stranieri ci capitano spesso.

 

Così, quando quel tipo magro e un po’ allampanato con un cappello da caccia di foggia scozzese entra, la donna non si pone il problema e, mentre prepara i tramezzini, continua a dargli le spalle. Non immagina di sicuro che quel tipo ha con sé un fucile. Un fucile calibro 22 con cui improvvisamente le spara alla nuca, uccidendola quasi sicuramente sul colpo. A quel punto Ed scavalca il bancone. Prende la povera signora Hogan per i piedi e la trascinata fino al suo furgoncino Ford del ‘49. E’ inverno e a Pine Grove c’è più di mezzo metro di neve. Gli automobilisti sono costretti ad andare molto piano. Evidentemente però i dintorni sono deserti perché nessuno interviene o vede niente e così, quando Gein riparte, con il cadavere al suo fianco, tutto quello che rimane del delitto è neve intrisa di sangue e un unico piccolo ma micidiale bossolo.

 

Un bossolo calibro 22.

 

Meno di tre ore dopo tutto il paese si mette alla ricerca della signora Hogan. Ma di lei nessuno riesce a sapere più nulla. Nessun testimone, nessun movente, nessun sospetto.

 

Caso irrisolto.

 

Almeno fino a quando lo sceriffo Schely e il capitano Schoephoester, tre anni dopo, nel tentativo di sbrogliare la matassa di un caso quasi identico, fanno irruzione nella tana di un mostro.

 

Ve lo ricordate no?! E’ la notte tra il 17 e il 18 Novembre 1957.

 





scritto da: Francesco Cortonesi, 01/11/2012


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