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Cristiano Saccoccia recensisce la trilogia di "Fear Street"!

La trilogia di Fear Street (199419781666) si è rivelata un'altra scommessa vincente della piattaforma Netflix che ha riciclato un topos ormai consolidato sia nella letteratura di genere horror che nella serialità dell'epoca degli streaming. Ovvero una storia con protagonisti dei giovanissimi (Young Adult), il cui setting è Shadyside, una città americana da cartolina, non una metropoli angusta o una località perduta.

 

 

Basti pensare alla narrativa anni '80, Richard Laymon che col suo Il Circo dei Vampiri imbastisce un teen horror nella cittadina provinciale di Grandville o allo stesso modo Joe Lansdale che chiude i suoi adolescenti nel tipico cinema all'aperto di un Texas polveroso e rurale nella Trilogia del Drive In. Il connubio tra infanzia e adolescenza è funzionale soprattutto sul piccolo/grande schermo, da pellicole come It a cult nerd e pop come Stranger Things. Operazioni nostalgia, estetiche patinate da una malinconia culturale, il bisogno di fuggire dalle città-mostri di cemento porta il pubblico a immedesimarsi in quei paradisi stereotipati del nostro passato. Poco importa se il nostro vicino di casa sia un brutale omicida, avete visto quanto è bello il giardino con la sua staccionata bianca?

 

 

Fear Street gioca proprio con questi ingredienti e nel carosello ultracitazionistico sa perfettamente che sta barando, inutile anche nascondersi dietro i romanzi di Stine, il papà dei Piccoli Brividi. Le pellicole Netflix si rivelano sempre più pop, più catchy e il risultato non è un mero prodotto di intrattenimento ma un riflesso del clima culturale che stiamo vivendo. L'esigenza imperante di dimostrare che PRIMA tutto era MEGLIO. Ovviamente ci ricordiamo tutti che è una menzogna, o non assurge a verità imperante.

 

 

Inutile negarlo, la produzione ha selezionato un cast di giovani attori che possono far impallidire molti adulti.  “Giovani”  andrebbe virgolettato visto che la protagonista della trilogia è la ventottene Kiana Madeira, ma si camuffa egregiamente nei panni della studentessa delle superiori Deena. Madeira porta alle pellicole una espressività brutale, dinamica, e un suo sguardo funziona come 100 pagine di script sulla caratterizzazione del personaggio interpretato. Ma andiamo con ordine.

 

 

Shadyside è una cittadina relativamene anonima, tranne per il fatto che ha dato i natali a numerosi serial killer statunitensi. Questo riferimento mi ha ricordato immediatamente la serie a fumetti Nailbiter edita in Italia da Saldapress e scritta da Joshua Williamson e Mike Henderson; in questa crime story a tinte horror la cittadina fittizia di Buckaroo ha ospitato tra i suoi abitanti ben sedici serial killer e ora è la capitale U. S. A. del Male. 

Fear Street 1994 inizia con un omicidio senza fronzoli, la nostra biondissima “final girl” (il primo topos brutalmente estromesso) viene massacrata da un altro adolescente vestito da scheletro, lo stesso vestito del nostro amatissimo Johnny Lawrence di Karate Kid (ebbene sì, se amate Daniel LaRusso siete persone malvage). Una cosa che ho apprezzato particolarmente è l'efferatezza della scena, le pellicole young adult (in particolare se si ispirano ai lavori di Piccoli Brividi) non presentano dosi eccessive di violenza, eppure Fear Street se ne sbatte e così abbiamo la nostra scream queen stesa a terra in un lago di sangue mentre il suo “aspirante fidanzato” le ha ispezionato le viscere con un coltello.

 

 

In tutto questo, come era successo a Stranger Things, è l'ambientazione a mettere lo spettatore in una irrinunciabile comfort zone da cui osservare le budella volare in aria, mentre colori e musiche degli anni '90 lambiscono le nostre membra stanche. Anni '90 che non fungono da spartiacque temporale anonimo ma funzionano benissimo nell'horror perché tra 1986 e 1996 il revival della letteratura splatterpunk aveva connaturato la fine del ventesimo secolo con una sua matrice anarchica. Lo splatter si colora di critica sociale, di intenzioni contro-culturali e soprattutto dà voce agli outsiders e Fear Street è un manifesto (per quanto pop ed edulcorato) proprio di quel periodo. Da un lato abbiamo una emancipazione sessuale femminile e LGBT: Deena è una ragazza omosessuale ma anche un tipo ben lontano dalle fragili white lady del modello americano. Una vera badass woman, che possiamo tradurre come "una bastarda cazzutissima". Gli anni '90 rappresentano anche un lasso temporale importante per la letteratura fantascientifica, della rivoluzione della freak generation, i primi sobillatori dell'ordine social attraverso i computers, le reti telefoniche, il mondo interconnesso. A questo tema si aggancia la figura del fratello di Deena, il nostro Josh è un vero nerd ante litteram appassionato di chat, forum segreti e teorie complottiste, guru dei macabri omicidi di Shadyside. Se le “neo-categorie” nate dal calderone degli anni '90 (ovvero la badass woman queer e il nerd) sono i motori trainanti della storia c'è da soffermarsi anche sui coprotagonisti che non si limitano a funzionare come spalle comiche e di intrattenimento ma sono il simbolo di un'America culturale vivisezionata. La morte di questi personaggi ci fa capire immediatamente che il film non prevede una plot-armor, niente e nessuno può salvare queste figure carismatiche dalla morte certa, e gli sceneggiatori sono infami perché ci danno il tempo per affezionarci a loro, e badate bene non è un caso che essi siano i modelli più arretrati di rappresentazione, ovvero la ragazza bella/chearleeder e il ragazzotto di provincia.

 

 

Ovviamente la storia non è solo uno slasher, non è uno storytelling caratterizzato da semplici assassini: la materia narrante si allarga, si deforma e al suo interno viene installato un laboratorio alchemico dove l'horror fantastico si fonde con un historical horror che non ha niente di invidiare a Le notti di Salem di Stephen King. Ogni cosa che veniamo a scoprire è connessa a una strega del XVII secolo, brutalmente assassinata dalla sua comunità  di ferventi fantatisti religiosi. Sarah Fier è la maledizione di Shadyside e farà di tutto per vendicarsi su coloro che vivono in città. Ecco perché quasi ciclicamente un pazzo compie una strage. Ma il fim come dicevo ha un suo afflato mitico, anzi leggendario e se ogni dettaglio è sedimentato nel passato la pellicola ruota intorno a narrazioni pregresse, molto bene orchestrate e che tutt'ora influenzano il 1994.  Infatti il “seguito”, Fear Street 1978 è un prequel ma in realtà espande tanto l'universo narrativo da funzionare come un sequel a tutti gli effetti.  Infine raggungiamo l'America aspra e desolata del 1666 con l'ultimo tassello della trilogia di Fear Street dove il cast del 1994 (e parte del '78) interpreta gli avi maledetti dei personaggi che abbiamo conosciuto.

 

 

Le atmosfere fotografiche sono perfette, si respira un vero clima da southern gothic statunitense (cfr. per i fumetti leggete Grass Kings di Matt Kindt e L'Asina vide l'Angelo di Nick Cave, suona bene questo ragazzo), dove la religione non è solo una guida spirituale ma funziona da dogma comportamentale totale e gli anatemi di un fantatismo religioso e propositivo fanno a pezzi un'armonia fragilissima fatta di povertà e fango.

 

 

Finalmente tutto combacia: epica stegonesca, femminismo pop, satanismo e dark fantasy vengono miscelati benissimo, e a conti fatti la Trilogia di Fear Street è uno dei prodotti migliori degli ultimi tempi su Netflix. Devo rimarcare un assetto un po' confusionario nel finale, ma tutti i nodi vengono al pettine e lo spettatore non sarà per niente deluso di questo soggiorno mefistofelico negli inferni delle paure umane.



scritto da: Cristiano Saccoccia, 29/07/2021


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