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NON APRITE A ED GEIN...

Perché nessuno gioca a poker con Ed Gein? Perché a lui capita sempre una buona mano”

“Geiner” di moda all’epoca del primo processo.

 

Sempre qui, su Oltretomba, dove potete trovare frammenti di storia del cinema dell'orrore. Ancora una volta spazio per Ed Gein.

 

Il 1957 è l'anno di On The Road di Keorouac, della prima bomba all'idrogeno nell'isola di Christmas e dello Sputnik nello spazio. Nel 1957 John Lennon e Paul McCartney si incontrano per la prima volta e in Italia esce la prima Fiat 500. Ma il 1957 è anche l'anno di Ed Gein. Ciò che segue è la ricostruzione dei fatti che portarno all'arresto del macellaio di Plainfield basata su numerose fonti raccolte nel tempo.*

 

E’ la notte tra il 17 e il 18 novembre 1957 e fa freddo nel Wisconsin. E' nevicato molto ultimamente, anche se adesso milioni di stelle brulicano nel buio perché il cielo è sereno. Lo sceriffo Art Schely e il suo aiutante, il capitano Schoephoester, entrano, senza neppure l’ombra di un mandato, in una fattoria isolata, arroccata come un sinistro maniero in cima a una collina. I due cercano una donna di 58 anni, vedova, che gestisce la locale ferramenta, quella che si trova sulla Main Street, la strada che taglia a metà quel minuscolo grumo di case chiamato Plainfield e che accoglie i rari visitatori con un non troppo eccitante cartello su cui c’è scritto: “Benvenuti! – Abitanti 642”.

 

La donna, Berenice Warden, è scomparsa nel pomeriggio e quello che è rimasto di lei, all’interno del negozio, non mette bene per niente. Sul pavimento c’è infatti una lunga striscia di sangue e il bossolo di un fucile di piccolo calibro, di solito usato per la caccia agli scoiattoli. Un bossolo calibro 22. A indirizzare gli agenti alla fattoria non è stata però la soffiata di un informatore o una telefonata anonima arrivata alla centrale, ma più concretamente l’intuizione del figlio della donna, poliziotto anche lui, convinto che tal Edward Theodore Gein, noto anche per essere il tipo più strambo del villaggio, possa sapere qualcosa. Gein è infatti passato in mattinata dal negozio per acquistare una bottiglia di antigelo, ma poi, invece di andarsene, è rimasto nei dintorni senza alcun motivo apparente.

 

Il giovane Warden, mentre coi suoi colleghi poliziotti cerca sua madre negli intricati boschi innevati circostanti, all’improvviso si ricorda anche di aver notato, nel pomeriggio, l’ inconfondibile furgoncino bianco di Gein, un Ford Sedan del 49, parcheggiato dall’altra parte della strada, proprio davanti al negozio. Non è la prima volta che lo vede in quel punto, anche perché negli ultimi tempi, alla ferramenta, “Eddie”, come tutti amichevolmente chiamano Gein, si è fatto vedere spesso. A dirla tutta, giorni prima, quello strano personaggio che vive da solo in quella fattoria in cima alla collina e che ogni tanto fa il baby sitter, ha persino cercato di ottenere un’ appuntamento galante con la signora Warden. Niente di strano, in fondo, nonostante l’età, la Warden è ancora una bella donna, un po’ in carne forse, ma una bella donna. Ciononostante fare inviti a cena non è certo da Eddie e quindi, visto la circostanza, al giovane poliziotto la cosa sembra se non altro piuttosto curiosa.

Vale la pena, secondo lui, di prendere in considerazione tutti quei particolari  e andare a scambiare due parole con questo Gein.

 

Nonostante i dubbi del ragazzo siano tutt’altro che campati in aria, nessuno dei suoi colleghi sul momento gli dà troppo credito e sia lui che le forze dell’ordine continuano a cercare affannosamente tracce di sangue nella neve. Soltanto verso sera, quando le ricerche sembrano ormai destinate a non approdare a nulla, lo sceriffo Schely e il capitano Schoephoester si decidono finalmente ad andare a dare un’occhiata a casa Gein. Alla buon’ora.

 

I due agenti naturalmente non immaginano minimamente ciò che li attende all’interno di quella fattoria isolata appena fuori dal paese. Una volta arrivati sul posto però qualcosa li insospettisce e, nonostante non ci sia nessuno in casa, decidono di entrare ugualmente. Per questo sfondano la porta.

 

La stanza è piene di scatole e cartacce.

 

La spazzatura, sparsa sul pavimento, fa pensare più a una discarica che a una sala da pranzo, tanto che all’inizio il vero orrore risulta quasi impercettibile. Dopo un istante però, come un mostro acquattato dietro la porta, il male si manifesta agli occhi dei poliziotti, implacabile in tutta la sua macabra essenza.

 

 Teste recise che fissano il vuoto, paralumi in pelle umana, teschi usati come tazze, mobili addobbati con nasi, e lembi di epidermide appesi un po’ ovunque. I due agenti per qualche istante non riescono neppure a credere a quel delirio,  ma una volta realizzato, intuiscono che la donna che stanno cercando dove essere per forza lì, da qualche parte, perché quella che hanno appena trovato non può essere altro che la tana di un uomo terribile. Un uomo terribile che di sicuro è anche l’autore del rapimento.

 

Schely e Schoephoester, senza perdere tempo a chiamare rinforzi, controllano ogni stanza, poi si precipitano al piano di sopra. Salite le scale però, ad attenderli trovano la più classica delle porte chiuse a chiave. Il primo pensiero dei due poliziotti naturalmente va subito alla signora Warden.

In effetti, nonostante le inquietanti tracce di sangue al negozio, fin da quando hanno iniziato ad indagare sulla sua scomparsa, in cuor loro non hanno mai abbandonato la convinzione di ritrovare la donna ancora viva, magari tumefatta, legata e imbavaglia a una sedia al centro di una stanza senza finestre.

Ma ancora viva.

 

I due agenti non ci pensano un istante e scardinano l’ostacolo. A quel punto però, quello che vedono, almeno a tutta prima, li sorprende e forse un po’ li delude. Di là dalla porta trovano infatti una camera da letto perfettamente ordinata.

Ogni cosa al suo posto.

Una camera che, pensano sul momento, non tiene prigioniero nessuno.

 

Solo che sul letto, sotto le coperte scoprono qualcosa che gli gela l’anima come se a entrambi l’inverno del Wisconsin fosse entrato dentro all’improvviso.

Vedono sul letto una donna mummificata, elegantemente vestita.

 

Schely e Schoephoester si scambiano uno sguardo fugace, poi si catapultano fuori, quasi certi di rinvenire la Warden nell’unico posto in cui non hanno ancora guardato. Nel magazzino di fianco alla casa. Ancora hanno viva la speranza. Una volta aperto il magazzino però la prima cosa che notano è il pavimento.

 

Nero e appiccicoso come catrame appena gettato.

Ma nero però perché intriso di sangue.

Brutta storia.

La speranza muore.

 

I poliziotti non fanno in tempo a pensarci, perché quando accendono la luce, quello che gli si para davanti gli mozza il respiro.

Dal soffitto penzola il cadavere di una donna decapitata e sventrata dal collo all’utero. La testa è qualche metro più in là. Gli occhi sono aperti e sembrano cercare ancora disperatamente una qualche salvezza, due chiodi escono dalle orecchie e tra uno e l’altro c’è legata una corda che permette così di appenderla al muro come ornamento. In una pentola c’è invece il cuore. La testa, neanche a dirlo, è quella della signora Warden.

 

In un minuscolo paesino del Wisconsin è la notte tra il 17 e il 18 novembre 1957 e due agenti di polizia, all’improvviso si ritrovano nello sconvolgente universo di un pazzo. Un universo che trabocca di morti. Ecco che entrambi imparano in un istante, se mai ne avessero bisogno, che la realtà può spingersi oltre ogni immaginazione. Nel frattempo, una buona fetta d’America comincia a svegliarsi e qualche ora dopo viene a conoscenza di una storia vera e spaventosa. La storia di un necrofilo.

 

La storia di Ed Gein, il “Macellaio di Plainfield”.

 

Una volta arrestato Ed Gein viene rinchiuso nella prigione della contea di Wautoma. Nel frattempo gli agenti di Schely scavano nel giardino della casa degli orrori e in pochi giorni riportano alla luce i resti di dieci donne che, sommati a quelli trovati tra le mura della fattoria, fanno salire a una ventina il numero dei cadaveri. Quanti di quelli provengono dalle scorribande notturne che Eddie ha fatto in quegli anni nei cimiteri e quanti invece sono frutto delle sue esplosioni di violenza?

 

Gein subisce un lungo interrogatorio, ma alla fine ammette, solo parzialmente, l’omicidio della Hogan e quello della Warden. Nega di sapere qualcosa riguardo a Georgia Weckler, 8 anni, scomparsa il 1 maggio del 1947, nei dintorni di Plainfield o di avere notizie di Evelyn Hartley, 15 anni, scomparsa il 23 giugno del 1953 a La Crosse, città natale di Gein.

 

Conferma invece di conoscere alcuni interessanti particolari sulla vicenda di Victor Tavis e Ray Burgess, due uomini che nel 1952 si fermano a Plainfield, ingaggiano Gein come guida per una battuta di caccia e poi scompaiono nei boschi della zona. Dopo una serie di mezze confessioni e ritrattazioni, il “macellaio di Plainfield” cerca però di far ricadere la colpa della morte dei due cacciatori su un vicino, ma nulla di veramente credibile emerge dalle sue dichiarazioni riguardo a quella storia.

 

La polizia, nonostante sia certa del coinvolgimento di Gein in molti omicidi, riesce a far accusare il sinistro campagnolo soltanto della morte delle due donne di cui sin da subito si è dichiarato colpevole.

Nessuna prova emerge invece in modo inequivocabile riguardo agli altri delitti. Di fatto, con due “soli” cadaveri sulla coscienza, Ed Gein non è un serial killer. Lo sceriffo Schely tanto si danna l’anima che durante un interrogatorio cerca di spaccare la testa a Gein con le sue mani, ma viene fermato appena in tempo.

 

Poi, una mattina, si sente male fuori dalla prigione e muore a soli 43 anni.

 

Nei mesi successivi le perizie psichiatriche impediscono il processo perché Ed Gein viene considerato non in grado di intendere e di volere e per questo passa dalla prigione al Central State Ospital di Waupun dove viene internato. E’ il gennaio del 1958 e in America questo macabro, folle assassino, è già diventato una specie di inquietante star, tanto che circolano un po’ovunque macabre filastrocche con lui come protagonista.

 

Si chiamano “geiner".

 

Dieci anni dopo il suo arresto, piuttosto inaspettatamente, il caso di Ed Gein torna nuovamente alla ribalta, quando alcuni giudici decidono di provare a processare di nuovo il “macellaio di Plainfield”.

Anche questa volta però la Corte non se la sente di trattare “Eddie” come una persona sana di mente, e nonostante le polemiche di buona parte dell’opinione pubblica, Gein viene nuovamente rispedito all’ospedale psichiatrico di Waupum.

 

Ed Gein ha 78 anni quando il cancro se lo mangia definitivamente.

E, a dispetto di quanto raccontato in The Texas Chiansaw Massacre, in vita sua non ha mai posseduto una motosega.

 



 

 

*Nota: Forse proprio perché leggendaria, la cronaca degli eventi riguardanti l’incredibile e agghiacciante storia di Ed Gein è piena di fonti che raccontano tutto e il contrario di tutto, compreso il fatto che abbia davvero riesumato il copro di sua madre per poi impagliarlo.La presente versione è stata redatta incrociando le ricostruzioni ritenute più autorevoli e complete. Ad ogni mondo non ha la presunzione di essere la verità nuda e cruda.





scritto da: Francesco Cortonesi, 12/11/2012


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