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ALMENO LA LOCANDINA!

Su Oltretomba così si racconta…

 

Mentre nel febbraio del 1963 Mosca ufficializzava definitivamente il ritiro delle proprie truppe da Cuba e i Beatles si preparavano  a far uscire il loro primo Lp “Please, please me”, BLOOD FEAST di Herschell Gordon Lewis giungeva nei tavoli della censura pronto a essere "accarezzato" dalle taglienti mani di forbice degli zelanti censori. I tempi però stavano cambiando.

 

Molti uffici che fino a qualche anno prima si erano occupati di passare a pettine ogni prodotto artistico americano  per eliminare quanto ritenevano non adatto a essere mostrato al grande pubblico, avevano chiuso i battenti. E i tagli, di quanti erano rimasti ad occuparsi della morale a stelle e strisce, si erano concentrati soprattutto sulle scene di nudo.


Alla fine degli anni 50, anche il terribile Ufficio Heyes con il suo celebre Production Code era stato costretto ad adeguarsi ai tempi. Per vent'anni,aveva letteralmente alimentato gente come il colonnello Jason S. Joy, che tra una sforbiciata e l'altra, adorava farsi fotografare in pose da duro con gli stivali d’ordinanza, B.O.Skinner, che chiedeva a gran voce la soppressione di tutti i film dell’orrore o ancor peggio il giornalista cattolico Jospeh I. Breen che era arrivato al punto di arrogarsi il diritto di modificare le sceneggiature o tagliare a suo piacimento i finali. Ma ora era finita. Del resto, la crescente produzione dei film stranieri che, in seguito al "caso Paramount", non erano vincolati al Production Code e le produzioni totalmente indipendenti, ormai in grado di far circolare di mano in mano copie non censurate che funzionavano semplicemente per “passa parola”,  avevano mostrato agli “inquisitori” che era di fatto diventato impossibile non cercare almeno di cavlacare l'onda.

 

Nonostante questo però probabilmente mai gli esaminatori subentrati alla “vecchia guardia” si sarebbero aspettati di trovarsi davanti la mattanza che proponeva BLOOD FEAST.  Eppure la direttiva principale del nuovo codice parlava chiaro: “occhio al sesso!”. Ma riguardo agli sbudellamenti, beh, nessuno o quasi fino a quel momento aveva preso evidentemente in seria considerazione la cosa.

 

Così, visto che su BLOOD FEAST il nudo c’era, ma era piuttosto velato, gli acuti revisori, colti di sorpresa, avevano pensato bene di concentrarsi nell’unica cosa che apparentemente rientrava nel codice che dovevano seguire: la locandina!

 

H. G. Lewis infatti a quanto pare, aveva inviato un flano in cui si vedeva il disegno di un uomo armato di mannaia impegnato fare a pezzi una donna in reggiseno e mutandine. Decisero così che era quello il “veramente troppo” su cui accanirsi. E tagliarono il disegno della ragazza dalla vita in giù!

 

Meno di tre mesi dopo BLOOD FEAST fu distribuito nei cinema. La strada al gore era ufficialmente aperta.

 

Proprio come il taglio sulla pancia di una ragazza

 



 





scritto da: Francesco Cortonesi, 04/09/2012


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